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Capri: la leggenda della nascita del Vesuvio

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Capri: terra di leggende

Capri e Vesuvio: l’origine. La Campania è nota terra di leggende e miti, luogo talvolta mistico in cui i confini tra superstizione e verità si confondono, luogo in cui il mistero aleggia nell’aria sbiadendo i segni del tempo che passa inesorabile. Mito e sogno convivono amalgamandosi con la realtà di tutti i giorni. Appartiene proprio al ricco repertorio della Campania l’origine del più famoso vulcano della terra, storia che ancora oggi si immerge del mistero e nel simbolismo partenopeo. Si racconta che esiste un legame profondo e inconoscibile che unisce le viscere della terra con i meandri altrettanto oscuri della psiche umana, il misterioso mondo sottoterra e il non conosciuto inconscio umano.

capri

Si racconta ancora che il fuoco del Vesuvio divenne in circostanze misteriose il fuoco eterno della passione, inarrestabile tormento anche per la natura. La versione più suggestiva del mito ci viene raccontata da Matilde Serao nel suo Libro d’immaginazione e di sogno:

Vesuvio era un giovane nobile di Napoli, follemente innamorato di una giovane di una “casa nemica”, la famiglia Capri. Ma il loro amore era così avversato dalle proprie famiglie, che la fanciulla, fatta imbarcare su una nave diretta verso una terra straniera, sentendosi “strappar l’anima”, si gettò in mare, «donde uscì isola azzurra e verdeggiante». Il cavaliere, «quando seppe della nuova crudele, cominciò a gittar caldi sospiri e lacrime di fuoco, segno della interna passione che l’agitava: e tanto si agitò che divenne un monte nelle cui viscere arde un fuoco eterno di amore. […] Così egli è dirimpetto alla sua bella Capri e non può raggiungerla e freme di amore e lampeggia e s’incorona di fumo e il fuoco trabocca in lava corruscante…»

Capri e Vesuvio: l’amore

capri e vesuvio

Numerose sono le leggende alimentate dalle distruzioni provocate dalle eruzioni del Vesuvio durante i secoli. La leggenda riguardo all’origine del vulcano è una storia, un racconto di amore e di morte, una fiaba romantica. Si narra che a Napoli vivesse tanto tempo fa un giovane di nome Vesuvio.

Il ragazzo si innamorò perdutamente di una ninfa, cercando disperatamente di conquistare il suo cuore. La ninfa finì per innamorarsi del giovane. Momenti spensierati e dolci parole divennero solo ricordi lontani quando la ninfa fu costretta dalla famiglia ad allontanarsi dal suo amore, esiliata in un luogo segreto vicino al mare.

La distanza e le privazioni rafforzarono l’amore da indurre la bella ninfa a solcare il mare con una piccola barca e a perdersi nell’abbraccio delle onde, scomparendo nell’orizzonte. Ma le divinità del mare impietosite dalla tragica storia della ninfa, decisero di regalarle una nuova forma di vita e di tramutarla in pietra per renderla immortale: fu così che nacque l’isola di Capri. La ninfa continuava a vivere. Alla notizia della scomparsa della sua amata Vesuvio si abbandonò al più angosciato dei sentimenti e pianse di dolore.

Isola di Capri

Rabbia e dolore trasformarono il suo cuore puro e il giovane nobile impazzì. L’amore si tramutò in odio e Vesuvio cominciò a tirare fuori degli enormi sospiri d’ira che si tramutarono in fuoco. Così il suo animo irato e il suo corpo divennero di pietra e il giovane si tramutò in un monte nel cui ventre risiedevano lava e lapilli, simbolo concreto della sua rabbia e della sua ira. In preda al panico Vesuvio sarebbe esploso ma soltanto quando vide la sua Capri in lontananza, provò un attimo di pace.

Nell’animo del vulcano di pietra il cuore del giovane Vesuvio si ridestava d’amore soltanto alla vista dell’isola di Capri, la sua bella ninfa. Capita però che a volte il terribile dolore per essere stati separati rinasce e quando l’antico astio riaffiora, il temibile vulcano erutti, distruggendo le città che si stendono ai suoi piedi. Altre volte capita invece che Vesuvio, guardando la sua isola, si calmi e sembri sussurrare oltre il mare: “Quant’è bella però la mia regina di pietra. Quant’è bella la mia Capri.” 

Il vero amore resta

capri e vesuvio

Qualche antica versione della leggenda del Vesuvio e della sua Capri narra che ancora oggi aleggia nell’aria la loro tragica storia, la storia di un amore intenso e distrutto, intenso e tormentato come il mare in tempesta.

Ancora oggi, si narra che nelle splendide giornate di sole, quando l’aria è così tersa da impedire a sguardo umano di distinguere all’orizzonte dove finisce il mare e dove incomincia il cielo, il Vesuvio guardi la sua bella Capri  e, nel richiamo del vento, le sussurri  ancora l’intensità del suo amore.

Valentina Labattaglia

Sitografia:

Vesuvio e Capri, due amanti divisi. L’omaggio di Matilde Serao a Napoli

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