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Un viaggio alle origini della musica Blues

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blues BB King

Nel tentativo di raccontare la storia attraverso la musica e la canzone, attraverso le parole, le sensazioni e gli stati d’animo che quelle parole possono rievocare nell’ascoltatore, il passaggio sulla musica Blues è forse un passaggio obbligato, poiché il blues a differenza di qualsiasi altro genere musicale, non è solo musica e parole, ma è anche un decorso storico con una propria storia musicale, è un processo espressivo che parte dal Delta del Missisippi e giunge fino all’Europa, è un sistema simbolico ed espressivo oltre che un modello culturale al cui interno confluiscono riti e miti di un intero popolo.

Per capire bene il Blues e la sua storia, bisogna capire esattamente che cos’è il blues e soprattutto dove e quando il blues è nato.

BluesL’unica informazione certa sulle origini del blues riguarda il popolo che ha creato questa forma di espressione musicale, il popolo afroamericano, formato da schiavi ed ex schiavi, e il contesto storico in cui questo genere musicale sarebbe affiorato può essere collocato nello spazio e nel tempo lungo il Delta del fiume Missisippi e sul finire del XIX secolo, molto probabilmente negli anni che seguirono la guerra di secessione americana, mentre le prime registrazioni di musica Blues risalgono agli anni venti del secolo successivo, ma andiamo con ordine.

Non sappiamo esattamente dove e quando sia effettivamente nato il Blues, sappiamo che agli inizi del 1900 si utilizzava il termine Blues, la cui origine è molto probabilmente derivata dall’espressione “to have the blue devil” utilizzata fin dal XVI secolo per indicare uno stato mentale incline alla malinconia, ed essendo la malinconia una componente molto importante, per non dire centrale del blues, è molto probabile che qualcuno, non si sa bene chi o quando, abbia adottato questo termine, già in uso da secoli, per descrivere quelle sonorità che fino a quel momento non avevano un etichetta di genere, con un nome di musica blues.

La malinconia espressa nel blues non è certo la malinconia di chi ha avuto una giornata storta, ma è qualcosa di molto più antico e molto più profondo e che penetra fin nel profondo dell’animo umano, si tratta di una malinconia derivata dall’angoscia di un popolo oppresso, formato da schiavi e successivamente da ex schiavi, separati contro la loro volontà dalla propria terra e dalle proprie famiglie, costretti a subire abusi e soprusi, costretti a vivere in schiavitù e una volta uomini emancipati avrebbero per molti di loro, libertà significò continuare a lavorare per gli ex padroni, facendo i conti con discriminazione e segregazione.

Il Blues è l’angoscia di un popolo in transizione, che dopo un esodo si adatta alla propria nuova terra, condivisa con altri popoli e costretti a vivere in una nuova cultura in cui quel popolo è stato catapultato, questo tuttavia non implica una rinuncia alla propria cultura d’origine, quella africana, non implica una rinuncia al proprio sistema di propri valori, alle proprie pratiche sociali e religiose, ma al contrario, ne crea di nuove, integrando la propria cultura originale con quella del luogo in cui sono stati catapultati e da questa miscela di culture sarebbero nati non pochi attriti, ma anche uno dei generi musicali più espressivi esistenti.

Vi è quindi un’origine africana del blues, se bene non sia effettivamente l’Africa il luogo in cui il blues è nato, ma grazie al ricordo della terra d’origine e grazie al ricordo delle sue musiche ed i suoi ritmi, tramandati di madre in figlio per intere generazioni vissute nelle piantagioni, è giunta fino al XIX secolo creando le premesse stilistiche del blues, la cui forma originale a noi è sconosciuta poiché le prime registrazioni risalgono agli anni venti, ma di cui ci sono pervenute non poche testimonianze che convergono nel descriverlo uno stile primitivo e rudimentale altamente malinconico ed espressivo.

Mamie Smith Crazy BluesSul luogo effettivo in cui questo genere sia nato, al pari di ogni altra forma d’arte, non si hanno indicazioni certe e il fatto che la prima registrazione blues di cui si abbia traccia, è il disco Crazy Blues, realizzato da Maime Smith e pubblicato dalla OKeh records nell’agosto del 1920, non ci aiuta ad identificare con precisione il suo luogo di nascita, ma possiamo affermare con certezza che, se bene Maime Smith non abbia inventato il Blues, perché come già anticipato, abbiamo numerose testimonianze di musica blues che precedono di molti anni, se non addirittura decenni, la pubblicazione di Crazy Blues, fu grazie a Maime Smith che il blues divenne in un certo senso un fenomeno di massa, oltre che culturale, che catturò l’attenzione dell’industria musicale e dei bianchi.

Fino al 1920 il blues era esclusivamente musica nera, e lo sarebbe rimasto ancora per diversi decenni, suonata dagli afroamericani per se stessi e per chi li ascoltava, ma in luoghi in cui non vi erano afroamericani, questa musica, con le sue espressioni e tonalità, non esisteva.

Dopo la pubblicazione di Crazy Blues invece, questo genere musicale si diffuse a macchia d’olio nell’intero paese, registrando diverse centinaia di migliaia di copie vendute. Il successo inaspettato di Maime Smith è dovuto molto probabilmente alla vasta distribuzione della popolazione afroamericana in tutti gli stati uniti e alla preesistente cultura blues.

Una delle prime e più celebri testimonianze riguardanti la musica blues prima del 1920 ci arriva da W.C. Handy, considerato da molti come uno dei padri del blues. Handy era un musicista, un trombettista, trasferitosi a Clarcksdale nel Mississippi per diventare direttore di un orchestrina locale, e questo trasferimento lo avrebbe messo in contatto con quel sound che avrebbe cambiato radicalmente la sua vita.

Nella sua autobiografia Handy racconta il suo primo incontro con la musica blues. Ci parla di una sera in cui, tornando a casa, si ritrovò bloccato nella stazione di Tutwiler, dove aspettava un treno in ritardo di circa nove ore, mentre era lì racconta di essersi addormentato e di essere stato svegliato dal suono di una chitarra, il suono che sentì viene descritto come un suono molto strano, il più strano che avesse mai sentito.

L’uomo che suonava quella musica era un afroamericano e accompagnava quella strana musica con dei versi che si ripetevano per tre volte a cui faceva seguito una sorta di risposta della chitarra, e il suono emesso della chitarra era “molto umano e triste”. Questa particolare sonorità era data dalla punta di coltello che veniva usata per far vibrare le corde, nello stesso modo con cui i musicisti hawaiani suonano i loro ukulele, emettendo tuttavia un suono, anzi, un sound, totalmente differente.

Blues W.C. Handy

Nei suoi tre versi l’uomo ripeteva la frase “Goin’ where the Southern cross the Dog”, Handy racconta di non aver compreso immediatamente il significato di quei versi e di aver chiesto delucidazioni all’uomo che rispose soltanto un sorriso, successivamente seppe che la destinazione di quell’uomo era Moorehead, una località in cui si incontrano due linee ferroviarie, la Southern e la Yazoo & Mississippi Valley, da tutti chiamata “the Yellow Dog”, capendo così che l’uomo stava semplicemente cantando la sua attesa del treno per Moorehead, e nel farlo improvvisava una strana musica.

Qualche settimana più tardi Handy, sempre nella sua autobiografia, racconta di aver ascoltato per la prima volta una blues band in azione che, su richiesta del pubblico si alternava alla sua orchestra e al termine dell’esecuzione, secondo il racconto di Handy, i trio di musicisti blues fu sommerso da una cascata di monete. Questo aneddoto molto celebre della vita di W.C. Handy racconta un passaggio fondamentale per la sua carriera artistica, che da quel momento in poi avrebbe subito una svolta radicale, permettendo al musicista di comprendere “la bellezza di quella musica primitiva” di cui sarebbe diventato presto un compositore tra i più celebri e importanti, al punto da essere definito “il padre del blues”.

Risalenti allo stesso periodo della testimonianza di Handy ci sono numerose altre testimonianze, una in particolare venne pubblicata sul “the Journal of American Folklore”.

Questa testimonianza, a differenza della precedente, non ci giunge da un musicista, ma da un archeologo chiamato Charles Peabody, il quale, nel 1903 fu inviato dalla Harvard University a compiere una serie di scavi nei pressi della piantagione Stovall, nella contea di Coahoma, sempre nello stato del Mississippi e non troppo lontano da Clarcksdale. Durante lo scavo Peabody fu colpito dal fatto che gli operai assunti per lo scavo, prevalentemente uomini di colore, accompagnavano il loro lavoro eseguendo alcuni canti, particolarmente ritmici e totalmente improvvisati, in cui fraseggiavano versi di carattere generale e che venivano intonati su una melodia più o meno vaga, in cui i versi si ripetevano secondo quello che sembrava uno schema preciso.

La particolarità dell’evento colpì l’archeologo al punto da spingerlo a trascrivere alcune di quelle strofe e, ad oggi, quelle trascrizioni rappresentano una delle più antiche trasposizioni scritte di musica blues delle origini.

Nell’articolo pubblicato sul Journal of American Folklore, si ipotizza che questa pratica fosse un eredità del lavoro svolto dagli schiavi nelle piantagioni e se bene nel 1903 quel canto fu descritto come musica blues, ai tempi del lavoro nelle piantagioni questo termine non era ancora in uso e quei canti erano indicati molto probabilmente come canti da lavoro, utilizzati per scandire il ritmo del lavoro.

Una terza testimonianza ci giunge da Gertrude “Ma” Rainey, una delle cantanti blues più importanti della storia. Rainey racconta di essere entrata in contatto con il blues nel 1902, mentre si trovava in Missouri con i Rabbit Foot Mistrels. Durante la loro permanenza in Mississippi Rainey ascoltò un brano che successivamente decise di inserire nel proprio repertorio e quando qualcuno le chiedeva che musica fosse, era solita rispondere “this is blues!”.

Vi sono poi innumerevoli altre testimonianze, che collocano il blues delle origini lungo il delta del Mississippi e un po ovunque vi fosse una qualche comunità di afroamericani ed ex schiavi. In questo senso è particolarmente interessante la testimonianza di Bunk Johnson, uno dei primi Jazzisti, in attività tra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX, che ricorda di aver ascoltato per la prima volta la il blues quando era poco più che un ragazzo, intorno al 1880, quando era il pianista di Eubie Blake, ma la particolarità della testimonianza di Johnson è che il suo primo incontro con il blues avvenne a Baltimora, a molte miglia di distanza delta del Mississippi.

blues brothersTrovare una data e un luogo esatto in cui collocare effettivamente la nascita del blues probabilmente è impossibile. Di certo le sue radici sono ben salde nella cultura afroamericana della seconda metà del XIX secolo, in quel mondo fatto di ex schiavi, che avevano ancora ben salda nella memoria il ricordo della vita in catene nelle piantagioni. Prima d’allora, il blues aleggiava sulle piantagioni di zucchero, di cotone ecc, nel sud degli Stati Uniti, probabilmente con un nome diverso, probabilmente senza nome.

Fonti bibliografiche

V.Martorella, Il Blues, Einaudi, Torino 2009

D.Sparti, Musica in nero: il campo discorsivo del Jazz, Bollato Boringhieri, Torino 2007

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