Dr. Jekyll e Mr. Hyde di Stevenson: la doppia personalità

Dr. Jekyll e Mr. HydeLa doppia natura dell’uomo è accettata anche dalla scienza. Vediamo come la esprime Stevenson in Dr. Jekyll e Mr. Hyde, il bene e il male nello stesso corpo

La personalità doppia in psicoanalisi è riconosciuta come un disturbo dissociativo che coinvolge la sfera cognitiva, affettiva e interpersonale dell’individuo colpito; tramite una scissione dell’io si può manifestare una personalità diametralmente opposta a quella cui si è abituati soprattutto per le caratteristiche morali dell’individuo.

Prima dell’’800 non si era mai discusso di personalità doppia da un punto di vista scientifico, ma già il mondo antico aveva sentito con curiosità la presenza di individui distinti ma uguali nell’aspetto esteriore come i gemelli, e ne aveva ricavato, soprattutto a teatro, situazioni comiche, equivoche e paradossali, come nel caso dei Menecmi di Plauto.

La letteratura ci ha offerto tante storie di altri se stesso: dalla scissione in forma di sfacelo morale con Oscar Wilde ne “Il ritratto di Dorian Gray”  alla disgregazione dell’io con Pirandello in Uno, nessuno e centomila” fino alla netta separazione tra parte buona e malvagia ne Il visconte dimezzato di Italo Calvino.

Tra le storie più emblematiche della doppia natura umana c’è il romanzo del 1886 dello scrittore scozzese Robert Louis Stevenson “Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde”, in cui il dottor Henry Jekyll, persona ordinaria e rispettabile, sottopone se stesso ad un esperimento che, grazie ad una una pozione chimica, libera la parte selvaggia e antisociale del suo essere che si abbandona alla lussuria e all’aggressività fino a commettere un omicidio.

La trama

Dr. Jekyll e Mr. HydeIl romanzo si apre in una strada cittadina con l’avvocato Utterson e suo cugino Enfield che passeggiando si ritrovano davanti ad una porta in un vicolo: quella è la casa di un uomo chiamato Mr. Hyde che, racconta Enfield, scontrandosi con una bambina l’aveva investita calpestandola. La famiglia della bambina è stata risarcita con un assegno a nome del rispettabile dottor Jekyll amico e cliente di Utterson.

L’avvocato torna nel suo studio e fa una scoperta inquietante: il beneficiario del testamento del dottor Jekyll è proprio il ripugnante signor Hyde. Insospettito, Utterson è deciso a scoprire la verità e prende contatto con un amico comune, il dottor Hastie Lanyon. Utterson teme che Hyde ricatti Jekyll in qualche modo, tanto più che, come scopre dai domestici, Hyde ha pieno accesso alla casa e al laboratorio medico nello scantinato.

Dopo giorni di appostamenti, egli riesce anche ad incrociare Hyde, e viene turbato profondamente dalla ripugnanza (Hyde è basso e gobbo, coperto di peluria, asociale e violento) e dall’impressione di malvagità che emana; tuttavia, in un colloquio privato, Jekyll alle domande di Utterson è evasivo e rassicura l’amico sui suoi rapporti con Hyde, senza svelare nulla di più.

Circa un anno dopo a Londra viene brutalmente ucciso Danvers Carew, membro del parlamento. Una cameriera, che si è trovata ad assistere alla scena, accusa Mr. Hyde dell’omicidio. Il morto aveva addosso una lettera per l’avvocato Utterson, il quale conduce la polizia a casa di Mr. Hyde dove viene trovata l’altra metà del bastone utilizzato per l’omicidio; tuttavia, il colpevole non si trova in casa.

Il pomeriggio stesso l’avvocato va a scambiare due parole con Jekyll e lo trova con il morale a pezzi. Egli afferma di non voler rivedere mai più l’amico Hyde e dichiara, celando la verità sulla sua doppia natura, di aver ricevuto una lettera da quest’ultimo portata a mano da un uomo. Quando l’avvocato esce di casa, chiede al domestico una descrizione della persona che ha consegnato la missiva, ma Poole dichiara che l’unica posta ricevuta consiste in circolari e che nessuno si è recato di persona per consegnare una lettera.

Quando Utterson rientra in ufficio, il suo segretario Guest riconosce la calligrafia di Jekyll nella lettera spedita dall’omicida. L’avvocato si domanda, allora, il senso della menzogna narrata dal dr. Jekyll e che cosa lo spinga a difendere Mr. Hyde. Dopo alcuni mesi di serenità apparente, durante i quali Jekyll riprende la vita di società che per un periodo aveva interrotto, egli ricade nell’isolamento dal mondo, rifugiandosi nel suo laboratorio.

Hastie Lanyon muore per le conseguenze di un grave shock, subito proprio a casa di Jekyll; egli lascia una lettera per Utterson, da aprire però solo dopo la scomparsa di Jekyll stesso. Utterson ed Enfield, sempre più preoccupati, durante una delle loro passeggiate, si fermano sotto la finestra della casa di Jekyll e conversano brevemente con l’amico, finché quest’ultimo, con una smorfia d’orrore deforme sul volto, chiude l’imposta e si rifugia all’interno dell’abitazione.

Circa una settimana dopo questo misterioso episodio, Richard Poole, il maggiordomo di Jekyll, si reca da Utterson eDr. Jekyll e Mr. Hyde gli racconta che Jekyll si è chiuso nello studio, da cui provengono urla e altri strani suoni, mescolati alla richiesta di uno specifico farmaco. Utterson ed Enfield si recano presso lo studio, sfondano la porta e trovano Hyde morto suicida, e una lettera indirizzata da Jekyll ad Utterson.

Quest’ultimo legge prima il memoriale del defunto Lanyon e poi la lettera di Jekyll. Nel primo, si svela il motivo del trauma che ha ucciso Lanyon: egli ha visto Mr. Hyde bere una pozione che lo ha trasformato in Jekyll. Nella seconda lettera, Jekyll spiega la sua doppia personalità. Passando non senza esitazioni dalla teoria alla pratica, Jekyll miscela varie sostanze ed ottiene una pozione dagli effetti straordinari. Essa destruttura l’unità dell’essere umano e conferisce esistenza propria e distinta alle inclinazioni nascoste ma presenti nell’animo:

“La droga infatti, di per se stessa, non agiva in un senso piuttosto che nell’altro, non era divina né diabolica di per sé; scuoté le porte che incarceravano le mie inclinazioni…”

La seconda identità, quella che era sempre rimasta nascosta e che perciò fino ad allora non aveva mai potuto crescere, Mister Hyde: basso, più giovane, gobbo, con braccia corte, mani pelose e tozze, e con i propri istinti l’intelligenza e tutte le energie inclinati gioiosamente al male, alla propria soddisfazione sadica, egoistica, sfrenata, selvaggia e asociale. La riflessione di Stevenson sulla natura umana, tuttavia, va oltre questa semplice scissione, dal momento che sia Jekyll sia Hyde hanno memoria dell’alter ego.

Alla ricerca scientifica si è presto unito in Jekyll il desiderio di assecondare e sfogare le proprie pulsioni inconsce mantenendo una facciata d’ordine e rispettabilità; tuttavia, come egli riconosce, la sua ambizione non è riuscita a controllare la mutazione. Se in un primo tempo Jekyll ha saputo reprimere il proprio lato oscuro, durante una crisi d’astinenza egli ha subito la metamorfosi in Mr. Hyde e ha ucciso d’impeto Danvers Carew; egli capisce così che il suo tentativo scientifico di differenziare le due diverse “nature” umane per poter sopprimere quella malvagia è  fallito.

“Sia sul piano scientifico che su quello morale, venni dunque gradualmente avvicinandomi a quella verità, la cui parziale scoperta m’ha poi condotto a un così tremendo naufragio: l’uomo non è veracemente uno, ma veracemente due”

 Doppia natura: il bene  e il male

Dr. Jekyll e Mr. Hyde
“Gli angeli del bene e del male” di William Blake

Suspense, omicidi, atmosfere cupe dominano il capolavoro di Stevenson che esprime la sua convinzione che l’animo umano abbia una doppia natura. Come tanti altri autori lo scozzese è affascinato dall’analisi del male e delle ambiguità della natura umana ed evidenzia quel naturale “sdoppiamento” che caratterizza ed è presente in ogni essere umano e che si configura come una rottura dell’integrità della persona, come la scissione del Bene dal Male e, in definitiva, come lo “sdoppiamento” della stessa coscienza umana.

Nell’incipit, persino l’avvocato Utterson è presentato con elementi espressivi ambigui nell’aspetto, nel carattere e nelle sue abitudini:

“…era un uomo dall’aspetto rude, non si illuminava mai di un sorriso, freddo, misurato e imbarazzato nel parlare, riservato nell’esprimere i proprio sentimenti; era un uomo magro, lungo, polveroso e triste, eppure in un certo senso amabile. Nelle riunioni di amici, quando il vino era di suo gusto, gli traspariva negli occhi qualcosa di veramente umano; qualcosa che non trovava mai modo di risultare nelle sue parole, e che si manifestava, oltre che in quella silenziosa espressione della faccia dopo una cena, più spesso ancora e più vivamente nelle azioni della sua vita. L’avvocato era severo nei riguardi di se stesso; quando si trovava solo, beveva gin, per mortificare l’inclinazione verso i buoni vini; e, sebbene il teatro lo attirasse, non aveva mai varcato la soglia di un teatro in vent’anni”

Il romanzo di Stevenson è un genere misto fra giallo, noir e thriller d’azione e racconto del mistero e del terrore: espressione artistica, intrigante e raffinata, di una verità che ormai viene ritenuta un luogo comune, quella secondo la quale in ogni uomo si dà una doppia natura, l’una selvaggia e antisociale, l’altra moralmente sensibile.

Jekyll, pensando alla scissione e allo scioglimento di questo dualismo, ovvero alla definitiva separazione del Male dal Bene, non riesce a darsi pace e, prima di venire definitivamente sorpreso sotto le temibili fattezze del suo doppio da cui era ormai dominato, si toglie la vita, mettendo così fine alla turpe esistenza di Mr. Hyde ma anche alla propria.

Il bene e il male, sempre in lotta, risultano essere, nello stesso individuo, due facce della stessa medaglia, d’altronde anche Baudelaire, che di fascino del male se ne intendeva, affermò la convivenza delle due inclinazioni opposte nello stesso individuo:

“Ci sono in ogni uomo, in ogni momento, due postulazioni simultanee, una verso Dio, l’altra verso Satana. L’invocazione a Dio, ossia spiritualità, è un desiderio di salire di grado, quella di Satana, ossia animalità, è la gioia di degradarsi.”

Maurizio Marchese

Bibliografia:

Robert Louis Stevenson, Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde, RCS Editori, Milano 2002