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Zubin Mehta su Napoli come una meteora

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Se a qualcuno fosse malauguratamente capitato di non sapere che Zubin Mehta è stato a Napoli negli ultimi quindici giorni, dovrebbe affrettarsi – ora che lo sa! – ad acquistare i biglietti per una delle due restanti repliche del Tristano e Isotta, in scena al Teatro San Carlo; se poi vi accadesse di non sapere proprio chi è Zubin Mehta, allora vi toccherebbe leggere questo articolo – occupazione non allettante quanto la prima, lo concedo.

Zubin Mehta, questo sconosciuto

Uomo di buone maniere – forse un po’ freddamente cortese – e dal delicato senso dello humour, Zubin Mehta è uno dei più acclamati musicisti del nostro tempo. Più di tante parole parla la musica che ha diretto: sopraffino interprete di quella a cavallo tra XIX e XX secolo, da lui sono firmate alcune tra le migliori esecuzioni del repertorio sinfonico tardo-ottocentesco (primo fra tutti Gustav Mahler) e dell’opera wagneriana e pucciniana.

Direttore musicale della Israel Philharmonic Orchestra, direttore onorario della Münchner Philharmoniker e dell’orchestra del Maggio Musicale Fiorentino, con cui ha curato lo spettacolare allestimento di Turandot nella Città proibita (1998), con la sua bacchetta ha inaugurato le leggendarie performance de I tre tenori – Carreras, Domingo, Pavarotti – in occasione dei Mondiali di Calcio Roma ’90 alle Terme di Caracalla. Cinque volte direttore al concerto di Capodanno con i Wiener Philharmoniker, sua è anche la direzione per Tosca: nei luoghi e nelle ore di Tosca (1992), lungometraggio che, con la regia di Giuseppe Patroni Griffi e con le voci di Placido Domingo, Catherine Malfitano e Ruggero Raimondi, ancora oggi riscuote un vastissimo successo di pubblico.

Zubin Mehta
Zubin Mehta e i Tre tenori

Già famosissimo aveva preso in consegna da Pierre Boulez la New York Philharmonic Orchestra, divenendone il più duraturo direttore musicale (1978-1991), più dello stesso Gustav Mahler, di Arturo Toscanini e di Leonard Bernstein, che avevano ricoperto lo stesso incarico. Gli sono stati conferiti titoli onorifici in tutta Europa (è Cavaliere in Italia); porta la sua firma la stella al numero 1600 di Vine Street di Hollywood.

Zubin Mehta

Finalmente al San Carlo

Venuto dall’India diciottenne, prima ancora di arrivare a Vienna, dove avrebbe studiato, insieme a Claudio Abbado, con Hans Swarowsky, Mehta vide per prima Napoli tra le città dell’Occidente, e il San Carlo primo teatro in assoluto: e «che bel teatro!», ha aggiunto in una intervista pubblica concessa il 12 febbraio. Dopo molti anni e con molta pazienza, Zubin Mehta sarebbe finalmente tornato al Massimo napoletano, stavolta sul podio.

Come una cometa è passato su Napoli, portando con sé la sua arte e dispensandola alle realtà della città, che hanno recepito con fatica – ma con sforzo – gli input del Maestro. A cavallo tra le repliche di un Tristano e Isotta (qui recensito) sublime per musica, cast – internazionale – e direzione, ottimo per regia e scenografie, l’esecuzione della Terza Sinfonia di Mahler ha rappresentato l’evento più atteso della stagione sinfonica. Tra le partiture più impegnative del suo tempo, la sua esecuzione ha riscosso un successo di pubblico insolito per Napoli – per fortuna! –, se è vero che almeno domenica il Teatro ha visto le file dei palchetti piene fin su al loggione.

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L’esibizione è stata decisamente all’altezza delle aspettative: l’Orchestra, di cui il Maestro aveva elogiato l’impegno e la tenacia nei giorni scorsi, ha profuso tutto il suo talento nella titanica esecuzione di un’ora e mezza di musica ininterrotta per grande orchestra, con poderosi interventi del Coro femminile – diretto da Marco Faelli – e dello splendido Coro di voci Bianche – diretto da Stefania Rinaldi – nel cuore dei sei lunghissimi movimenti.

Zubin MehtaMagnifica e perfettamente a suo agio nel ruolo di contralto Lioba Braun, artista poliedrico che già aveva lavorato con Zubin Mehta a Firenze nel Tristano e Isotta dell’anno scorso nel ruolo di Isolde, commutato ora al San Carlo con quello di Brangäne. La sua voce, presente a sé stessa e dalla declamazione limpida e consapevole, si è mostrata, tanto in Wagner che in Mahler, all’altezza degli standard internazionali del Maestro.

Se lo sia stato anche il San Carlo, non sta a noi dirlo. Capita infatti con ben pochi Maestri che egli possa giudicare molto più di quanto non possa essere giudicato. L’appuntamento con Zubin Mehta, strappato al Maestro – pensate! – nel lontanissimo 2010, segna in ogni caso una tappa felice e importante per il nostro Teatro ma mette a bilancio più che mai la qualità dei suoi artisti e dell’amministrazione: bilancio traballante specialmente sotto il secondo aspetto, se consideriamo le cariche ancora vacanti, di direttore musicale e di sovrintendente, che non trovano chi le colmi.

La meteora di Mehta passata su Napoli ci ricorda dei tempi in cui il San Carlo non era fanalino di coda di altre realtà internazionali e convince tutti noi della certezza che qui la bella musica la si può ancora fare: basta volerla.

Antonio Somma

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