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Georges Méliès, l’ordinario nello straordinario

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La scorsa volta, affacciandoci nel pre-cinema, ci siamo interessati ai primi filmati dei Lumière e al loro approccio con il cinematografo. Possiamo e dobbiamo tuttavia considerare che i padri del cinema non sono solo i Lumière, ma un grande e significativo apporto allo sviluppo di questa nuova forma d’arte è stata data anche da Georges Méliès.

Méliès

Jean-Luc Godard ha schematizzato la divisione che di solito si fa in due filoni del cinema delle origini: uno dipendente dal cinema dei Lumière, che aveva scoperto “lo straordinario nell’ordinario e uno derivato da Méliès, che aveva trovato “l’ordinario nello straordinario“.1 

La tradizione storiografica vede i Lumière e Méliès in posizioni nettamente contrapposte: con i Lumière c’è il rifiuto della messa in scena (vi è una vita colta sul fatto); invece Méliès è il promotore di un cinema spettacolare, un cinema fatto di trucchi e di mondi completamente inventati negli spazi chiusi dei teatri di posa.

Méliès è un prestigiatore, un illusionista e dirige il Teatro Robert-Houdin a Parigi (dove gli spettacoli di magia erano spesso intervallati da proiezioni della lanterna magica e del kinetoscopio di Thomas Edison).

Il 28 dicembre del 1895 egli era uno dei fortunati che hanno potuto partecipare alla prima proiezione pubblica del cinematografo e ne è entusiasta; pensa che quel nuovo strumento possa fare grandi cose. Non riesce però ad acquistarne uno e quindi decide di farsene costruire una copia dal suo ingegnere.

Méliès riesce a trovare subito il suo stile, trasferendo al cinema tutti i trucchi del suo mestiere.

Ad esempio, nel film Escamotage d’une dame chez Robert-Houdin, si vede per la prima volta, un trucco possibile solo grazie alla macchina da presa: una donna nascosta sotto un telo viene fatta sparire (interrompendo la ripresa e riprendendola dopo come se non ci fosse stato nessun intervallo).

Ma se analizzassimo uno dei suoi film più famosi: Le Voyage dans la Lune (1902), potremmo essere tranquillamente in grado di constatare che si tratta essenzialmente di inquadrature fisse (imitando la visione centrale del teatro), collegate una all’altra per comporre una storia: un film a quadri.

https://www.youtube.com/watch?v=ddUnjpnF5jg

Viaggio sulla luna è uno dei suoi film più famosi per via della grande quantità di effetti speciali e per la perfetta integrazione tra l’elemento ludico e quello narrativo.

Come abbiamo già notato, però, la messinscena ricorda molto una farsa teatrale, la componente attrattiva per il pubblico è ancora sostanzialmente l’uso di effetti speciali e la visione di mondi magici resi reali grazie al cinematografo.

Se volessimo però davvero comprendere la genialità e l’esperienza di Méliès nei confronti delle prime tecniche di montaggio, dovremmo tornare al 1900 e mettere l’accento su uno dei suoi corti: L’homme-orchestre (della durata di un minuto e mezzo).

In questo film, oltre che all’utilizzo della tecnica dell’arresto della ripresa, si percepisce la padronanza della tecnica del Mascherino2 e della Sovraimpressione3, i quali gli hanno permesso di filmare la pellicola a più fasi separate facendo in modo che il risultato finale sembrasse essere girato tutto contemporaneamente.

Tra il 1900 e il 1912 il successo di Méliès è grande, riesce anche a influenzare gli operatori già attivi e da un fondamentale contributo alla genesi del linguaggio cinematografico.

È tra i primi a concepire il cinema come una forma d’arte e riesce a confrontarsi con quasi tutti i sotto-generi del film a trucchi: dalla scena con i trucchi di prestigio ai viaggi immaginari.

Dobbiamo però concludere dicendo che, nonostante la diversità di stile e di modus pensandi, non possiamo considerare i Lumière e Méliès come due realtà completamente antitetiche. I fratelli Lumière e Méliès lavorano comunque entrambi a un cinema della mostrazione: la fotografia animata e il trucco di uno stesso regime spettacolare che prima di tutto vuole far vedere (Cinema dell’Attrazione Mostrativa).

Il cinema, in questo particolare periodo storico, è un fenomeno nuovo che attrae essenzialmente perché è in grado di mostrare figure in movimento; è in grado di stupire attraverso i trucchi ed è in grado di mostrare luoghi, popoli e animali lontani.

Nonostante in Méliès non manchi l’elemento narrativo, esso rimane comunque di importanza marginale.

Cira Pinto

Link al primo articolo della rubrica: http://www.lacooltura.com/2015/01/rewind-tape-che-cose-il-cinema/

1 Jean Luc Godard, Il cinema è il cinema, traduzione di Adriano Aprà, Garzanti, Milano, 1981, capitolo 11.

2 Il Mascherino è un oggetto sagomato che si posiziona sulla lente della cinepresa allo scopo di non rendere visibile una parte dell’immagine registrata.

3 La sovraimpressione consiste nella creazione di un’immagine attraverso la sovrapposizione di più immagini ottenute in diverse esposizioni.

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