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Blues moderno: i migliori cinque bluesman degli anni 2000

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Bluesman in una Juke JointDalle fatiscenti e rumorose Juke Joint del Tennessee ai lettori Mp3 di tutto il mondo: è questo il tortuoso cammino percorso dal Blues che ha affrontato un secolo di  innumerevoli innovazioni e variazioni, mescolandosi  con altri generi musicali fino alla definitiva esplosione, negli anni ’60, dell’immortale blues-rock. Naturalmente in questo tempo ad uscirne profondamente trasformata è stata sopratutto soprattutto la figura del Bluesman, un tempo ex-schiavo afroamericano che trovava nel canto e nella musica un rifugio dalla propria sofferenza (dall’espressione “to have the blue devils” letteralmente: avere i diavoli blu, deriva la parola Blues).

Ma in un’epoca in cui la musica è sempre più nelle mani di Dj e delle case discografiche, c’è ancora chi, chitarra in spalla, porta avanti la causa del Blues? ovviamente sì, molto spesso in modo non convenzionale e adattandosi ai nostri tempi, e noi de La COOLtura abbiamo provato a selezionare (escludendo ovviamente mostri sacri del recente passato come Clapton, Hendrix o BB king) i 5 migliori bluesmen più moderni.

Bluesman #5: Hozier

Ma come Hozier?! quello di Take me to church? Ebbene sì, non fatevi ingannare dalla (peraltro bellissima) hit con cui il ventiquattrenne irlandese si è prepotentemente imposto nel  panorama musicale mondiale. L’omonimo disco di esordio di Andrew Hozier-Byrne ci mostra un ragazzo già maturo a dispetto della ancor giovane età, e in grado di calarsi all’occorrenza nella parte del perfetto Bluesman. From Heden e sopratutto To be alone sono pezzi in cui l’influenza blues è più evidente e in cui Il song-writer di Bray riesce a liberarsi del tutto della veste pop e incantare con l’ausilio della sola voce e chitarra. Vedere per credere:

Bluesman #4: Daniel Auerbach

Divenuto celebre come frontman dei The black Keys, Daniel Auerbach si è imposto nell’ultimo decennio, col suo socio Patrick Carney, come uno dei migliori esponenti del moderno Blues-rock unendo gli immancabili lick di chitarra a sonorità più tipiche dell’alternative. Le critiche di chi vede nel duo di Akron una flebile copia di quello che furono i White Stripes non sono mancate, ma il talento e le trascinanti  esibizioni dal vivo di Auerbach giustificano la sua presenza ai piedi del podio di questa speciale classifica dedicata ai Bluesmen.

Bluesman #3: Alex Britti

Sul gradino più basso del podio abbiamo inserito un artista che noi italiani conosciamo praticamente tutti per la sua, probabilmente discutibile, carriera di cantante pop. Eppure il cantautore romano è uno dei migliori chitarristi nostrani e tra i più apprezzati in europa per la sua capacità di spaziare tra le varie sfumature del Rock e, sopratutto, per la sua vena profondamente Blues. Se nei suoi lavoro in studio queste capacità sono quasi del tutto assenti, i concerti diventano per Alex un momento per dimostrare tutta la sua tecnica e abilità di improvvisazione. Questo Unplugged del 2000 ce lo mostra nella veste per cui  tutti dovrebbero conoscerlo: Quella di vero Bluesman.

Bluesman #2: John Mayer

In italia per ora è noto prevalentemente  per la sua relazione con la cantante Katy Parry, ma nel resto d’Europa e in particolare in patria, Lo statunitense è considerato un vero proprio Guitar Hero e uno dei talenti più puri del Blues elettrico. Dopo le prime esperienze Mainstream con l’uscita dell’album Continuum convince anche la critica e gli appassionati di  rock e blues, grazie alle diverse sonorità influenzate da musicisti come Stevie Ray Vaughan ed Eric Clapton. La sua immensa abilità come chitarrista, apprezzabile nel live Where the light is, lo porta tra l’altro ad esibirsi dal vivo con il più grande Bluesman vivente: B.B King

Bluesman #1: Jack White

Tra i vari artisti presenti in questa classifica è forse l’unico che ha fatto del Blues uno stile di vita. Il vulcanico Leader dei The White Stripes, The  Racounteurs e The Dead Weather non ha mai nascosto la sua passione per il Blues attingendo a piene mani dal repertorio dei vecchi Bluesmen degli anni ’20 e ’30, pur non rinunciando ad una sperimentazione sapiente che lo ha reso  contemporaneamente il più “classico” e il più all’avanguardia dei Bluesmen contemporanei. Se ci fosse bisogno di giustificare la prima posizione, terminiamo questa speciale classifica con una delle performance più suggestive del chitarrista di Detroit.

Juri Accardo

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