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Death Note: i personaggi, la filosofia, la ricezione del manga

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Death Note

Death Note, manga scritto da Tsugumi Ōba (o Ōhba) e disegnato da Takeshi Obata, è uno shonen nato nel 2003 e concluso nel 2006. Nonostante la sua breve durata, Death Note è riuscito a riscuotere un grandissimo successo mediatico e commerciale (nel 2008 aveva già superato i 26.5 milioni di copie vendute).

La trama narra gli avvenimenti legati ad un “quaderno della morte” (il Death Note appunto), trovato dal giovane Light Yagami. Questo quaderno è in grado di causare il decesso di qualunque individuo il cui nome venga scritto sulle sue pagine, a patto che il suo volto sia noto a colui che lo segna.

Death Note
Il “Death Note”

Dopo aver verificato gli straordinari poteri del Death Note, Light decide di utilizzarlo per eliminare ogni criminale esistente. In questo modo Light vuole dare vita ad un nuovo mondo, perfetto e privo di ingiustizie. L’ecatombe che ne seguirà desterà l’attenzione di L, celebre detective dall’ignota identità. Egli darà una caccia spietata a Kira (lo pseudonimo con cui Light verrà universalmente conosciuto) dando inizio ad una lunghissima “partita a scacchi” tra i due, piena di invenzioni e colpi di scena.

La filosofia di Death Note: giustizia e morale

La prima cosa che colpisce del manga di Death Note è la preponderanza nella narrazione di temi impegnati come giustizia e morale, che ritornano ed accompagnano ogni azione e pensiero dei protagonisti. Sia Light che L non sono infatti caratterizzati come “il cattivo” ed “il buono” in senso assoluto, ma come persone reali con una propria precisa idea di ciò che è lecito o meno.

Per il primo la giustizia risiede nella certezza di una punizione esemplare per i malvagi, che scoraggi chiunque  dal commettere nuove ingiustizie. Paradossalmente Light uccide centinaia di persone proprio per far sì che non vi siano più omicidi. Chi, infatti, in un mondo in cui ad ogni crimine violento segue la morte, non ci penserebbe due volte prima di danneggiare il prossimo? Nel suo agire concreto il protagonista di Death Note non tiene però in alcun conto la propria stessa morale.

Infatti, divenuto un pluriomicida, Light non reputa affatto di meritare la morte. Ciò che conta per lui sono i risultati, il come vengano raggiunti è irrilevante.

Yagami Light Shinigami
Light metaforicamente raffigurato come “dio della morte” attorniato dagli Shinigami, veri dei della morte proprietari dei Death Note

L invece ha un’idea di giustizia più convenzionale per cui un colpevole deve sì essere punito, ma la sua punizione non può e non deve divenire una sorte di “crimine legalizzato”. Per lui uccidere è un atto immorale e non la soluzione. Secondo L, il diritto alla vita è lo stesso per chiunque, compreso il serial killer a cui dà la caccia.

Eppure, nonostante questa apparente impronta riflessiva e profonda, che è alla base del successo del manga, il manga di Death Note non nasce affatto come una storia sulla giustizia o una riflessione sulla morale. E ad affermarlo è lo stesso autore nel corso di una lunga intervista presente nel volume speciale “Death Note 13: Guida alla lettura“.

Death Note
L

Le tematiche di Death Note secondo l’autore del manga

La stragrande maggioranza dei lettori infatti apprezzi il manga di Death Note proprio per le sue riflessioni sui concetti di bene e male e di giusto e sbagliato. Eppure, Ōhba ha affermato esplicitamente di non essere mai stato interessato ad una trattazione sistematica al riguardo.

Alla domanda “Quali tematiche ha voluto trattare in Death Note?” l’autore infatti risponde: “Nessuna in particolare. […] non penso sia importante dissertare sul bene e sul male o chiedersi se ciò che Light fa sia giusto o sbagliato […]”.

All’incalzare dell’intervistatore che chiede se dunque non vi sia alcuna base ideologica o teorica su bene e male in Death Note Ōhba replica: “Esattamente. Near, nel finale, dice che ciascuno deve decidere per conto suo che cosa sia la giustizia. Anche io la penso più o meno così. Capisco che la tematica del bene e del male sia interessante, ma si rischia di cadere nel filosofico, e sin dall’inizio avevo deciso che non l’avrei trattata. […]”.

Near
Near

In sintesi quindi il manga di Death Note nasce come un’opera di intrattenimento in cui godersi trucchi e guerre psicologiche nella quale “è stato naturale porre un freno agli aspetti più intellettuali“.

Idee dell’autore e percezione dei lettori

Com’è possibile che Death Note, manga nato con il solo scopo di intrattenere, sia stata recepito invece come una riflessione su concetti fondamentali come quelli di giustizia e morale?

La spiegazione è molto semplice e può essere applicata anche al di fuori del mondo fumettistico. Per quanto un autore voglia conferire alla propria opera una determinata connotazione, il prodotto finito sarà sempre un qualcosa di diverso e di separato dalla sua persona al quale ogni lettore darà una propria interpretazione fortemente dipendente dal suo background, dai suoi gusti e dagli intenti che lo animano nell’approcciarsi alla stessa.

La differenza tra idee dell’autore e percezione dei lettori, lungi dall’essere circoscritta a Death Note, permea di sè l’intera storia della creatività umana, dando origine alle molteplici interpretazioni che di uno stesso classico si hanno nel corso dei secoli. Essa è connaturata all’uomo e, come tale, va quindi accettata.

Alessandro Ruffo

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