Home Letteratura straniera contemporanea (1800-1900) Letteratura tedesca Siddharta Gautama: il romanzo su Buddha di Herman Hesse

Siddharta Gautama: il romanzo su Buddha di Herman Hesse

2282

Cari lettori, bentornati al nostro appuntamento domenicale. Questa settimana mi è capitato di udire il nome Siddharta per bene 46 volte; vi starete chiedendo se le ho contate: ebbene sì. Siddharta è un’icona per la filosofia orientale, nello specifico per quella indiana poiché allude al Buddhismo.

Con il termine Buddhismo indichiamo in maniera generica l’insieme delle tradizioni, sistemi di pensiero, pratiche e tecniche spirituali, individuali e devozionali, nate dalle differenti interpretazioni delle dottrine di Estremo Oriente.

Chi è davvero Siddharta?

Siddharta
Hermann Hesse

Siddharta Gautama è un giovane indiano che rappresenta il nome del Buddha ed è il capolavoro dello scrittore tedesco Hermann Hesse (1877-1962) pubblicato nel 1922. In tale opera egli decide di ispirarsi al percorso della vita del Buddha narrandone una biografia innovativa. Il Siddharta protagonista dell’opera non è infatti il Buddha storico, il quale compare nel libro come personaggio secondario sotto il nome di Gotama, un personaggio di fantasia che rappresenta “uno dei tanti Buddha potenziali“.

Egli è figlio di un bramino e, insoddisfatto della sua esistenza, insieme a Govinda, amico di una vita, decide di abbandonare la casa paterna e di andare a vivere con i Samana: degli asceti che vivono con il minimo indispensabile e perseguono l’identificazione e la meditazione attraverso privazioni fisiche estreme come il digiuno, il rifiuto dei vestiti etc.

Siddharta e Govinda decidono quindi di raggiungere la setta del Buddha Gotama, detto l’Illuminato, per giovarsi del suo esempio e dei suoi insegnamenti. Tuttavia, una volta arrivati al cospetto del maestro, Govinda decide di restare presso di lui, mentre Siddharta, non ancora soddisfatto del traguardo raggiunto, prosegue il suo cammino. Ciò a cui il protagonista mira è guadagnarsi la saggezza autonomamente, senza adeguarsi in maniera passiva agli insegnamenti, pur validi, di qualcun altro.

Durante la sua avventura Siddharta conosce un barcaiolo da cui apprende il ruolo fondamentale del silenzio grazie a cui si possono ascoltare tutti gli insegnamenti delle voci e dei rumori della Natura. Il barcaiolo lo aiuta a superare il fiume fino al suo arrivo in città ove conosce la bellissima cortigiana Kamala a cui darà anche un figlio.

Nonostante il giovane abbia sinora disprezzato le lusinghe materiali del corpo, egli cede ben presto al fascino di Kamala, che vuol fare di lui un uomo ricco e di successo. Kamala riesce nel suo intento ma Siddharta, ancora profondamente infelice, abbandona tutto alla ricerca assillante di una verità spirituale. Anni dopo, Siddharta rivede Kamala che, con il figlio avuto da lui, di nome anch’egli Siddharta, si sta recando al capezzale del Buddha Gotama e deve attraversare il fiume. Tuttavia la donna, convertitasi al buddhismo, viene morsa da un serpente e muore. Siddharta, riconosciuto il bambino come suo, lo prende con sé e lo alleva amorevolmente presso il fiume con il barcaiolo Vasuveda. Il giovane Siddharta, però, non assomiglia al padre: è svogliato, indolente e scostante e alla fine fugge via, proprio come aveva fatto il protagonista molti anni prima. Vasudeva, nonostante le insistenze di Siddharta, gli sconsiglia di andare in cerca del giovane, che deve trovare il proprio posto nel mondo. La sofferenza dell’abbandono si unisce allora  in Siddharta alla presa di coscienza del dolore che egli stesso ha provocato al padre bramino, quando ha abbandonato in giovane età la casa dei genitori.

La profonda riflessione che scaturisce da questo evento e la contemplazione del fiume permettono a Siddharta di raggiungere finalmente l’illuminazione, grazie alla quale egli comprende l’illusorietà del tempo e la grandiosa ciclicità del tutto, in cui confluiscono le gioie e i dolori, le speranze e le sofferenze individuali.

Siddharta comprende che la vera saggezza non può che giungerci dalla nostra più profonda interiorità.

A volte percepiva, nella profondità dell’anima, una voce lieve, spirante, che piano lo ammoniva, piano si lamentava, così piano ch’egli appena se ne accorgeva. Allora si rendeva conto per un momento che viveva una strana vita, che faceva cose ch’erano un mero gioco, che certamente era lieto e talvolta provava gioia, ma che tuttavia la vita vera e propria gli scorreva accanto senza toccarlo. Come un giocoliere con i suoi arnesi, così egli giocava coi propri affari e con gli uomini che lo circondavano, li osservava, si pigliava spasso di loro: ma col cuore, con la fonte dell’essere suo, egli non era presente a queste cose. E qualche volta rabbrividì a simili pensieri, e si augurò che anche a lui fosse dato di partecipare con la passione di tutto il suo cuore a questo puerile travaglio quotidiano, di vivere realmente, di agire realmente e di godere e di esistere realmente, e non solo star lì come uno spettatore.

L-Siddharta2

Sabrina Mautone

Fonti

Fonte immagine in evidenza: www.sognandoleggendo.net

Fonte immagini media: www.wikipedia.org; www.forum.tntvillage.scambioetico.org

Ulteriori informazioni: Siddhārtha Gautama

Fonti citazioni: Siddharta, Hermann Hesse

Commenti

Commenti