Gaiola: la maledizione del denaro?

La Gaiola è un’isola situata di fronte alla costa di Posillipo, a Napoli, così denominata dalle cavità che caratterizzano il litorale.

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L’isolotto della Gaiola

Gaiola, tra sventure antiche e magia

In origine l’isola era conosciuta con il nome di Euplea (Afrodite Euploia, patrona della navigazione) per un tempio dedicato alla dea, come testimonia Jacopo Sannazaro: “Pausylipus totidem vitreis Euploea sub undis servat adhunc” (“Posillipo conserva tuttora altrettante Euplea sotto le (sue) onde limpide”).

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Venere nascente in un affresco di Pompei

Il nome Gaiola deriverebbe dal latino cavèa nella sua forma diminutiva caveòla, che presenta un duplice significato: il primo di cavità, recinto o gabbia; l’altro sta ad indicare la parte del teatro e dell’anfiteatro romani riservata agli spettatori. Il termine latino sarebbe passato alla forma dialettale caviòla ed, infine, a gaiòla , per intendere “piccola grotta”.

Altri orientano l’etimologia verso l’accezione cavèa = parte del teatro dove seggono gli spettatori con riferimento alla cavèa della vicina casa del crudele e ricco Publio Vedio Pollione, attivo sotto l’impero di Ottaviano Augusto. L’eques Pollione ebbe grande fama soprattutto per la sua crudeltà: allevatore appassionato di murene, si dice che, le nutriva con schiavi vivi mostratisi particolarmente maldestri. Lo stesso Imperatore ne fu inorridito a tal punto da rompere l’amicizia che li legava.

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Parco archeologico del Pausilypon, il teatro

Di certo, le storie che si sono tramandate nel tempo riguardo questo personaggio romano hanno contribuito ad avvolgere la Gaiola in quel velo di mistero e superstizione, che ancora oggi aleggia nell’aria salmastra dell’isolotto. E in questa atmosfera mistica va collocata un altro racconto che ha come protagonista un edificio romano semi-sommerso conosciuto come La Scuola di Magia. L’abate Panvini parlando del rudere romano, nel 1818, intendeva la Scuola come «un nobile edificio a forma di tempio». Stiamo parlando della famosa Scuola di Virgilio che, nella credenza di Serbi e Croati, era conosciuta come Vrzino kolo, ossia Cerchio di Virgilio, ove si apprendeva l’arte della negromanzia.

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Publio Virgilio Marone

Sulla figura di Virgilio Mago è interessante la descrizione di Matilde Serao in Leggende napoletane:

«Virgilio veniva da lontano, dal nord forse, dal cielo certamente; egli era giovane, bello, alto nella persona, eretto nel busto, ma camminava con la testa curva, e mormorando certe sue frasi, in un linguaggio strano che niuno poteva comprendere. (…) Onde fu detto Mago e molti furono i miracoli della sua magia.»

I miti riguardanti le abilità esoteriche di Virgilio Mago sono numerose, molte provengono dalla tradizione popolare. E proprio dalla vox populi si è diffusa una leggenda della Gaiola: si racconta che in questo luogo, ove si suppone fosse collocata la Scuola di Magia, il Vate insegnasse l’arte di preparare pozioni. Un giorno gli intrugli caddero in mare, dando luogo ad un potente maleficio che si abbatté su chiunque si trattenesse sull’isola per troppo tempo. Quindi, la serie di sfortunati eventi che ha colpito i proprietari dell’isolotto avrebbe le sue radici in questo “magico” episodio.

Il confine tra realtà e superstizione è tanto labile quanto accattivante, a tal punto da suggerire incredibili coincidenze. È la quinta dimensione, quella tra oscurità e conoscenza, nella quale ogni volta ci addentriamo quando parliamo di storie che sanno di leggenda. L’isolotto della Gaiola è un luogo misterioso, perfetto per calpestare il suolo di questa dimensione attraente. Soprattutto perché parliamo di maledizioni.

Una scia di sangue…blu

La storia della Gaiola si è tramandata nella tradizione popolare come testimone di fatti inquietanti, legati a morti sospette e ad infausti eventi.

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Ponte di Gaiola

La maledizione della Gaiola ha inizio nel 1820: il Regio Ingegnere Guglielmo Bechi riporta alla luce antichi edifici di epoca romana e fa costruire una villa panoramica sul promontorio; alla sua morte, nel 1871, la figlia decise di vendere i beni acquistati da un’asta a Luigi de Negri, che fece ampliare il corpo della villa maledetta. Il proprietario era un imprenditore noto all’epoca, fondatore della Società Italiana di Piscicoltura.

Tuttavia, la società fallì e de Negri dovette vendere l’isolotto a Nelson Foley, cognato dello scrittore Conan Doyle. Il nuovo padrone era un ingegnere a capo di un’azienda specializzata in cantieristica navale, che più tardi confluì nella Navalmeccanica, con il Cantiere navale di Castellammare di Stabia. Appellandoci alla “casualità”, una nave, l’incrociatore corazzato San Giorgio, che naufragò al largo della Gaiola, nel 1911, era stata costruita proprio dallo stabile di Castellammare.

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L’incrociatore corazzato San Giorgio

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Lo spirito di Lucietta

Coincidenza…che cominciò a dare corpo alla fama della Gaiola; una fama sanguinosa, il cui principio si registra intorno agli anni Venti, quando l’isola fu acquistata dai tedeschi Otto Gruenback, medico, e Hans Braum, commerciante di essenze profumate. Durante una notte tempestosa, Elena Von Parish, moglie di Braum, cadde dalla teleferica che collegava l’isola alla terraferma e annegò. Il mare consegnò il corpo a Santa Lucia. La mattina seguente Braum fu trovato suicida nella villa e Gruenback si tolse la vita poco dopo, in Germania. Si dice durante le notti di tempesta è possibili udire i lamenti dello spirito di Lucietta.

La scia di sangue blu continua con la morte del successivo proprietario, Maurice-Yves Sandoz, rampollo della dinastia di industriali di prodotti farmaceutici, il quale, convinto di essere in bancarotta, si lanciò dalla finestra di un manicomio svizzero, nel 1958.

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Gianni Agnelli, l’Avvocato

La bancarotta, stavolta reale, colpì il barone Paul Karl Langheim, che sperperò il suo patrimonio in lussuosi festini, animando la vita notturna di Posillipo.

Subentrò negli anni Settanta l’avvocato Gianni Agnelli. Tuttavia, la Mietitrice che non perdona, risparmiò il proprietario, ma portò con sé il figlio Edoardo, con l’inspiegabile omicidio/suicidio.

Agnelli si liberò presto della villa, che fu acquistata dal finanziere del petrolio Jean Paul Getty, il quale subì il rapimento del nipote e il fallimento della sua società di assicurazioni.

Un’altra vittima insigne fu Gianpasquale Grappone, magnate, creatore della Lloyd Centauro, che assistette alla fine del suo impero miliardario e fu coinvolto nel dissesto della Banca di Credito campana.

La Gaiola ha segnato il destino di numerosi personaggi illustri, vittime di quella maledizione del denaro nell’atmosfera scintillante del jet set napoletano: la Posillipo lussureggiante, la cui strada dissestata ricorda tanto la distanza tra il bel mondo dei privilegiati e la realtà concreta dei vicoli di Napoli, come sottolinea lo scrittore napoletano Braucci.

Giovannina Molaro

Bibliografia:

Misteri, segreti e storie insolite di Napoli, A.Palumbo – M. Ponticello, Newton Compton Editori

Sitografia:

http://www.napolislow.com/Gaiola.htm

Napoli, la Gorgone nascosta della Gaiola