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L’etnosimbolismo ne “Le origini etniche delle nazioni” di Anthony D. Smith

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Etnosimbolismo Anthony D. Smith mythomoteur

Secondo la tesi che domina il panorama storiografico contemporaneo, le nazioni sarebbero un fenomeno recentissimo, nato nel XIX secolo. Una tesi alternativa, definita “etno-simbolista”, riconosce sì l’origine recente del nazionalismo, ma sostiene che le nazioni si sviluppino nel corso dei secoli, alla fine di un processo di lunga durata, a partire da elementi etnici di origine piuttosto remota. Questo è il pensiero di Anthony D. Smith, sociologo, espresso in “Le origini etniche delle nazioni” del 1986.

Le origine etniche delle nazioni di Anthony D. Smith

le origini etniche delle nazioni di Anthony D. SmithSecondo Anthony D. Smith la maggior parte delle nazioni, incluse le più antiche, sono basate su legami etnici e su tradizioni etniche popolari che hanno provveduto a fornire le basi culturali per la successiva formazione delle nazioni. Le nazioni moderne trarrebbero le loro radici dalla cosiddetta “ethnie”, che potremmo tradurre con gruppo etnico, caratterizzata da sei elementi:

1) un nome identificativo o un emblema


2) un mito di origine comune

3) memorie storiche e tradizioni condivise

4) uno o più elementi di una cultura comune

5) il collegamento con un territorio storico o una “patria

6) una certa solidarietà, almeno fra le élite.

Gli elementi dei gruppi etnici

Il primo passo per la nascita di un gruppo identitario è sempre l’emergere di un nome collettivo, l’elemento che identifica, prima di tutti, un’ethnie. Dare un nome ad una persona, sin dall’antichità, equivaleva ad identificarlo.[1] Non sono registrati casi di ethnie senza nome. I nomi collettivi servono alle comunità etniche per distinguersi e per riassumere la propria essenza, come se nel nome giacesse la magia della loro esistenza e la garanzia della loro sopravvivenza.[2] Un’ethnie può ricavare il suo nome collettivo da una città o da un distretto, oppure da un personaggio o un clan; il nome acquisisce poi, nel corso delle generazioni, un’aura mistica per i membri della comunità. Il nome evoca i tratti distintivi di una comunità nelle menti e nell’immaginazione dei suoi membri e degli esterni, così come dei posteri, sebbene queste immagini possano differire ampiamente.[3]

Importante è la relazione fra le memorie condivise e le identità collettive: le prime sono necessarie per la sopravvivenza delle seconde. C’è un continuo processo di reinterpretazione di identità nazionale, per cui ogni generazione crea la sua propria interpretazione, in base ad una diversa lettura del proprio passato.

Canaan nazioni
Mappa di Canaan, la cosiddetta “Terra Promessa”

Un’ethnie non è definita, per Anthony D. Smith, solo dalle sue memorie storiche e dai miti di ascendenza, ma anche dal possesso, o dalla perdita, di un territorio storico o “patria“. Un esempio è rappresentato da Canaan per gli Ebrei.

Ma gli elementi centrali di una nazione sono rappresentati dalla propria cultura. Il gruppo etnico deve riconoscersi in lingue, tradizioni, costumi, valori, rituali condivisi. Il sentimento di appartenenza ad un gruppo è ciò che fa da collante alla nazione. Non vi è necessità di avere in comune caratteristiche biologiche, come pensava il nazismo: la consapevolezza di essere parte di un gruppo è sufficiente a renderlo esistente.

L’importanza del mito

Carlo Magno
Carlo Magno costituisce un esempio di mythomoteur: intorno alla sua figura si costruì l’identità francese

Fra tutti i sopraccitati elementi culturali, ad essere centrali nel processo di nascita di un’ethnie, e quindi della nazione che ne deriva, sono i miti e precisamente quelli che, appunto, Smith definisce mythomoteur. Il termine sta ad indicare il ruolo vitale di miti e simboli nel modellare il corpus di credenze che sono preservati, diffusi e trasmessi alle generazioni future di un’ethnie.[4]

In ciascun mito motore un nucleo di verità storica è addobbato con elementi fantastici e mezze verità per fornire una storia appassionante e coerente dei modi con cui la comunità si è formata e sviluppata. Il risultato è un mosaico di mito e leggenda, e un accrescimento di materiali che richiede spesso un’analisi accurata per arrivare al nucleo  storico della storia comune, nucleo che non è l’elemento maggiormente importante del mito, perché il suo obiettivo non è narrare le reali origini dell’ethnie, ma garantire solidarietà sociale e un’autodefinizione del gruppo etnico.[5]

Davide Esposito

Note

[1] Smith, A. D., The Ethnic origins of the Nations, Blackwell Publishing, Oxford 1986, pag. 22

[2] Ibid., pag. 23

[3] Ibid., pag. 24

[4] Ibid., pag. 15

[5] Ibid., pag. 25

[6] Ibid., pag. 24

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