Joe Webb: il fascino retrò di collages moderni

Paper cuts” è il titolo non casuale scelto per la nuova esposizione di opere d’arte di Joe Webb nella prestigiosa sede londinese della Saatchi Gallery. Il termine inglese sta a significare letteralmente “tagli di carta”,  ed è proprio dalla carta, dal suo taglio, che la storia ha inizio.

Joe Webb
Giant Leap 2014

Joe Webb
The Cloud Eaters 2013

Joe Webb (1976) è un artista britannico, che vive e lavora in UK. Proviene dal mondo della grafica e il suo passatempo preferito è andare a scovare in piccole biblioteche di seconda  mano giornali vintage risalenti agli anni cinquanta, cosa ne fa poi è presto detto. Ne sfoglia le pagine alla ricerca di immagini che ritaglia, giustappone e incolla insieme. Lavoro esclusivamente manuale dunque, fatto di pochi oggetti, che egli definisce la sua personale opposizione anti-tecnologica. Nessuna manipolazione digitale, nessun ritocco o “maquillage” per ringiovanire. Anche i piccoli difetti sono parti integranti del fascino del fatto a mano. Del resto, fare il contrario significherebbe dare un aspetto completamente diverso alle opere, ovvero più lucido, più vivo, più patinato; e invece quello che egli desidera è mantenere intatta la natura vintage delle immagini, l’appartenenza ad un mondo non contemporaneo. Perché è proprio questa dicotomia tra vecchio e nuovo che risulta interessante, la presentazione di opere che sono già datate pur essendo completamente attuali.

Joe Webb
Stirring Up A Storm 2014

Joe Webb
Kissing Magritte 2012

Il suo immaginario prevede scene surreali, realtà impossibili da ricreare materialmente, dove ciò che non è appare, e che devono più di uno sguardo alle opere di René Magritte, sua principale fonte di ispirazione. A lui pensiamo nella serie di collages raffiguranti baci tra amanti dove l’uomo è una silhouette trasparente che si mimetizza con il cielo e di cui vediamo solo gli abiti e la bombetta (Kissing Magritte).

Joe Webb
Papering Over The Cracks II 2015

Le sovrapposizioni tra immagini diverse, a volte generano visioni umoristiche, di leggera presa in giro, divertenti, come ad esempio giganti sbattitori elettrici che provocano tempeste sulla terra con il turbinio delle fruste (Stirring up a storm), bambini che mangiano nuvole (Cloud eaters) o che fanno dell’universo il loro parco giochi (Giant leap), o maghi che estrapolano mondi dai loro cilindri (The Illusionist), a volte invece chiaramente polemiche.  Alla base di tutto lo scopo di raccontare una storia, una fantasia, di dare la propria interpretazione del mondo, di permettere a chi guarda di decifrare un messaggio o di farsene uno proprio. Le opere ruotano intorno al tema della famiglia, della guerra, delle calamità naturali, dell’infanzia, e ancora, intorno alla contraddizione di un mondo che è diviso tra chi vive nel benessere e chi invece nella povertà, chi lo distrugge e chi se ne disinteressa e lo ignora, come l’uomo che è intento ad incollare la carta da parati su uno sfondo dove si vede esplodere una bomba in “Papering Over The Cracks II”  o in ‘’Life’s a Beach”  in cui giovani in costume e di bell’aspetto chiacchierano sorridenti mentre alle spalle si avvicina un carro armato.

Joe Webb
Life’s A Beach 2014

 Forse a rifletterci, la scelta di attingere alla pubblicità degli anni cinquanta, non è del tutto casuale per l’artista, per le sue illustrazioni efficacemente iconiche, tese e a mostrare una visione ottimistica e un’immagine edulcorata della vita, fatta di semplici e solidi valori, nel susseguirsi di casalinghe intente a compiere lavori domestici, bambini rigogliosi che giocano, momenti conviviali davanti alla televisione e giovani e sensuali ragazze figlie di un’epoca di ritrovato benessere, che nascondono però anche il perbenismo, l’ipocrisia e il finto splendore di una società intera. Tutto materiale per l’umorismo soprattutto nero dell’artista, il cui metodo potremmo così definire: la ricerca di trasmettere messaggi sofisticati attraverso medium non sofisticati.

Joe Webb
Antares & Love XI 2014

Eppure se da un lato, Joe Webb prova attraverso i collages a riavvicinarsi ad una tecnica ancora analogica, a partire dal solo utilizzo di carta e forbici, in un mondo dominato da immagini modificate e alterate al computer per fuoriuscire dagli schemi, dall’altro lato è stato proprio grazie alla tecnologia e lo sfruttamento della grande visibilità offerta dai social media se le sue opere sono famose nel web e non solo, arrivando perfino ad attirare l’attenzione di una galleria d’arte come quella del magnate Charles Saatchi, che del resto, si sa, ha da sempre fiuto per le occasioni migliori.

 Marina Borrelli

https://www.facebook.com/joewebbartist

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