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Colapesce: musica e virtù della timidezza

Colapesce, nome d’arte di Lorenzo Urciullo, sarà al Lanificio 25 la sera dell’11 aprile. Conosciamo meglio il giovane e timido talento della musica italiana. 


egomostro

C’è uno spazio della musica in Italia – come in ogni parte del mondo – che non riesce ad arrivare al grande pubblico e rimane di nicchia. Molto spesso si tratta di un genere particolare, tra l’ambizione e la presunzione che spesso caratterizza i gruppi indie italiani, ma c’è anche un substrato di timidezza, se vogliamo definirla così, che caratterizza la musica di Colapesce.

Colapesce, pseudonimo di Lorenzo Urciullo, classe 1983, ragazzo siciliano che prende il nome d’arte dalla cosiddetta leggenda di Colapesce, di cui si conoscono varie versioni: spiccano quella napoletana e soprattutto quella siciliana − la più famosa − riportata anche da Italo Calvino.

Colapesce secondo la leggenda…

La leggenda narra, nella versione più nota,  di un certo Nicola (Cola di Messina), figlio di un pescatore, soprannominato Colapesce per la sua abilità nel muoversi in acqua; di ritorno dalle sue numerose immersioni in mare si soffermava a raccontare le meraviglie viste e, talvolta, a riportare tesori. La sua fama arrivò al re di Sicilia nonché imperatore Federico II di Svevia che decise di metterlo alla prova: il re e la sua corte si recarono pertanto al largo a bordo di un’imbarcazione e buttarono in acqua una coppa che venne subito recuperata da Colapesce. Il re gettò allora la sua corona in un luogo più profondo e Colapesce riuscì nuovamente nell’impresa. La terza volta il re mise alla prova Cola gettando un anello in un posto ancora più profondo ed in quell’occasione Colaspesce non riemerse più.

Nella versione napoletana Cola (Nicola) Pesce o Pesce Nicolò è un ragazzo maledetto dalla madre per le sue continue immersioni. Finisce per diventare esso stesso pesce e a squamarsi. Cola cercava rifugio nel mare, usando il corpo di grossi pesci dai quali si faceva inghiottire, per uscire all’arrivo tagliandone il ventre. Raffaele Viviani  nel 1936 dedicò una poesia a questa storia che trae origine dalla mitologica figura di Nettuno.

… e secondo Lorenzo Urciullo

Abbandonando la digressione sul valore storico del nome d’arte, Colapesce è al suo secondo album, l’ultimo uscito a Gennaio, Egomostro, che segue quello d’esordio (2012) dal nome un meraviglioso declino.

Mentre un meraviglioso declino si presenta come un album intimista, con un folk ricco di malinconia ma allo stesso tempo originale ed elegante, Egomostro smentisce chi voleva un proseguimento di questo percorso, ma rafforza la componente ritmica. Maggiore la varietà di strumenti, le canzoni sono più dure, più concrete ed arretra la componente malinconica. Una durezza che – come si capisce dal titolo dell’album − vogliono uccidere il mostro dell’Ego che attanaglia l’animo dell’italiano medio e dell’artista medio ma non Colapesce, che sembra vivere in un particolare stato di timidezza. Vuole mettersi in gioco con questo album, ma il risultato è sorprendente e la critica musicale italiana è all’unanimità incredula che Egomostro sia un prodotto che faccia cantare poche centinaia di persone e non le migliaia che meriterebbe.

Si presenta dunque una rara occasione da non perdere, quando Colapesce con la sua band delizierà il Lanificio 25 nella notte dell’11 Aprile. Evento consigliatissimo per chi cerca novità nel panorama italiano. Vi proponiamo qualche canzone di Colapesce per farvi un’idea. Da cliccare assolutamente il video ufficiale di Maledetti Italiani.

http://https://www.youtube.com/watch?v=04UhXmN31xk

http://https://www.youtube.com/watch?v=dmUcTmTcMTY

Diego Sbriglia

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