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La malattia d’amore: amore come nevrosi in Saffo

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malattia d'amore nevrosi Saffo
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MEDAGLIONE CON BUSTO RITRATTO DELLA POETESSA SAFFO (I SEC. A.C.) MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE DI NAPOLI

“Tutto si è perfezionato da Omero e Saffo in poi ma non la poesia”(R.Pazzi)  

Saffo, la più antica poetessa della storia europea (seconda metà del VII secolo a.C.), fu originaria dell’isola di Lesbo. Il fulcro della sua vita – come della sua attività poetica – era l’ambiente del tìaso, un’associazione femminile da lei fondata e collegata al culto della dea Afrodite.

Esso, oltre all’aspetto rituale, costituiva il luogo in cui si compiva l’educazione prematrimoniale delle fanciulle dabbene. Saffo, non a caso, è essenzialmente poetessa d’amore: l’amore era per lei la sua lucida febbre, la celestiale arsura che “faceva scolorire come erba assetata”, che “riempiva di miele e di fiele”, “amore dolceacre”. 

Possedeva i segreti dell’amore, tanto che in un epigramma attribuito a Platone così è detto di lei: Nove, le Muse, dicono certi: sbaglio meschino. Eccola: è lei, Saffo di Lesbo, la decima Musa!”.

Frammento 31 V: amore e nevrosi

È proprio la poetessa di Lesbo a dirci (poi frequentemente trattato in epoca ellenistica e dai poeti latini) nel frammento 16 LP: “tu mi cuoci”. In poche parole Saffo è in grado di riportarci all’essenza dell’amore, un fuoco vivo, che sconvolge l’essere umano così come ci mostra nel ben più noto frammento 31 V. Tale frammento è una lezione sui patemi dell’eros, una ricognizione a caldo di una tempesta sentimentale. Nell’incipit troviamo una donna, probabilmente allieva della stessa Saffo, in intimità con un uomo.

La scena, apparentemente romantica, scombussola l’animo della poetessa, che somatizza così il turbamento amoroso:

” [..] Questo mi fa palpitare il cuore nel petto. Non appena ti vedo non esce più alcun suono, ma silenziosamente la lingua si è spezzata e subito un fuoco sottile scorre sotto la pelle, con gli occhi non vedo più niente, ronzano le orecchie, un sudore freddo fuoriesce, un tremito mi prende tutta, più verde dell’erba sono, e mi sembra che poco mi manchi ad essere morta [..]”      

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La proposta, Sir Lawrece Alma Tadema

Il passo in questione ci viene tramandato dall’ Anonimo del “Sublime” che sostiene (X,2):

“Non ti senti affascinato dal fatto che nello stesso momento esplora l’anima il corpo, le orecchie la lingua, gli occhi la pelle, quasi appartenessero ad altri, separati da lei, e come attraverso contrasti insieme agghiaccia e brucia, sragiona ed è padrona di sé, è nel panico e va vicino a morire, al punto che, in lei, non emerge ben visibile una passione sola, ma un intreccio di emozioni? Tutto questo succede a chi è in amore.” 

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Saffo e Alceo, Sir Lawrence Alma Tadema

La fenomenologia dell’amore in Saffo

Lo scombussolamento di cui si parlava poc’anzi provoca, in Saffo, una vera malattia d’amore, i cui sintomi, come pennellate impressionistiche, si avvicendano ad uno ad uno nel fr 31 V: Tremito, pallore, sudore, improvvise vampate di calore sono solo alcuni, ma ciò che appare sconcertante è la somiglianza coi sintomi tipici dell’attacco di panico, codificati nel protocollo del Diagnostical and Statistical Manual of Mental Disorder (Washington, 1994).

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ILLUSTRAZIONE RAFFIGURANTE IPPOCRATE

E ancora nel frammento 47 C sempre Saffo dirà: “Eros mi squassa i sentimenti, come vento in montagna che su querce piomba”. Questa volta l’amore ha addirittura la forza distruttrice del vento, capace di abbattere anche gli alberi più robusti, con le radici ben salde al suolo così come gli esseri umani più forti, più razionali.

La paura che fa originare tali sintomi potrebbe essere dovuta in Saffo ad un forte stress emotivo. Tradizione vuole che essa fosse non gradevole d’aspetto, scura di pelle e bassa di statura e che, addirittura, per un amore non corrisposto (quello per il pescatore Faone) si suicidò gettandosi dall’alto della rupe di Leucade.

Il forte stress emotivo di Saffo, causa di questa nevrosi,  potrebbe essere collegato al suo aspetto esteriore e alle varie delusioni accumulate in seguito all’amore “lesbico” (dalla sua isola natale deriva questo termine che definisce attualmente l’amore omosessuale femminile) per varie allieve, le quali poi lasciavano la scuola in vista del matrimonio, oltre a vere e proprie defezioni a favore di un altro tìaso.

Trovandosi in una condizione di forte disagio psicologico, il corpo avrebbe aumentato i livelli di sostanze come l’adrenalina che aiutano il soggetto ad affrontare ciò che percepisce come pericolo. E la componente erotica che può provocare un tale stress, può essere vista da Saffo in poi come innamoramento.

Vi si trova, quindi, una stretta corrispondenza tra il frammento 31 e il Corpus Hippocraticum nei passi in cui Ippocrate, primo medico della storia, prende il vaglio delle “affezioni interiori” e delle malattie “dense”, provocate dal flegma corrotto. La malattia parte dalle gambe per risalire le viscere, fino ad arrivare improvvisamente dal ventre alla testa:

“[..] A causa della pesantezza (il malato) non può sentire in modo acuto le orecchie né vedere con gli occhi e molto sudore scorre nauseabondo, soprattutto quando il dolore lo possiede, e continua a scorrere di notte anche quando il dolore cessa, soprattutto di notte: il colore della pelle si presenta itterico.”

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Il “De morbo sacro” , opera in cui Ippocrate tratta di vari tipi di nevrosi

Nel trattato sulla “Malattia Sacra” inoltre afferma che a causa di questa inondazione di flegma: “subito il corpo rabbrividisce, senza poter parlare, non respira e il cervello si compatta e il sangue ristagna”.

Forse Ippocrate nel V secolo prese come exemplum proprio il carme di Saffo.

Anna Cioffi                                                                                                                                                                            

Bibliografia                             

Lirici greci Saffo, Alceo, Anacreonte e Ibico a cura di Giulio Guidorizzi, Oscar Mondadori, 2004

Saffo Poesie premessa di Roberto Pazzi, cura e traduzione di Ilaria Dagnini, Grandi tascabili economici Newton poesia, 2010

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