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Cover di fumetti incriminate: il caso Batgirl

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Cover Incriminata Batgirl #41
La Cover numero 41 della testata DC "Batgirl"

La cover di Batgirl della DC Comics viene ritirata: sdegno delle femministe e collera dei lettori. Un approfondimento sull’episodio che ha acceso il web

La Cover di Batgirl 41

Ed infine arrivò il giorno in cui la crociata femminista sbarcò, armi sguainate, anche nel mondo dei comics. O meglio, la crociata di quella parte della “frangia estrema” delle ideologie femministe che molto spesso hanno dimora negli Stati Uniti.

Stiamo parlando delle polemiche sorte riguardo la cover del magazine #41 della testata di Batgirl, di casa DC Comics. Quella che, per chi è ormai abituato alle fosche estetiche dell’immaginario di Gotham City, può sembrare una normalissima cover, ha invece creato un vero e proprio scandalo che ha portato ad associare i soggetti raffigurati ad un -ipotetico- preludio allo stupro e, più in generale, agli abusi sulle donne. Un episodio increscioso insomma che allo stesso tempo lascia aperti parecchi interrogativi.

Diciamolo subito, da che mondo è mondo, The Joker ha sempre incarnato il villain psicopatico, senza freni, incline ad atti sadici misti ad una verve circense, comica, quasi che andasse a smorzare i suoi caratteri più “estremi”, innestando nel lettore una sorta di malsana simpatia. Non a caso, The Joker è uno dei cattivoni dei comics più amati dal pubblico.

La cover del brasiliano Rafael Albuquerque non ha bisogno di commenti: interpretata e illustrata in maniera superlativa, cita tra l’altro “The Killing Joke” della coppia Alan Moore/Brian Bollands, una delle storie più tetre con il clown come protagonista.

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La celebre copertina de “The Killing Joke”

Niente di nuovo

Sarà la rivoltella, sarà il sorriso del Joker che spunta dal buio, sarà la lacrima sul viso della ragazza pipistrello, fatto sta che la cover in questione ha infiammato l’orgoglio di molti ed ha creato una spaccatura tra la critica e coloro che molto semplicemente non trovano la cover del tutto controversa.

Soprattutto, se abbiamo già assistito alle numerose malefatte del Joker, etichettandole come regolari clichè e ricorrenze narrative ormai scolpite nel personaggio che senso ha stupirsene ora?

Qualcuno si è forse dimenticato del celebre film di Burton in cui un magistrale Jack Nicholson interpretava il clown che aveva sfigurato la sua donna, costretta ad indossare una maschera?

O qualcuno più avvezzo al mondo dei videogame ha per caso notato che nel picchiaduro “Injustice“, il Joker si presenta maneggiando il cadavere di un poliziotto?

Insomma, di violenza c’è, ingiustificata pure, ma si giunge sempre al solito quesito: la cover è davvero offensiva per le donne o si tratta di allarmismi del tutto fuori luogo?

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The Joker dal videogame “Injustice”

Diversi autori di fumetti, chi disegnatori, chi sceneggiatori si sono schierati in modi dissimili. C’è chi la prende con spirito come Ray Dillon che ripropone la scena con protagonisti Superman e Doomsday, chi invece, come il celebre Kurt Busiek, crede che la cover sia poco consona alla testata di Batgirl, dai toni più leggeri, e che sia anche anacronistica, seppure un’ottima citazione a The Killing Joke.

Non bisogna nemmeno dimenticare un altro episodio, sorto in seno alla Marvel per un’ulteriore cover poco apprezzata: la Spider Woman di Milo Manara.

Rinfreschiamo la memoria: il maestro nostrano del fumetto erotico proponeva la donna ragno in una postura che metteva alquanto in mostra le apprezzabili curve di Jessica Drew: immediate le critiche per la raffigurazione ritenuta sessista e dalla posizione del tutto innaturale, queste ultime provenienti da parecchie – permettetemi il termine – teste d’uovo .

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Un altro caso di cover – scandalo: la Donna Ragno di Milo Manara

E a questo punto giunge una considerazione personale: le battaglie ideologiche portate sul web ci stanno del tutto sfuggendo di mano.

Argomenti delicati e controversi diventano, a guisa di una pallina da flipper, un qualcosa che rimbalza dappertutto, anche nel mondo dell’intrattenimento, e non risparmia nessuno.

Campagne condivisibili o meno che, negli Stati Uniti assumono caratteri grotteschi ( vedi “Fuck Patriarchy” e “Fat Acceptance“) e non fanno altro che creare dei veri e propri “tumulti informazionali” che rendono inflazionati fenomeni legati a tematiche assolutamente spinose.

L’auspicio è che in molti si rendano conto che i Comics sono anche luoghi fertili per promuovere e sensibilizzare campagne a sfondo sociale, per inspirare nel lettore valori sani e combattere indirettamente anche fenomeni drammatici come gli abusi e la violenza sulle donne. Ma ciò non si fa di certo censurando una semplice ed inoffensiva cover.

Gioacchino D’Antó

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