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Muse, smisurati sempre e comunque

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Band tra le  più amate del mondo i Muse sono riusciti, in meno di un ventennio, a mettere d’accordo, coniugando grande tecnica e sonorità decisamente easy listening, tanto gli esigenti amanti del rock alternative quanto il  pubblico mainstream desideroso di brani orecchiabili. Ben diversa invece  la reazione della critica, quasi sempre  scettica su ogni loro nuovo lavoro: in tal senso,  la pubblicazione di Drones, uscito lo scorso 8 Giugno, con tutta probabilità non farà che dividere ulteriormente opinione pubblica e critica. Ma  cerchiamo di capire le cause di questo amore/odio.

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Muse: origini di un successo

Partiamo da quelli che, ad oggi, sono gli unici lavori apprezzati dalla critica e che hanno donato alla band di Teignmouth la prima cerchia di fan fedelissimi − gli stessi che ora cambiano stazione quando alla radio passano Follow Me o Panic Station (sigh) − ovvero il disco d’esordio Showbiz e, soprattutto, Origin of Simmetry. Entrambi gli album furono prodotti da John Leckie, famoso per aver condotto alla realizzazione pure di The Bands dei Radiohead e di Storm in Heaven dei Verve: la mano del produttore si riconosce in ogni brano. Uno, Muscle Museum, New Born e Plug in Baby, oltre ad essere tra  i brani più amati dai  fan dei Muse, riassumono perfettamente il sound di quei primi anni: le atmosfere malinconiche tipiche dei primi lavori proprio dei Radiohead e influenze classiche supportate in maniera convincente  da potenti riff e dal proverbiale  falsetto del leader Matt Bellamy. I primi segnali di allerta e i primi passi falsi arrivano con Absolution. Il terzo album in studio consolida ancor di più la fama dei Muse, ma il cambio di produzione (Rich Costey ex produttore dei Rage Against The Machine) non giova al sound della band. Nonostante lì’immenso successo di Time Is Running Out e di qualche brano interessante come Hysteria, il disco è ricco di brani che sembrano più che altro essere stati scartati dal precedente Origin Of Simmetry.

Black Hole and Revelation, inizio di un’involuzione

Black Holes and Revelation del 2006 ottiene un successo commerciale persino superiore ad Absolution e consente ai Muse di partecipare al Rock am Ring con altre band internazionali. Ma se in chiave di vendite l’album è un successo, anche stavolta la stampa storce la bocca. Black Holes and Revelation può considerarsi l’album pone tra i Muse che furono, non sempre perfetti ma a modo loro originali, e i Muse che saranno, ovvero una sorta di band-ibrido che attinge a piene mani da qualsiasi genere musicale conosciuto. Dallo Space Rock di Floydiana memoria (Knight of Cydonia)  alla musica Barocca, passando per  il nuovo R’n’B (Undiscolsed Desires) alla Timbaland e non disprezzando persino le sonorità Dubstep (Unsustainable).

The resistance e il declino dei Muse

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Con il concept-album The resistance (in cui  neanche la tematica Orwelliana riesce a fare da collante tra i diversi brani ) e, soprattuto, con il successivo  The 2nd-law i Muse, liberi per la prima volta dalle catene di un produttore discografico, si affidano completamente alla vulcanica personalità del suo leader. Il risultato è un boom di vendite e una notorietà mai raggiunta prima da Bellamy e soci ma, tanto la critica – fin lì sempre disposta a dare una nuova chance al trio – quanto i fan di vecchia data, che li accusano (a torto) di essersi venduti, restano delusi. In realtà i Muse, a differenza di molti altri loro illustri colleghi, non hanno abbandonato una piccola casa discografica indipendente per passare ad una major. Piuttosto hanno seguito quella che potremmo chiamare la ” trada dei Radiohead”, iniziando ad autoprodursi dopo aver raggiunto grande notorietà. E se autoprodursi è sinonimo di completa libertà di espressione, se ne deduce che quelli degli ultimi due  lavori sono i veri Muse e il risultato di questa “involuzione” è da imputare solo a loro. In fondo, fin dai primissimi lavori il più grande difetto dei Muse è stata la mancanza totale di un equilibrio e di misura trovate in parte solo grazie alle mani sapienti di esperti produttori. Quale sarà dunque il prossimo passo dei Muse?  Difficile dirlo, ma c’è da scommettersi che sarà comunque smisurato!

Juri Accardo

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