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George Harrison, più che un Beatle tranquillo

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Harrison

Nasceva il 25 febbraio del 1943, a Liverpool, George Harrison, chitarrista dei Beatles che ebbe anche una grande carriera di solista, spesso immeritatamente meno riconosciuta di quelle dei suoi più famosi colleghi Lennon e McCartney. Egli fu definito the quiet Beatle a causa del suo carattere schivo e riflessivo, che lo portava a non sentirsi a suo agio tra le orde di fan che i Fab Four attiravano.

George Harrison

Questo suo modo di essere lo spinse ad intraprendere un’intensa ricerca spirituale a a scoprire così la religione, la cultura e la musica indiane: imparò quindi a suonare il sitar e inserì suggestioni indiane nelle canzoni che compose con i Beatles oltre che in quelle da solista. Inoltre organizzò nel 1971 Concert for Bangladesh, un evento benefico contro la guerra tra India e Pakistan, che avrebbe portato alla pubblicazione dell’omonimo disco live.

George Harrison fu dunque un’importante figura della scena mondiale, non solo dal punto di vista strettamente musicale: tramite la sua musica, infatti, egli cercò di avvicinare i suoi ascoltatori alla ricerca della spiritualità, diffondendo anche la musica e la cultura indiana, portando per esempio alla fama il musicista Ravi Shankar.

George Harrison: i debiti coi Beatles

Nonostante nei Beatles George Harrison fosse stato inizialmente messo in ombra da John Lennon e Paul McCartney, che tendevano ad escludere gli altri due membri del gruppo dalla composizione dei brani, il suo contributo fu indubbiamente fondamentale. Anche grazie a lui, infatti, la band si evolse dallo skiffle degli inizi, genere che fu alla base della formazione musicale di Harrison stesso, al suono più maturo e complesso degli ultimi album (i Quarrymen del link altri non sono che George Harrison, Paul McCartney e John Lennon prima di fondare i Beatles).

George Harrison

Il suo primo brano fu Something (Abbey Road) e, dal 1966, George Harrison cominciò a comporre per sitar, a partire da Love you to dell’album Revolver; avrebbe poi convinto il gruppo a sospendere i tour e intraprendere un viaggio in India. Fu da questo momento che il suo contributo diventò ancora più importante per i Beatles: egli sviluppò una speciale tecnica per la chitarra, molto evidente soprattutto nel White Album. Questo disco contiene alcune delle canzoni più belle e famose scritte dal chitarrista, come While my guitar gently weeps e Here comes the sun. Nel frattempo, furono pubblicati due album da solista, tra cui Electronic sound, composto da due brani che esploravano la musica elettronica.

La carriera da solista e i Travelling Wilburys

Allo scioglimento del gruppo, nel 1970, George Harrison incise All things must pass, considerato il suo capolavoro, che esprime quelle tematiche spirituali a lui tanto care, come in My sweet Lord ( trovatasi al centro di polemiche, a causa della sua straordinaria somiglianza con He’s so fine delle Chiffons). Il disco contiene numerose influenze differenti, dal blues di Out of the blue al rock ‘n’ roll di Thanks for the pepperoni.

Negli anni ’70 e ’80, George Harrison continuò a pubblicare album che, benché incontrassero un discreto successo, spesso non riuscirono ad attirare ascoltatori al di fuori della cerchia dei fan affezionati, eccezion fatta per Somewhere in England, scritto in occasione della morte di John Lennon. Di questo periodo sono Living in the material world (da ascoltare l’omonima Living in the material world) e Cloud nine, in cui troviamo la cover di Got my mind set on you, di Rudy Clark e James Ray, e Devil’s Radio. Inoltre, in questi anni Harrison co-fondò la Handmade Films che avrebbe prodotto, tra gli altri, i Monty Python.

Nel 1988 il chitarrista formò i Travelling Wilburys con Jeff Lynne, Bob Dylan, Tom Petty e Roy Orbison. Il pubblico apprezzò i due album (The Travelling Wiburys Volume 1 e Volume 3) incisi dal gruppo, che si sciolse però alla morte di Roy Orbison nel 1989.

Negli ultimi anni della sua vita, George Harrison si dedicò alla sua famiglia e ad ampliare l’album All things must pass. Inoltre, il 1991 lo portò in un tour del Giappone, da cui sarebbe nato l’album Live in Japan a cui avrebbe partecipato Eric Clapton.

Harrison muore il 29 novembre 2001 per un cancro al cervello e poco dopo verrà pubblicato il DVD di Concert for Bangladesh; inoltre, Martin Scorsese produrrà un documentario sulla sua vita, George Harrison: Living in the Material World, che ha visto la luce nel 2011.

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Gaia Giaccone

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