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Labdaco, seconda generazione tebana

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Il regno di Nitteo in rappresentanza di Labdaco

Prima di essere tramutati in serpenti, Cadmo e Armonia, oltre alle figlie già narrate in precedenza (Ino, Semele ed Agave), ebbero anche un figlio di nome Polidoro il quale assunse la carica di re di Tebe dopo la morte di Penteo. Il suo regno però durò pochissimo e senza lode. Quando morì, il nuovo re divenne un rifugiato di nome Nitteo in rappresentanza di Labdaco, il figlio di Polidoro – all’epoca era un bambino di appena un anno.

Nitteo, col fratello Lico, si trasferì a Tebe quando Penteo era il sovrano; originario dell’Eubea, dovettero abbandonarlo dopo aver ucciso Flegias. Il re ebbe due figlie: Nittimene ed Antiope. Le loro storie furono davvero incredibili!

La prima fu sedotta e costretta ad una relazione incestuosa con suo padre. Per la vergogna così s’impiccò nel boschetto ai piedi del Citerone. Atena ebbe pietà di lei e la mutò in una civetta, da allora il suo animale sacro. La seconda invece fu sedotta ed amata da Zeus e quando s’accorse di essere incinta, scappò da Tebe rifugiandosi a Sicione presso il re Epopeo diventando così la sua consorte.

Nitteo, alla notizia del matrimonio della figlia, forse infatuato anche di lei in sostituzione della sorella, si uccise per la disperazione lasciando il compito al fratello Lico di vendicare la sua morte.

La guerra-lampo contro Atene e la fine di Labdaco

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cartina geografica: Grecia antica

Dopo la morte di Nitteo, il regno andò così a Labdaco, il quale si rese protagonista di una guerra contro Atene per questioni territoriali.

Allo scoppio della guerra contro Tebe, il re Pandione s’alleò con la Tracia, comandata da Tereo, figlio di Ares. In seguito alla vittoria, il sovrano diede in sposa la figlia Procne al suo salvatore.

Labdaco, nel frattempo, tentò di riconquistare la popolarità perduta nella città di Tebe, ripristinando il proibizionismo sul culto di Dioniso e per questo motivo fu ucciso e smembrato dalle sue seguaci.

Il mito da Ovidio: Pandione, Tereo, Procne e Filomela

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Tereo davanti alla testa del figlio, dipinto di Peter Paul Rubens

Dopo il matrimonio celebrato dalle Eumenidi, Tereo e Procne si stabilirono in Tracia ed ebbero un figlio di nome Itis.

Passarono cinque anni felici, fino a quando Procne pregò il marito di ritornare ad Atene per chiedere al vecchio padre di lasciar partire per la Tracia l’amata sorella Filomela, perché ne sentiva la mancanza. Tereo l’accontentò e ritornò così ad Atene. Appena vide Filomela s’innamorò perdutamente di lei. Il re Pandione, non accorgendosi di nulla, acconsentì affinché la figlia partisse col genero.

Appena sbarcati in Tracia, Tereo portò Filomela in una stalla e la violentò. Minacciato dalla stessa di parlare dell’accaduto alla sorella, Tereo le mozzò la lingua, la segregò presso alcuni suoi conoscenti, ritornò dalla moglie e le disse che la sorella era morta.

Passò un anno e Filomela riuscì a comunicare con la sorella attraverso un messaggio inciso su una tela che la fece recapitare tramite una delle sue serve.

Scoperta così la verità, nel giorno della festa delle “baccanali”, Procne liberò la sorella ed insieme misero in atto una terribile vendetta approfittando anche della festa suddetta: uccisero Itis, lo smembrarono e lo fecero mangiare al padre durante un banchetto. Dopo la cena, Filomela uscì dal nascondiglio e gli gettò addosso la testa del figlio morto. Tereo preso dall’ira inseguì le donne per ucciderle e gli dei li mutarono in upupa (Tereo), usignolo (Filomela) e rondine (Procne).

Marco Parisi

Bibliografia:

  • Karoly Kerenyi, Gli dei e gli eroi della Grecia, Il Saggiatore
  • Ovidio, Le metamorfosi, II e VI libro, UTET
  • VV., Antichità classica, Le Garzantine

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