Home Storia moderna Età delle scoperte (1500-1600) Italiani, un popolo di imbroglioni

Italiani, un popolo di imbroglioni

1767
Imbroglioni

Gli italiani non hanno mai goduto di buona fama all’estero: siamo considerati da molti come un popolo avvezzo all’arte del raggiro e dell’imbroglio, ma in passato questa particolare abilità non era poi tanto deprecata.

Il Perfetto Mercante:

Italiani
Frontespizio dell’edizione del 1675 de “Le parfait negociant: ou istruction generale pour ce qui regarde le commerce des merchandises de France, e de pays etrangers”.

Nel 1675 veniva dato alle stampe “Le parfait négociant”, un trattato di economia firmato dal mercante e funzionario francese Jacques Savary.

In esso, nella sezione dedicata alle virtù e ai difetti dei vari popoli, egli scrive: “Se c’è un posto al mondo in cui si profili qualche possibilità di guadagno, potete star certi che vi troverete un genovese”.

Gli Italiani: abili mercanti o detestabili imbroglioni?

Trovarsi “nel luogo giusto al momento giusto” era già di per se un’ottima qualità agli occhi di un mercante come il Savary, ma gli elogi non erano finiti lì:

Quando gli italiani stipulano un contratto fanno sovente uso nei documenti relativi di termini ambigui usando anche parole con doppio significato così che all’occorrenza possono interpretare il testo a loro vantaggio […] Costoro sanno maneggiare così bene i loro affari che i loro capitali non restano un sol giorno inattivi […] Se vendono una mercanzia e non ricevono il pagamento al momento dovuto, rinnovano il credito di tre mesi e caricano un interesse che è il più elevato sulla piazza […] se gli si domanda un’ulteriore dilazione di pagamento caricano gli interessi non solo sul principale ma anche sugli interessi Italiani

In poche parole, gli italiani erano ammirati dal Savary per la loro abilità nel mondo dell’usura.

Ma non tutti vedevano di buon occhio questa “qualità”.

I pericoli dell’usura

I cortigiani di Edoardo I, re d’Inghilterra dal 1272 al 1307, riuscirono a convincere il monarca ad esiliare i banchieri fiorentini della compagnia dei Frescobaldi, principali creditori della corona inglese; chiaramente esiliati ma non rimborsati.

Il motivo di tanto astio era l’invidia nei confronti dei fiorentini, che erano stati in grado di ottenere tanti privilegi in cambio della concessione di tanti e generosi prestiti: amministrazione in esclusiva delle miniere di argento di Devon, percezione dei redditi reali in Irlanda, raccolta dei diritti di dogana nei porti inglesi, etc..etc..

Anche Filippo II di Spagna odiava i genovesi, sempre perché costretto a prendere continuamente in prestito da loro grandi somme di denaro, finendo più volte, tra il 1550 ed il 1650, in stato di bancarotta, anche a causa degli enormi interessi maturati sui precedenti prestiti.

Ma l’astio più tenace e violento era senza alcun dubbio quello provato da Re Luigi XIV nei confronti dei Genovesi:

Sua maestà non vuole far pace con i Genovesi, ma li vuole tutti per morti et fare a suo potere che non si conosca più dove sia stata quella città

Ed effettivamente alle parole seguirono i fatti, come testimonia il bombardamento navale di Genova del 1684.Italiani

 

Mario Sanseverino

 

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