Home Arte Moderna Arte del '500 e '600 La Circoncisione di Rubens: la genesi del Barocco

La Circoncisione di Rubens: la genesi del Barocco

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Pieter Paul Rubens fu un pittore fiammingo, di formazione umanistica, che nel 1600 si spostò dalla Germania, sua terra natìa, per giungere in Italia, prima a Venezia e poi a Roma.

Rispettivamente ebbe modo di venire a contatto con la pittura di Tiziano, Veronese e Tintoretto, e dei modelli di Raffaello e Michelangelo, e alla pittura realistica accademica dei Carracci e a quella più naturalistica e “cruda” del Caravaggio. Si fermò inoltre a Mantova presso il duca Vincenzo Gonzaga, ed ebbe così modo di studiare la ricca collezione dei Gonzaga, copiandone i dipinti.
Non si può dire che Rubens appartenga in senso stretto alla corrente del Barocco, ma presenta delle caratteristiche che possono esservi ricondotte, in particolare i contrasti cromatici, quindi l’alternanza di colori caldi e colori freddi, e il dinamismo della composizione, dato sia dai chiaro-scuri sia dalla disposizione delle figure.
La Circoncisione è stata realizzata nel 1605, ed è un olio su tela.

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La pittura ad olio è considerata un “classico” della pittura fiamminga: secondo la tradizione, i pittori fiamminghi furono gli inventori della pittura ad olio, anche se questa tecnica era in realtà già nota dall’antichità, e la novità da loro apportata sta nella tecnica di stesura e nella preparazione, anche perché con il passare del tempo l’olio tende ad ingiallire i colori, fenomeno che la tradizione fiamminga fu in grado di lenire.

Inoltre, innovazione propria di Rubens era quella di usare olio in piccole parti come se fosse un disegno, in questo modo poteva decidere immediatamente il colore, la luce e le forme.
La scena rappresenta, partendo dall’alto, un gruppo di angeli portatori della luce divina, mentre Gesù Bambino subisce il rito della circoncisione, e Rubens enfatizza questo momento perché si tratta del primo sangue versato, nonché un allusione alle sue future sofferenze. La Madonna è voltata per non dover assistere alla scena, mentre gli altri personaggi sembrano rapiti dalla visione, quasi indirizzati dagli angeli. Quest’opera riflette i dettami della Riforma, in quanto è data una certa importanza al clero, e in questo caso al prete intento a compiere la circoncisione.
Con quest’opera, la prima presumibilmente eseguita a Genova, commissionata dal gesuita Marcelo Pallavicino e che si trova nella Chiesa del Gesù e dei Santi Ambrogio e Andrea di Genova, Rubens ha come punti di riferimento il Coreggio e il Tintoretto per quanto riguarda la poca statuarietà della composizione, che suggerisce invece l’idea del movimento anche grazie alla presenza di elementi curvilinei, e Tiziano per la gamma cromatica. Sono inoltre presenti anche dei punti in comune con il Caravaggio, per la luminosità dei colori in netto contrasto con l’ambiente immerso nell’ombra.

È sul dinamismo dell’opera che vogliamo concentrare la nostra attenzione: le figure non sono più deformate, come era nel manierismo, ma anzi, apre la strada al barocco, come già detto, e il senso della dinamicità è dato dal punto di vista scorciato, dato anche dalla volontà di rendere più drammatica la scena, non si ricorre ad una esasperazione delle forme, che qui sono invece scolpite e definite tramite un accentuato chiaroscuro che si alterna a colori ricercati, e questo insieme conferisce drammaticità ed emozione alla composizione.
La drammaticità è data non solo dai colori e dai movimenti, ma anche dagli stati d’animo che traspaiono dai volti dei personaggi, ad esempio la preoccupazione della Madonna e la concetrazione del prete.

Inoltre quest’opera è considerata importante perché porta il barocco a Genova, dal momento che la luce forte, i nuovi scorci, i movimenti suggeriti, rappresentavano una grande novità. Per di più, questo schema creato dal Rubens sarà ripreso più tardi nel “Trionfo della cattedra di S. Pietro” del Bernini e “Trionfo del nome di Gesù” dipinto dal Baciccia.

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Rossella Cavallo

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