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Antonello Venditti, cantore d’Italia

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Antonello Venditti

Venditti

8 marzo, festa della donna. Ma non solo… Sono 66, infatti, gli anni compiuti proprio oggi da Antonello Venditti, cantautore italiano nato a Roma, tra i più importanti rappresentanti della canzone d’autore nazionale.

Figlio di un funzionario statale (poi vice-prefetto di Roma) e di un’insegnante di latino e greco, si avvicina alla musica precocemente, studiando pianoforte fin dalle scuole elementari. Frequenta il liceo classico Giulio Cesare (poi celebrato in una canzone omonima) e si laurea in legge nel 1973.

Le prime apparizioni musicali, a fine anni sessanta, avvengono al Folkstudio, circolo culturale romano, nel quale si formeranno molte importanti personalità musicali, quali Francesco De Gregori, Giorgio Lo Cascio, Ernesto Bassignano, Renzo Zenobi, Stefano Rosso, Mimmo Locasciulli, Sergio Caputo e Rino Gaetano.

Dal ’72 ad oggi ha prodotto 20 album in studio. Dopo quasi un decennio interamente volto alla canzone d’autore, la sua carriera ha subito una svolta decisiva a partire dal 1984, anno in cui ha virato verso sonorità maggiormente tendenti al pop, ridimensionando notevolmente le tematiche sociali e privilegiando, invece, quelle sentimentali. 

GLI ANNI ’70: LE OPERE ESSENZIALI  DI VENDITTI

Theorius Campus (It, 1972)

L’esordio avviene per la It, casa discografica che pubblicherà anche album di Gianni Togni, Rino Gaetano e De Gregori.

Proprio con quest’ ultimo Venditti formerà un duo, chiamato Theorius Campus. Quest’album, omonimo, rappresenta l’opera prima per entrambi i cantautori, che si alternano nel proporre i propri brani, talora cantando a due voci (Dolce signora che bruci, In mezzo alla città). 

Il lavoro, di 12 tracce (con Venditti al piano e De Gregori alla chitarra), contiene le prime canzoni (Sora Rosa e Roma capoccia, in dialetto) scritte da Venditti nel 1963, all’età di 14 anni.

Testi semplici ma intensi, musiche interessanti. Oltre ai già citati, si consigliano, di Venditti: Ciao uomo La cantina. Esordio molto valido. Da rispolverare.

theorius_campus

L’ orso bruno (It, 1973)

Il primo vero disco da solista è dell’anno successivo. 8 tracce, alcune delle quali molto lunghe ed elaborate (Il mare di Jan, Dove), soprattutto nelle parti strumentali che ricordano il prog, solitamente in chiusura di brano.

I testi si fanno più complessi ed affrontano soprattutto tematiche sociali, con occhio molto attento alle categorie emarginate e sottomesse (l’anziana barbona di E li ponti so’ soli, la misera vita della classe operaia in L’ingresso della fabbrica, il suonatore cieco di Sottopassaggio). Lontana è Milano, che parla di migrazioni interneè un altro brano scritto a 14 anni.

Album molto interessante, che ci presenta un Venditti estremamente sperimentale. Ingiustamente passato sotto silenzio.

l'orso bruno

Le cose della vita (RCA Italiana, 1973)

Con il passaggio alla RCA cambiano anche le sonorità. Venditti decide di abbandonare la band di supporto e di registrare con il solo ausilio del piano. 8 tracce, fatte di sonorità scarne ed abbastanza ripetitive (Mio padre ha un buco in gola).

Quest’ultimo brano è fortemente autobiografico, in quanto racconta della famiglia dell’artista, dell’obesità di cui egli soffriva da ragazzino e della ferita che suo padre riportò in guerra. Si immagina anche la simbolica uccisione dei genitori, rappresentanti di un’Italia conservatrice ormai anacronistica.

Mariù è una canzone d’amore, scandita da un ticchettio simile a quello di un orologio, con un testo abbastanza piccante.

Brucia Roma, in dialetto, è una delle tante canzoni dedicate dall’artista alla sua città. Si riflette sulla sua decadenza, paragonata a quella vissuta al tempo dell’imperatore Nerone, accusato di averla incendiata. Si guarda con simpatia a personaggi come Menenio Agrippa e Tiberio Gracco, che si batterono, fino alla morte, per le classi sottomesse. Si nota anche una critica al nozionismo scolastico e ad un insegnamento della storia che non permette una reale comprensione della realtà. Brano un po’ confusionario.

Il treno delle sette riprende la tematica legata alla classe operaia, già osservata in precedenza.

Brano migliore: Le cose della vita. 

Testi in continua crescita. Musicalmente parlando, un passo indietro.

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Quando verrà Natale (RCA Italiana, 1974)

Album di 7 tracce, in cui per la prima volta Venditti affronta la tematica religiosa (A Cristo, Marta), mostrandosi, per l’epoca, come insolente, provocatore e sfacciato

A Cristo costerà infatti all’artista l’accusa di vilipendio della religione di stato, per la quale sarà condannato in Cassazione a 6 mesi con la condizionale, nonché costretto a modificarne il testo.

Marta è il primo dei tanti ritratti che Venditti dedicherà a giovani donne. Si racconta di una fanciulla in conflitto col padre, le cui preghiere di cambiamento restano inascoltate.

Piazzale degli eroi e Campo de’ fiori, dedicate a due luoghi cittadini, riflettono sulla situazione politica romana, rappresentando, la prima, l’ambiente di destra, da cui Venditti si dissocia, e la seconda quello di sinistra, più congeniale all’artista.

Figli del domani è un brano utopico, che vagheggia un’umanità perfetta, felice ed infallibile. Ora che sono pioggia è una canzone amara, di disillusione e di ammissione delle proprie colpe e debolezze

Il piano resta sempre al centro, ma la band intorno riconquista spazio ed importanza. Buono il lavoro di scrittura.

Brani migliori: Ora che sono pioggia e Campo de’fiori.

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Lilly (RCA Italiana, 1975)  

L’ultimo grande lavoro del Venditti prima maniera è quest’album di 7 tracce, che, a dire il vero, è già un episodio minore, se non fosse per due brani eccelsi, quali Lilly, toccante storia di una ragazza prematuramente scomparsa a causa della tossicodipendenza, e Compagno di scuola, che rievoca la giovinezza, i tempi del liceo e il ’68. Tralasciabile il resto.

 Venditti

ALTRI ASCOLTI:  

Bomba o non bomba, Sara, Giulia, Notte prima degli esami, Ci vorrebbe un amico, Giulio Cesare, Ricordati di me, In questo mondo di ladri, Alta marea, Dimmi che credi, Ogni volta, Una stupida e lurida storia d’amore.   

 

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