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Linguaggio: origine ed evoluzione

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Importanza del linguaggio

La nascita del linguaggio rappresenta probabilmente quell’evento nella storia naturale che ha permesso al primate homo sapiens di conquistare il mondo. La capacità di articolare parole e di costruire discorsi complessi sulla base di una certa sintassi è la chiave del successo della nostra specie: tra le vocalizzazioni di un qualunque altro animale e la facoltà della parola di cui è dotato l’uomo esiste una voragine invalicabile.

La conquista di un codice sonoro ha permesso ad una specie tra i scimprimati di affermarsi su tutte, permettendo di comunicare con una precisione unica in natura, di elaborare informazioni, di tramandare l’esperienza, di insegnare e di imparare.

Per queste ragioni l’origine del linguaggio umano ha da sempre suscitato un misterioso fascino nella comunità scientifica: capire come e perché esso si è evoluto costituisce un interrogativo di grande interesse per i ricercatori, che hanno cominciato a tracciare la storia della parola a partire dagli animali che mostrano le capacità comunicative e mimiche più spiccate in natura.

Vocal learners

Sono molte infatti le specie ad essere fornite dell’abilità di poter emettere vocalizzazioni e sfruttare il linguaggio del corpo per comunicare con i proprio cospecifici. L’immaginario collettivo corre subito al pappagallo, ma in realtà molti altri organismi sono dotati di una capacità espressiva più o meno marcata.

L’orango Tilda

linguaggio
Orangotango

Un caso che è stato oggetto di recente indagine è stato quello di Tilda, un orango-tango del giardino zoologico di Colonia, in Germania, più volte osservato nell’emettere vocalizzi simili al linguaggio umano. Il primate è stato studiato dal team di ricerca di Adriano Lameira, che è riuscito a documentare risultati interessanti: la comunicazione della scimmia pare basata su schiocchi di labbra, battiti delle mani e suoni vocali simili ad una voce umana molto profonda e gutturale.

Questo in natura non è di sicuro un fenomeno isolato. Infatti ricercatori di tutto il mondo, impegnati nello studio delle specie più disparate, hanno registrato suoni che ricordano la parola articolata dell’homo sapiens. è possibile citare ad esempio altri primati, alcuni cetacei, perfino gli elefanti, e diversi uccelli.

Il pappagallo grigio africano

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Pappagallo grigio africano

Proprio tra i volatili piumati troviamo il caso più famoso e, se si vuole, più interessante, ovvero quello del pappagallo grigio Africano Alex.

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Irene Pepperberg

Quest’uccello, addestrato dalla scienziata cognitiva Irene Pepperberg, è stato in grado di imparare e di imitare diverse parole d’Inglese, e addirittura riusciva a pronunciare delle brevi frasi. Alex, morto nel 2007, aveva raggiunto una discreta popolarità e vantava una nutrita schiera di fans.

cercopitechi verdi

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Cercopiteco verde

Gli animali che presentano la forma di linguaggio più articolata sono invece i cercopitechi verdi, tra i quali si è evoluto un codice basato su richiami sonori complessi, grazie al quale riescono a comunicare efficacemente tra loro, formato di una decina di parole, in grado di esprimere eventi rilevanti o di particolare interesse per il branco.

La questione da capire adesso è cercare di comprendere cosa hanno di particolare queste specie rispetto a quelle che invece basano la loro capacità espressiva interamente su vocalizzi semplici ed elementari, come ad esempio quelli dei cani, o della maggior parte dei primati.

Gli animali che sono in grado di linguaggio e mimica complessi appartengono alla categoria dei vocal learners, gli “apprendisti vocali”. Essi hanno la capacità di imparare determinati suoni e di riprodurli a proprio piacimento ed utilità. I migliori vocal learners in natura sono appunto gli esseri umani.

Strutture del linguaggio

La regione chiave che permette quest’abilità è da ricercare nel prosencefalo, che permette una diretta connessione tra i muscoli che attivano la voce. Questi circuiti cerebrali funzionano press’a poco alla stessa maniera nelle diverse specie di vocal learners studiati, mentre gli animali che si limitano a comunicare attraverso vocalizzi  semplici ed innati sono dotati di circuiti cerebrali atti a controllare l’emissione e l’articolazione dei loro richiami presenti nel tronco encefalico, la parte più primitiva del cervello.

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Tutto ciò si riflette ovviamente nei geni, come dimostrato dalla ricerca condotta nel 2014 da Jarvis ed il suo team, incentrata sulla correllazione tra l’attivazione cerebrale nei vocal learners ed i set genetici, osservati in 50 specie, con il compito di controllare i centri del linguaggio. I risultati hanno stabilito una similarità tra le specie in esame.

Altro aspetto interessante è racchiuso nel quesito riguardante l’origine ed il motivo della comparsa di questo tratto evolutivo. Molte specie a noi vicine, come la maggior parte dei primati di grossa taglia, ha in potenza tutte le carte in regola, fisicamente parlando, per sviluppare un codice sonoro articolato, o quantomeno più complesso di un semplice richiamo. Inizialmente si credeva che il problema fosse legato alla morfologia delle strutture, ma sempre Jarvis smentì l’ipotesi, osservando delle specie di scimmie durante uno studio sullo sviluppo ontogenetico degli organi vocali e dei circuiti cerebrali ad essi legati.

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Evoluzione del linguaggio

Inoltre, molti vocal learners appartengo a taxa di animali filogeneticamente lontani. La mancanza di parentela prossima tra questi gruppi fa si che gli specialisti cataloghino questo caso come evoluzione convergente. La possibilità di apprendere ed imitare suoni sarebbe quindi un tratto evolutosi più volte nella storia naturale, ed indipendentemente nelle diverse specie.

La comparsa del vocal learning non è allora da ricercare a monte, in un ancestrale animale da cui sarebbero derivati tutti gli apprendisti vocali, ma ogni caso farebbe storia a se. Del resto, sebbene il meccanismo alla base sia simile, ci sono notevoli differenze nelle modalità e negli usi che le varie specie fanno di questa abilità, e il progressivo sviluppo ha anche visto coinvolte nuove strutture specializzate nei diversi gruppi, man mano che il carattere è andato differenziandosi (ad esempio la siringe negli uccelli capaci di richiami canori).

Il motivo della specializzazione è da ricercare allora nella pressione selettiva che ne ha determinato la comparsa: la stragrande maggioranza dei vocal learners appartiene a specie sociali, cosicché possedere un codice sonoro complesso ha permesso una migliore comunicazione nei gruppi sociali, ed i vantaggi esaminati nei casi specifici sono stati enormi. L’ecologia ed il comportamento sono quindi alla base della nascita del linguaggio.

Lorenzo Di Meglio

Bibliografia

Jared Diamond – Il terzo scimpanzè Ascesa e caduta del primate Homo sapiens – Bollati Beringhieri

F. H. Pough , C. M. Janis , J. B. Heiser – Zoologia dei vertebrati – Casa editrice Ambrosiana

Sitografia

http://www.bbc.com/earth/story/20150216-can-any-animals-talk-like-humans

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