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Aramaico, la lingua di Gesù, l’inglese che fu

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Aramaico: questo il nome della lingua parlata da Gesù di Nazareth. Sebbene Gesù, come i suoi contemporanei, insieme agli ebrei di ogni epoca, leggesse le scritture bibliche in sinagoga, redatte nella lingua ebraica, quest’ultima non era la sua lingua madre.
In effetti, non possiamo dire che la lingua ebraico biblica sia mai stata effettivamente parlata da qualcuno, non ci sono attestazioni a riguardo, essa potrebbe anche essere stata una lingua meramente letteraria.

Al contrario, l’ aramaico fu una vera e propria lingua viva, diffusa per migliaia di chilometri nell’antichità e parlata per secoli.

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Parti del Vangelo di Giovanni in aramaico secondo i caratteri ebraici

Aramaico: così difficile?

Per sfatare un luogo comune che vede l’ aramaico come lingua inaccessibile per complessità e difficoltà, bisogna dire che nell’antichità esso ebbe grande fortuna e capillare diffusione, proprio a motivo della sua semplicità e praticità.
L’aramaico antico è paragonabile all’inglese odierno in termini di diffusione ed utilizzo. Sebbene i grandi imperi del Vicino Oriente Antico avessero delle lingue nazionali di corte, utilizzavano però l’aramaico per la corrispondenza diplomatica internazionale.
L’aramaico ha infatti il grandissimo vantaggio di essere una lingua alfabetica: come tutte le lingue alfabetiche si basa sulla combinazione di un numero limitato di simboli. Al contrario, per esempio, l’egiziano antico o geroglifico, si basava su centinaia di pittogrammi ed il sumero e l’accadico sul complesso sistema dei caratteri cuneiformi.
Queste lingue erano fortemente elitarie: il loro apprendimento era ristretto all’esigua cerchia degli scribi di palazzo. Infatti servivano numerosi anni di applicazione e di studio per acquisirne la padronanza.

Al contrario, l’aramaico ha un carattere fortemente democratico: essendo una lingua alfabetica il suo apprendimento era veloce. Poiché a differenza delle altre lingue antiche, l’ aramaico era la lingua del popolo e quindi una lingua viva, la lingua del mercato e della piazza, esso subì un notevole sviluppo lungo i secoli e la longitudine.

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Una scena del film The Passion di Mel Gibson. L’aramaico che Gesù parla nel film è una ricostruzione dell’aramaico del IV secolo d. C. mancano le fonti per risalire all’effettiva pronuncia del Gesù storico.

Aramaico: un tentativo di periodizzazione

Vale ancora una volta il paragone tra l’ aramaico e l’inglese odierno, per comprendere il ruolo di questa antica lingua nel Vicino Oriente Antico.
L’aramaico si è diffuso fino a coprire un arco di migliaia di chilometri, dall’Egitto al Pakistan, e di circa trenta secoli, dal X a. C. ai nostri giorni. Infatti, in qualche sperduto villaggio del medio oriente, questa antica lingua, attraverso tante contaminazioni, soprattutto dall’arabo, sopravvive ancora.

Una lingua che attraversa i secoli ed i continenti, non può rimanere immutabile, anzi, le divergenze tra i vari tipi di aramaico sono talmente elevate, che gli studiosi dibattono, anche se tali eterogeneità possono continuare ad essere ascritte allo stesso ceppo linguistico.
Il paragone temporale e geografico con l’inglese è adatto ad esemplificare concretamente tutta la questione. Anche la lingua inglese ha subito nei secoli e nei continenti un certo sviluppo, seppur questo non è neanche lontanamente assimilabile a quello subito dall’aramaico. L’inglese odierno non è certamente quello di Shakespeare, così come il nostro italiano non è quello della Commedia di Dante, inoltre l’inglese di Londra non è esattamente come quello parlato negli USA o in India.

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Il Vangelo di Giovanni in aramaico scritto secondo i caratteri orientali, corsivi, meglio conosciuto come siriaco.

Sono tantissimi i tentativi di periodizzazione per inquadrare l’aramaico, seguiamo quella di J. A. Fitzmyer. Secondo lo studioso possiamo distinguere 5 fasi per lo sviluppo dell’ aramaico.

1) Aramaico antico: dal X alla fine dell’VIII secolo a. C. nella zona del Vicino Oriente Antico. Rinvenuto su iscrizioni fatte su pietra ed altri materiali prendendo in prestito i caratteri dell’alfabeto fenicio.

2) Aramaico ufficiale: dalla fine dell’VIII alla fine del III secolo a. C. diffuso dall’Egitto fino all’Afghanistan e al Pakistan, passando per la Palestina, la Siria e l’Assiria. È detto anche aramaico imperiale o standard perché nonostante l’immensa estensione in longitudine e tempo, mantiene una certa omogeneità.

3) Aramaico Medio: dalla fine del III secolo a. C. all’inizio del III d. C. In questa fase l’ aramaico ufficiale cede il posto all’insorgere dei vari dialetti aramaici locali, da quello dei Nabatei, a quello di Qumran, da quello della Mesopotamia a quello dell’Arabia.

4) Aramaico tardo: dall’inizio del III all’inizio dell’VIII secolo d. C. Anche in questa fase le divergenze regionali sono molteplici, ma possono essere schematizzate nei due ceppi orientale ed occidentale. In questo periodo diventa notevole anche l’influenza del greco che penetra notevolmente nella lingua. Il limite superiore l’VIII secolo, è posto convenzionalmente per distinguere l’inizio della forte influenza araba.

5) Aramaico moderno: dall’VIII secolo ad oggi. È parlato in sperduti villaggi dispersi a nord di Damasco in Libano, tra il Kurdistan e Azerbaijan, e a nord di Mossul in Iraq. Questa variante è notevolmente spurie se paragonato a quello dell’antichità, data la forte influenza dell’arabo, del curdo e del turco.

Christian Sabbatini

Bibliografia

Ringrazio il Professor C. Morrison docente di Aramaico al Pontificio Istituto Biblico per il contenuto delle sue lezioni, da cui ho preso spunto, e per la bibliografia che segue.

J. A. Fitzmyer, A Wandering Aramean. Collected Aramaic essays, Scholars Press, Chico California, 60-63.

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