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Super acceleratore del Cern riavviato lo scorso weekend

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La nota usanza di donar uova come dono pasquale è legata al fatto che questo tempo è legato alla rinascita dell’uomo nuovo dalle spoglie dell’uomo vecchio. Non sembra quindi essere un caso che questa festa sia stata scelta come termine ultimo per riavviare l’LHC, il super acceleratore del Cern di Ginevra. Una data precisa non era stata data, ma il super acceleratore avrebbe dovuto ritornare operativo tra sabato scorso (4 aprile) e la giornata di ieri (6 aprile). E così è stato. Senza ulteriori ritardi ieri, lunedì 6 aprile, il super acceleratore è tornato in attività. Già entro giugno esso dovrebbe raggiungere il suo obiettivo: collisioni di particelle aventi un’energia mai raggiunta finora. Ben 13.000 miliardi di elettronvolt (13 Tev).

Qualche problema tecnico

Il super acceleratore sarebbe dovuto essere rimesso in funzione a marzo, dopo due anni di pausa, ma un piccolo frammento metallico aveva causato un cortocircuito. Il frammento, residuo della produzione dei magneti, aveva creato un contatto fra la struttura e le barre superconduttrici che portano la corrente ai magneti. Il problema principale era quello di rimuovere l’oggetto esterno senza dover aprire la macchina che era già stata portata a 271°C sotto lo zero. Infatti per aprire la macchina si sarebbe dovuto procedere al riscaldamento della stessa, processo che richiede almeno tre settimane, per poi riportarla alla temperatura di esercizio con un tempo di raffreddamento almeno altrettanto lungo. Cause simili avevano portato all’interruzione delle attività del super acceleratore nel 2007 e nel 2010. In quelle due occasioni però i frammenti metallici erano stati rimossi aprendo la macchina che ancora non era stata portata a temperature proibitive. Una briciola di pane era invece stata all’origine dell’interruzione avvenuta nel 2009.

Una sezione dell'LHC
Una sezione dell’LHC

“Abbiamo applicato una scarica di corrente nel punto in cui si trovava il frammento e in questo modo siamo riusciti a bruciarlo o a spostarlo”, ha detto all’ANSA Mirko Pojer, uno dei sette responsabili della preparazione dei circuiti superconduttori dell’Lhuc.

La macchina è stata attivata, dopo la pausa tecnica di due anni, con dei primi fasci di particelle in entrambe le direzioni nell’anello dell’acceleratore, all’energia di 450 miliardi di elettronvolt (450 GeV). I 27 km di anello sono stati percorsi in entrambe le direzioni con successo e solo dopo quest’ultimo test il super acceleratore è stato effettivamente considerato operativo.

Super accelerati verso il futuro

“Sono contentissimo come lo sono tutti qui al centro di controllo del Cern”

Così sono state commentate dal direttore generale Rolf Heuer le prime ore di funzionamento della macchina che ora si prefigge l’obiettivo di raggiungere i 13.000 miliardi di elettronvolt (13 Tev), ovvero una potenza circa doppia a quella che era stata raggiunta nel 2012 e che aveva portato alla scoperta del bosone di Higgs, fino ad allora soltanto teorizzato.

“Con la ripartenza di Lhc, l’avventura ricomincia, ci stiamo lasciando alle spalle il bosone di Higgs e ora si apre per noi una porta su un mondo che non conosciamo”, commenta Fernando Ferroni dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, l’ente che coordina la partecipazione dell’Italia al Cern di Ginevra e al progetto del Large Hadron Collider. “Confidiamo – aggiunge – che questa nuova esplorazione possa aiutarci a gettare un po’ di luce sulle componenti oscure dell’universo, ma speriamo anche in sorprese inaspettate. Le premesse sono delle migliori, non resta quindi che augurare buon lavoro all’Lhc”.

Siamo infatti ora a caccia di risposte sui quei tenebrosi misteri che i fisici chiamano materia ed energia oscure e che sono rispettivamente il 25% ed il 70% degli ingredienti dell’universo. Pertanto varchiamo ora le soglie di una nuova era per la fisica, speranzosi di trovar presto nuove risposte.

Francesco Orefice

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