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Bardo, il museo tunisino attaccato dall’Isis

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Più brutale di un attacco a un paese che cerca, con non poche difficoltà, di tracciare un percorso significativo verso la libertà e la democrazia, c’è solo un attacco al cuore civile e culturale dello stesso. L’attacco al museo del Bardo di Tunisi del 18 marzo è davvero un concentrato del male più puro; irrompere in un centro culturale, durante un momento di svago e arricchimento, e mietere vittime incutendo il terrore che solo, negli ultimi mesi, i fondamentalisti dell’Isis sanno trasmettere.

Le modalità, gli scopi di questo attacco sono molteplici e ben chiare: colpire un obiettivo non militare, nel cuore di una città, sapendo di trovare non solo i propri cittadini, ma anche numerosi stranieri, con la certezza di inviare in maniera efficace un messaggio in tutto il mondo.

Il museo del Bardo di Tunisi è un museo archeologico, tra i principali del paese, che rappresenta sicuramente uno dei più importanti poli artistici del mondo arabo. Inaugurato nel 1888, si chiamava inizialmente Museo Alaoui in onore del sovrano dell’epoca, Ali Muddat ibn al-Husayn ma, in linea con i principi di modernità e democrazia verso le quali tendeva il paese, prese poi l’odierno nome con il quale è conosciuto in tutto il mondo. Ospitato in un palazzo ottomano del XIX secolo, il museo ospita centinaia di migliaia di visitatori e ha visto una clamorosa ondata di affluenza dopo la ristrutturazione e l’inaugurazione del 28 maggio 2012.

La straordinaria raccolta, tutta legata all’antichità, del museo del Bardo è suddivisa in sei sezioni: periodo preistorico, punico, romano, cristiano, arabo-islamico e quello relativo all’archeologia sottomarina.

Ciò che desta lo stupore dei visitatori è certamente lo stato di conservazione delle opere, che pur risalendo ai più antichi periodi della civiltà umana, si mostrano in uno stato eccellente: i mosaici romani, in particolare, sono integri e colpiscono per la loro bellezza.

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Ulisse ascolta le Sirene
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Virgilio ascolta Clio e Melpomene

Perseo libera Andromeda, Virgilio ascolta Clio e Melpomene (o “Alcova di Virgilio”, considerato la “Monnalisa” del museo), Venere alla toilette, i Ciclopi forgiano i fulmini di Giove, Le nozze di Dioniso e d’Arianna, Ulisse e le Sirene, il Trionfo di Nettuno (un mosaico monumentale del II secolo, 13 metri per 8), per citare solo i più famosi.

A questi preziosi reperti si aggiungono le statue, tutte di divinità romane e personaggi mitologici, e le preziose tombe del periodo cristiano.
Una raccolta che meraviglia i numerosissimi visitatori, migliaia dei quali sono italiani che ogni anno, attraverso le crociere o i viaggi diretti nella capitale, si recano ad ammirare queste meraviglie.

Il Bardo rappresenta una fusione, un tentativo ben riuscito di raccontare le diverse culture che caratterizzano i paesi del nord Africa, una mescolanza etnica e religiosa che potrebbe convivere, come accade nel museo, in totale armonia e rappresentando un esempio di arricchimento e scambio culturale, nonché di tolleranza. Questo purtroppo ai 3 miliziani dell’Isis è sfuggito completamente, o forse viene facilmente da pensare che l’obiettivo era proprio colpire il Bardo per minare alla bellezza che scaturisce dalla convivenza e dalla pluralità delle espressioni artistiche.

Antonella Pisano

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