La nivola: il nuovo genere letterario di Miguel de Unamuno

In prosa o in versi, Miguel de Unamuno ha sempre saputo dare il suo tocco iperdistintivo ad ogni propria opera, ma con la creazione di un nuovo genere, quello della nivola, supera sé stesso ed ogni tipo di rispetto delle convenzioni vigenti.

Il XX secolo come “età dell’ansia”

Guernica Miguel de Unamuno nivola

Quella di Unamuno è una sfida, un drastico rifiuto all’omologazione, seguendo la linea di pensiero che stava percorrendo il tempo e lo spazio dell’epoca, per farsi tratto distintivo di una realtà ormai rotta, scissa, frantumata e inconoscibile. Si parla degli anni della crisi, la rinominata Age of Anxiety: l’inizio del XX secolo è un turbine di novità, scoperte e cambiamenti o meglio, di sconvolgimenti. Il mondo non è più interpretabile: la realtà non è come la vediamo, ce lo dice Heisenberg e il suo principio di indeterminazione; il tempo non è lineare, rivela Bergson, mentre Einstein ci insegna che tutto è relativo. All’elenco si aggiungono la scoperta dell’inconscio da parte di Freud, lo scoppio della Grande Guerra e la Rivoluzione Russa.

Il trauma abbraccia ogni campo del sapere umano: tutto è cambiato ma tutto è anche sempre lo stesso, i limiti del possibile e dell’impossibile si intersecano e si sovrappongono, lasciando all’essere umano solamente una serie infinita di domande senza risposta.

Non è un caso che queste nuove prospettive sulla realtà abbiano impresso un profondo segno alla letteratura dell’epoca. Le convenzioni fissate dai romanzieri dell’Ottocento si erano cristallizzate ed avevano vissuto un’epoca di grande splendore prima che il XX secolo facesse capolino e distruggesse qualunque ordine anteriore.

Il riflesso del trauma in letteratura

Adesso il nuovo modo di narrare sovverte in profondità, corrodendole dall’interno, le strutture più tradizionali del romanzo ottocentesco: il realismo, il narratore onnisciente, la linearità degli eventi, tutto ciò nel Novecento è abbandonato per esprimere invece il profondo disagio del soggetto davanti ad una nuova realtà impenetrabile, contraddittoria, le cui precise determinazioni spazio-temporali sono ormai prive di senso, inconoscibile e cangiante come la stessa psiche umana. Gli autori del Novecento sentono quindi l’urgente bisogno di rappresentare la crisi del mondo nelle proprie opere.

Ma la rottura è ancor più profonda di quanto sembri, gli autori del Novecento non si distaccano semplicemente dalla tradizione precedente bensì da tutti gli schemi in generale: è per questa ragione che si parla di “crisi del genere letterario”. In un mondo in cui le convenzioni, le etichette, la relegazione in definizioni chiuse e statiche sembrano ormai impossibili, lo stesso concetto di genere è messo in discussione.

È in atto una rivoluzione dei generi di cui Miguel de Unamuno, con la sua nivola, si fa portabandiera nello spazio iberico.

La rivoluzione di Miguel de Unamuno: la nivola

Scrittore poliedrico e dalle mille sfaccettature, creatore di narrativa, teatro e soprattutto filosofo, Miguel de Unamuno è canonicamente legato al movimento letterario spagnolo denominato Generazione del ’98. La sua fame di sperimentazione e di rottura delle regole però permettono di iscriverlo perfettamente in una corrente che in quegli anni attraversava l’Europa e che si proponeva di investire con un’ondata di cambiamento ogni forma d’arte: il modernismo.

Unamuno non volle semplicemente aggirare le convenzioni che erano state in vigore fino alla fine del XIX secolo, bensí decise di spingersi molto oltre inventando addirittura un nuovo genere letterario: la nivola.

La prima comparsa del termine si riscontra in una delle opere cardine dell’autore, e cioè Niebla (1914), in cui uno dei personaggi spiega le caratteristiche essenziali del genere e ne motiva la creazione: giustificare le differenze con i romanzi tradizionali (dato che nelle nivolas si altera la struttura formale che la narrativa aveva seguito fino a quel momento).

È indubbio che questo non sia altro che un geniale espediente dell’autore che gli ha permesso di dettare le proprie regole aggirando sapientemente la critica e ammiccando ludicamente ai lettori.

Partiamo da un dato di fatto interessante: il gioco di parole tra “novela” e “nivola” non è assolutamente casuale, tanto che ad oggi ancora non è chiara la corretta pronuncia del termine inventato da Unamuno. In un suo saggio[1] la parola ricorre accentata come sdrucciola (nívola), mentre altrove (ad esempio in Niebla) la si può incontrare come piana. Questa è probabilmente un’altra trovata goliardica dello scrittore per confondere ulteriormente il pubblico.  La realtà è che forse lo stesso Unamuno non aveva stabilito una pronuncia precisa, proprio perché non ce n’era assolutamente bisogno: le convenzioni non hanno più senso -sembra sottintendere l’autore-, sono mutevoli e malleabili e questa disputa fonologica ne è l’ennesima prova.

Miguel de Unamuno nivola

Caratteristiche della nivola

Nel dialogo di Niebla, in cui il personaggio Victor Goti prende le veci di Unamuno e spiega in un gioco meta-testuale cosa stia scrivendo e come lo stia scrivendo, i piani di narrazione e di realtà si intrecciano irreparabilmente, fin quasi a rendere impossibile una separazione. È tramite le parole di Victor che Unamuno inserisce le sue dichiarazioni di poetica senza mezzi termini:

«Pues así con mi novela, no va a ser novela, sino… ¿cómo dije?, navilo… nebulo, no, no, nivola, eso es, ¡nivola! Así nadie tendrá derecho a decir que deroga las leyes de su género… Invento el género, a inventar un género no es más que darle un nombre nuevo, y le doy las leyes que me place.»[2]

Ricapitolando: inventando il genere potrà dargli le caratteristiche che vuole senza che nessuno lo accusi di incompetenza; attribuisce una grandissima importanza ai dialoghi e quindi alla “teatralità” dell’opera e infine riprende le teorie già esposte nell’articolo “A lo que salga“, in cui dichiara l’intenzione di scrivere un’opera che si faccia da sé, che venga letteralmente partorita dalla mente dell’autore senza seguire un piano prefissato.

La nivola è un’opera essenziale, scheletrica, ridotta al minimo, la cui azione si presenta in forma molto concentrata. Gli elementi tradizionali non sono rilevanti: il contesto, lo spazio, le descrizioni perdono di interesse, ciò che importa invece risiede negli elementi della coscienza dei personaggi. L’obiettivo è mostrare i conflitti interiori, i problemi di coscienza incarnati dai protagonisti nel momento in cui si rendono conto che il proprio destino non si adatta al loro modo di essere e quindi provano ad uscire dal loro copione.[3]

Importanza dei dialoghi e il mix di realtà e finzione

Le parole dei personaggi forgiano il nucleo della nivola: i dialoghi, i monologhi, i soliloqui hanno un peso notevolissimo in opere come Niebla, in cui la narrativa descrittiva in terza persona costituisce il 20% dell’opera, la stessa percentuale è coperta dal monologo interiore, mentre il restante 60% è esclusivamente dedicato al dialogo.

Altra colonna portante del genere è indubbiamente l’accavallamento, il mix di realtà e finzione: lo vediamo con il libro che sta scrivendo il personaggio Victor Goti ma ancor di più con l’incursione metanarrativa di Unamuno stesso nella sua opera. Personaggio e autore interagiscono, si confrontano e si scontrano, proprio come succederà anche negli scritti di Pirandello, nonostante il fatto che questi due artisti non si siano mai raffrontati o letti a vicenda.

Con tutti questi espedienti Miguel de Unamuno mette in discussione la stessa solidità della vita dell’essere umano: quest’ultima non è consistente, è paragonabile ad un sogno o ad un’opera teatrale, ogni intervento è già stato scritto e le persone rappresentano semplicemente un ruolo sul palcoscenico del mondo.

È per questo che si può affermare che la nivola presuppone una estrema teatralizzazione del romanzo: prima si fondono teatro e romanzo, e poi si confondono tragedia e commedia.[4] Ed è proprio da ciò che derivano il viviparismo dell’opera e l’autonomia che reclama l’ente fittizio rispetto all’autore.

Quali opere di Miguel de Unamuno appartengono al genere della nivola?

Non esiste ancora un accordo della critica su quali opere unamuniane possano essere considerate nivola. In ogni caso, la classificazione più accreditata ad oggi è quella di Geoffrey Ribbans che inscrive in questo genere solo Amor y pedagogía e Niebla dato che entrambe trattano dello

«Svegliarsi della personalità per scappare dalla nebulosità alla vera esistenza»[5]

Il carattere dei personaggi si va quindi formando durante le opere, i romanzi successivi invece non narrano lo sviluppo del carattere, bensì affermano ripetutamente la personalità dei personaggi che è già formata.

È così che Unamuno si inscrisse nella rivoluzione dei generi del primo Novecento, dettando le proprie regole e disordinando i canoni. Ciò che è certo è che non fu assolutamente l’unico.

Daniela Diodato

BIBLIOGRAFIA

[1] M. de Unamuno, Tres novelas ejemplares y un prólogo, Calpe, Madrid-Barcellona, 1920.

[2] M. de Unamuno, Niebla, edición de Mario J. Valdés, Catedra, 2009, cap. XVII.

[3]  M. Ferrer Guardiola, La evolución narrativa de Unamuno, De nivola a novela, Universidad de Girona, 2020, p.5

[4] P. Tanganelli, Il nuovo romanzo di Unamuno e le categorie storiografiche del primo Novecento, Università di Ferrara, 2018, pp. 238-239

[5] M. Ferrer Guardiola, La evolución narrativa de Unamuno, cit., p. 4

FERRER GUARDIOLA, Marta, La evolución narrativa de Unamuno, De nivola a novela, Universidad de Girona, 2020.

TANGANELLI, Paolo, Il nuovo romanzo di Unamuno e le categorie storiografiche del primo Novecento, Università di Ferrara, 2018, pp. 238-239

UNAMUNO, Miguel de, Niebla, edición de Mario J. Valdés, Catedra, 2009.

UNAMUNO, Miguel de, Tres novelas ejemplares y un prólogo, Calpe, Madrid-Barcellona, 1920.