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Amalfi: il mito della città medievale sommersa

Amalfi: il mito della città medievale sommersa

Amalfi è un piccolo paradiso situato allo sbocco della valle dei Mulini, nella parte meridionale della penisola sorrentina. Le case si arrampicano dal mare di smeraldo fino in cima, dalla quale si può ammirare uno dei panorami più suggestivi al mondo.
Un eden terrestre immerso nell’inebriante profumo dei cedri, che si fa custode di numerosi miti, in bilico tra storia e leggenda.

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Veduta di Amalfi

Amalfi e la sua storia

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Stemma di Amalfi

Secondo la Chronica amalphitana, la città nascerebbe nel IV secolo da una colonia romana, naufragata mentre stava recandosi a Costantinopoli. Per alcuni si tratterebbe di una leggenda, anche se sono evidenti i segni della presenza dell’impero romano, come lo spiccato interesse verso gli affari marittimi, i rapporti con Costantinopoli, la struttura della società.

Il toponimo Amalfi compare per la prima volta in una lettera datata 596 di Gregorio Magno. Altre due epistole papali menzionano Amalfi: la prima del 785, con la quale Adriano I narrava dell’assedio alla città ad opera del principe Arechi di Benevento; una seconda lettera risale all’821 scritta da Leone III per informare dell’aiuto inviato da Amalfi ai Bizantini contro le incursioni musulmane.

Gli Amalfitani subirono l’invasione longobarda ad opera di Sicardo di Benevento, che saccheggiò la città, credendo di averla piegata. Tuttavia, Amalfi si ribellò e demolì le mura, conquistando l’indipendenza nell’839.

Da quel momento Amalfi si distinse nelle lotte che si svolsero lungo le coste meridionali, cercando di mirare all’autonomia e alla potenza marittima. La Repubblica Marinara di Amalfi diventò il punto di collegamento tra Oriente e Occidente. Dopo un crescendo di successi, dovuti soprattutto allo sviluppo commerciale via mare, Amalfi subì una battuta di arresto con l’occupazione normanna, che inaugurò una stagione di ribellioni lunga un cinquantennio.

Tra il X e l’XI secolo la città riconquista la solidità economica, brillando nel Mediterraneo, non solo per la sua bellezza paesaggistica. Fu il periodo d’oro del commercio con l’Oriente, che rese ricchi i mercanti amalfitani. Dopo l’invasione di Ottone IV, Amalfi fu occupata dai Tedeschi. Siamo nel 1210; la città viene infeudata per la prima volta. Il decadimento fu generale. L’ultimo duca di Amalfi, Giovanni Piccolomini, morì nel 1582, e la vedova riscattò il ducato per 216 mila ducati.

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Maiolica di Piazza Flavio Gioia

L’ira del mare: il mito della città sommersa

Il mare fece acquistare alla cittadina una notevole importanza nel corso dei secoli, sia per il movimento delle merci, sia come luogo attraverso il quale raggiungere l’Oriente e le città di scambio commerciale e culturale. Il verde smeraldo delle acque, nelle quali si specchia il pittoresco paesaggio circostante, è noto agli abitanti del luogo non solo per le leggende tramandate dai pescatori, ma anche per la violenza con la quale il mare si è abbattuto sul territorio.

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Temporale nel Golfo di Amalfi, G. Gigante, 1837, Museo Nazionale di Capodimonte

La storia ricorda la mareggiata del 1013, una tempesta senza precedenti, che buttò giù le torri del vescovado e sommerse i navigli da guerra. Una nuova tempesta si ripeté nel 1343, distruggendo una parte dell’abitato. Lo stesso Petrarca, ospite in quel periodo a Napoli, descrisse minuziosamente la spaventosa tempesta in una lettera al cardinale Colonna. A questo punto la storia si mescola con la leggenda, dando vita al mito di una nuova Atlantide perduta.

Lo storico Matteo Camera scrisse:

«Dalla cronachetta della Minori trionfante scorgesi pur anche esservi stata una marina sola di comunicazione tra Amalfi e Majuri, ma oggi questo lungo tratto è ingoiato dal mare.»

I pescatori di Amalfi raccontano ancora oggi di essersi più volte imbattuti nei resti degli antichi palazzi della città sommersa.

 

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Mura sommerse

Certo, l’esistenza di un mondo sommerso, testimone di un passato glorioso che ancora vive sui fondali dorati, è il Sacro Graal dell’esplorazione sottomarina.

Verrebbe voglia di immergersi nell’azzurro e profondo mare e immaginare palazzi, arredi, navi, senza percepire la caducità del tempo…

Alcuni storici hanno sostenuto la presenza in fondo al mare dei resti di sei chiese. A testimonianza di ciò ci sarebbero degli atti processuali nei quali si rivelerebbero dettagli riguardanti alcune chiese di Amalfi presenti prima della tempesta devastatrice. Chiese svanite nel nulla? Le polemiche sul mondo sommerso della città sono tante.

La ricostruzione archeologica effettuata in seguito alle investigazioni subacquee avvenute tra il 1970 e il 2005, ad opera del professor Giuseppe Gargano, ha riportato alla luce la verità che giace nelle profondità marine di Amalfi. Le ricerche hanno confermato l’esistenza di un’area portuale con moli, banchine, cantieri navali. Si tratterebbe del più antico attracco della città, come dimostrano i reperti ceramici risalenti probabilmente a prima dell’XII secolo.

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Da “Il Mattino”, 15/10/1970

Il mare custodisce un patrimonio inestimabile, che testimonia l’abilità tecnologica portuale degli Amalfitani, come il cosiddetto Molo Capuano, voluto dal cardinale Pietro Capuano nel 1209; una rarità per le tecniche di costruzione dell’epoca. La geologia ufficiale contemporanea attribuisce le cause della sommersione di questo apparato portuale ad una improvvisa frana sottomarina accentuata dalla celebre tempesta di libeccio del novembre 1343, che gli storici avevano in passato confuso con un maremoto.

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Arco sommerso

La conferenza “Reperti subacquei e storia della navigazione mediterranea” tenutasi il 22 novembre 2013 ha avuto come scopo quello di fornire una risposta al mito di Amalfi sommersa, attraverso l’illustrazione dei risultati ottenuti dall’archeologia marittima.

Nonostante la volontà di dare spiegazioni scientifiche dei miti tramandati di padre in figlio, Amalfi resta un luogo incantato, sospeso tra cielo e terra.

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Ode ad Amalfi di Salvatore Quasimodo

QUI E’ IL GIARDINO
CHE CERCHIAMO SEMPRE E
INUTILMENTE DOPO I LUOGHI
PERFETTI DELL’INFANZIA.
UNA MEMORIA CHE AVVIENE
TANGIBILE SOPRA GLI
ABISSI DEL MARE, SOSPESA
SULLE FOGLIE DEGLI ARANCI
E DEI CEDRI SONTUOSI
NEGLI ORTI PENSILI
DEI CONVENTI.

Ode ad Amalfi, Salvatore Quasimodo

Giovannina Molaro

Bibliografia:

  • M. Camera, Istoria della città e costiera di Amalfi, 1836

Sitografia:

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