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(Non solo) Disney: Intervista a Francesco Artibani

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Se siete nati dagli anni Ottanta in su (ma anche prima) è praticamente impossibile che non abbiate mai letto o guardato in TV un’opera di Francesco Artibani.

Romano, 46 anni, Francesco Artibani è uno dei più noti ed apprezzati sceneggiatori italiani. Collabora sin dal 1991 con la Disney sceneggiando numerose storie per Topolino e scrivendo in seguito alcune delle più memorabili storie per le testate del filone adolescenziale-adulto Disney, destinate ad un pubblico più maturo e nate dalla seconda metà degli anni ’90, ovvero PKNA – Paperinik New Adventures ed il suo seguito PK², Mickey Mouse Mystery Magazine, W.I.T.C.H. e Kylion; di queste ultime due serie ha contribuito anche alla creazione.

Inoltre ha co-creato la serie a fumetti, diventata in seguito anche serie animata, Monster Allergy, ha scritto diverse storie per Lupo Alberto e due miniserie per la Marvel dedicate agli X-Men e al Dottor Strange. Nell’ambito dell’animazione ha lavorato in qualità di sceneggiatore, supervisore e story editor in Sopra i tetti di Venezia, Tommy & Oscar, Le straordinarie avventure di Jules Verne, Winx Club e nelle serie animate tratte da Lupo Alberto e Monster Allergy.
Dopo una pausa dal fumetto Disney durata alcuni anni, dal 2011 è tornato su Topolino scrivendo storie di rilievo come Moby DickTopolino e la promessa del gatto, Paperino, Paperoga e l’idolo acquatico e Zio Paperone e l’ultima avventura, considerata dall’INDUCKS, il principale sito sul fumetto disneyano, come la sua storia migliore ed inserendola nella classifica delle storie più belle del fumetto Disney in generale. Ha scritto anche due storie della saga di DoubleDuckDoubleDuck – Agente ZeroDoubleDuck – Codice Olimpo ed è stato l’artefice, insieme al disegnatore Lorenzo Pastrovicchio e al colorista Max Monteduro, dell’attesissimo ritorno di PK nell’estate del 2014 con Potere e Potenza.

L’avvento di Internet, ed in particolare dei social-network, come ha cambiato il mondo del fumetto? Ed il “contatto” tra autori e lettori che ha generato in che modo ha influenzato gli autori?

La rete ha certamente offerto una visibilità maggiore agli autori e ha avvicinato i lettori a chi scrive e disegna i fumetti ma è una realtà ancora tutta da esplorare. In Italia siamo ancora in una fase preliminare ed esplorativa in cui editori e autori stanno prendendo le misure con questa nuova realtà (con riscontri discreti in termini di promozione ma pessimi sul piano commerciale).
Il contatto tra autori e lettori ha creato una situazione inedita di vicinanza virtuale, impensabile solo fino a pochi anni fa. Un autore sano di mente ed equilibrato non dovrebbe lasciarsi influenzare dai commenti dei lettori e, per quella che è la mia esperienza (per me ed i miei amici e colleghi), è così.

Grazie ad Internet sei potuto entrare a contatto con “un campione” dei tuoi lettori. Com’è stato l’impatto?

Non del tutto positivo. La maggior parte dei lettori è composta da persone civili, educate e intelligenti ma c’è una minoranza che non saprei davvero definire, soggetti probabilmente problematici anche al di fuori del contesto fumettistico. I forum, Facebook e altri luoghi inafferrabili come questi sono lo spazio per polemiche continue, sfoghi e piagnistei di cui mi sfugge davvero il senso. Per quello che mi riguarda sono convinto che un autore non debba mai andare a discutere del proprio lavoro su un forum di appassionati perché non è sano e soprattutto non è corretto nei confronti dell’appassionato stesso. Non si può essere l’oggetto di una discussione e pretendere contemporaneamente di intervenire senza alterare la discussione stessa. In passato partecipavo a qualche discussione ma ora mi astengo; il lusso massimo che mi concedo è quello di una pagina Facebook (e per il resto cerco di evitare il più possibile fiere, incontri e ritrovi).

La diffusione tramite Internet dei fumetti in alcuni casi ha fatto conoscere a moltissimi lettori alcuni capolavori “dimenticati”, come ad esempio Mickey Mouse Mystery Magazine. Cosa ne pensi della circolazione online dei fumetti?

È una buona cosa se regolata, ma sono totalmente contrario al saccheggio in nome dei contenuti condivisi a ogni costo. Gli autori di fumetto non hanno casse previdenziali o altre forme di assistenza: vivono del loro lavoro e quello che guadagnano dovrà bastargli anche per quando il lavoro non ci sarà più. La circolazione online di contenuti piratati – perché di questo si tratta nella stragrande maggioranza dei casi – danneggia chi scrive e disegna privandoli del loro diritto d’autore e danneggia inevitabilmente gli stessi editori. Mi piacerebbe che si trovasse una formula sana per la condivisione perché lo scenario attuale non è sostenibile ancora a lungo. Le opere del passato e quelle fuori catalogo possono avere una nuova vita grazie alla rete, ma perché l’operazione funzioni dev’esserci un sostegno economico.

A proposito di MMMM, è un capitolo definitivamente chiuso per la Disney Italia o c’è una flebile speranza di poter ritornare un giorno ad Anderville, anche soltanto per dare una risposta ai punti interrogativi rimasti in sospeso con la chiusura della serie?

Nei fumetti tutto è possibile – e PK un po’ l’ha dimostrato (ma detto questo, non ne so nulla!)

artibani pk album
Francesco Artibani con l’album di figurine di PK
(Foto da Facebook)

Il calo di lettori dei fumetti, soprattutto fra i giovanissimi, a cosa è dovuto? Soltanto ai social-network, come dicono alcuni, o c’è dell’altro, secondo te? E come si può controbattere?

Leggere è difficile, un’attività complessa che richiede impegno e fatica. L’Italia è un paese in cui si legge sempre meno, un paese con un analfabetismo di ritorno impressionante in cui si disimpara a leggere. Da sempre c’è un periodo nella vita dei ragazzi in cui gli interessi cambiano e i fumetti non sono più così interessanti. Da che ho memoria si è sempre parlato di crisi del fumetto (la crisi dei tascabili, la crisi delle riviste contenitore e così via) e si è sempre cercata una causa esterna: colpa della tv, colpa dei computer, dei videogiochi e oggi di internet e dei social network. Controbattere in maniera seria significa mettere in moto un’operazione di sensibilizzazione che dovrebbe partire dalla scuola, intervenendo sulle famiglie e per esteso sulla società ma questa, in una nazione come la nostra, è un’utopia totale. All’estero si legge molto di più e c’è una minore diffidenza nei confronti dei fumetti ma dal momento che questa battaglia si combatte qui è necessario proporre ai lettori un’offerta che sia la più ampia possibile, cercando contaminazioni tra media diversi.
Il concetto di crossmedialità, oggi molto diffuso, propone un modello produttivo che può portare al fumetto più lettori andando a trasformare il fumetto in qualcosa di diverso, intercettando l’immenso pubblico dei non-lettori per avvicinarlo alla pagina stampata. Un fumetto che diventa cartone animato, videogioco, film, fiction è oggi un fumetto che funziona. Per come è affollato il mercato dell’intrattenimento oggi e per quanto è frammentato il pubblico solo superando gli steccati del fumetto si può sperare di sopravvivere.

Cosa deve fare un autore emergente di fumetti per poter farsi conoscere, al giorno d’oggi? 

Quelli più bravi riescono a capire l’umore del pubblico proponendo qualcosa di realmente nuovo. Per tutti gli altri si tratta solo di lavorare al massimo, perché la concorrenza è tanta ed affamatissima.

Oltre ai fumetti scrivi anche serie televisive animate. Sta per esordire su Super! proprio a breve una tua nuova serie, “Egyxos”. Di cosa si tratta?

La scrittura per l’animazione è la mia altra attività (ma non lo definirei un secondo lavoro!). “Egyxos” è l’ultima produzione in ordine di tempo ed è una serie di 26 episodi prodotta da De Agostini e realizzata dallo studio Musicartoon di Roma, in onda su Super! dal 22 febbraio.
È una serie che mescola avventura e commedia ed ha come protagonista un ragazzino, Leo, alle prese con una civiltà perduta esiliata dalla Terra e trasferitasi in un’altra dimensione, la civiltà degli Egyxos, appunto. Le divinità dell’antico Egitto tornano in scena sotto forma di guerrieri potentissimi che si affronteranno in una lunga sfida per la conquista del nostro mondo. Per De Agostini è stato un grande investimento che, come si diceva un paio di risposte fa, avrà uno sviluppo crossmediale con altre iniziative che vanno oltre il cartone animato. Siamo tutti fiduciosi e ora aspettiamo il riscontro degli spettatori…

Per quanto riguarda i fumetti Disney a cosa stai lavorando, invece? Ho notato sul tuo profilo Facebook la foto del frontespizio di una sceneggiatura con Cuordipietra Famedoro, forse il più temibile e spietato degli avversari di Zio Paperone…

Per il settimanale Topolino ho una serie di storie in lavorazione. C’è una storia in tre puntate che riporterà in scena il personaggio di Cuordipietra (che avevo utilizzato un paio di anni fa in Zio Paperone e l’ultima avventura) e c’è soprattutto la nuova storia di PK, con altre quattro puntate disegnate da Lorenzo Pastrovicchio.
Ci sono poi un paio di storie a sorpresa, ed anche un racconto con il ritorno di Gancio e Bruto in occasione del quarantennale di Bruto (nato nel dicembre del 1975).

gold edition artibani
La copertina della Gold Edition che raccoglierà tutte le storie migliori di Artibani, compresa la celebre Zio Paperone e l’ultima avventura ristampata qui per la prima volta, in uscita a marzo.

Potere e Potenza è stato un successo su tutta la linea. Adesso cosa bolle in pentola per quanto riguarda PK?

Quest’anno usciranno due episodi inediti: il primo realizzato da Alessandro Sisti e Claudio Sciarrone, e il secondo scritto da me e disegnato da Pastrovicchio con il quale avevo firmato Potere e Potenza. La storia procede e ci saranno nuovi colpi di scena, con dei ritorni più o meno inattesi e nuovi avversari all’altezza della situazione.

Cosa avrà il PK della “nuova era” di differente rispetto a quello “vecchio”?

Nulla, è lo stesso PK delle prime due serie. Il tempo è passato anche per lui e quindi, se possiamo parlare di novità, c’è forse maggiore consapevolezza del proprio ruolo, una certa maturità frutto anche dell’esperienza.
Ma a parte questi dettagli è il solito PK di sempre!

Quali autori segui con particolare interesse, oggi?

Ci sono tantissimi autori molto bravi ma quello che preferisco è Paolo Bacilieri, intelligente, acuto, attento e originale, un autore di quelli unici e irripetibili. La sua ultima opera “Fun” per me è un capolavoro assoluto.

In quale dei personaggi usati nelle tue opere ti rispecchi di più?

Sicuramente zio Paperone! È un personaggio speciale, pieno di risorse, molto più complesso di quanto si creda.

Cosa ne pensi quindi del lavoro fatto da Don Rosa sul personaggio di Zio Paperone, soprattutto riguardo la “continuity”?

Don Rosa è un autore bravissimo, con un senso del racconto e della gag davvero potente. Però quando si mette in cattedra e riscrive la storia dei paperi secondo il suo dogma barksiano secondo me esagera.
L’universo disneyano è ampio e mobile; lui ha dato la sua versione ma non è LA versione come molti credono (e un po’ ci crede anche lui…), ed è lo stesso Barks a sconfessarlo nel momento in cui non l’ha riconosciuto come suo erede.

Tu poi sei sempre stato abbastanza “filologico” nelle tue storie, ma ti distingui per saper dosare sapientemente le citazioni senza strafare.

Si prende dal lavoro degli altri, ma in maniera rispettosa e funzionale al racconto. Rosa ha il suo pallino per Barks, tuttavia lo trovo stucchevole quando diventa cavilloso…
Comunque alla fine c’è sempre qualcuno pronto ad essere scontento o a polemizzare.

Aldilà del fatto che nel 2015 c’è ancora gente che litiga per Carpe Diem…

A Carpe Diem – che pure è la mia storia di PK preferita – non ci penso più.

Ma per quanto riguarda la “continuity” come ti regoli? Ne hai una “tua”?

Per me non può esistere la continuity su un settimanale come Topolino fatto di centinaia di storie diverse e decine e decine di autori, quindi per me la continuity è solo una questione di coerenza del personaggio. Nelle mie storie i personaggi hanno sempre lo stesso carattere e questa è l’unica continuity che seguo: Topolino non fa battute sarcastiche, Paperino non è pigro ma un volenteroso sfortunato, Paperone è molto umano, i tre nipotini pungolano lo zio in maniera bonaria… Piccole note personali alle quali mi rifaccio, ma non esiste per me una vera e propria continuity. Poi, al solito, ognuno fa come vuole.

Un giorno ci spiegherai che ci faceva lo scudo Extransformer di PK nei sotterranei dell’Agenzia di DoubleDuck [nella storia di DD “Codice Olimpo” NdA]?

È tutto calcolato e presto lo saprete. In questo caso, sì, mi sono creato una mia continuity personale.
Prossimamente tutto sarà chiaro.

Ma quindi stiamo parlando di un crossover tra PK e DoubleDuck?

Sarà un’operazione speciale, ma sono vincolato dal silenzio.

Giacomo Sannino

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