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Akutagawa Ryūnosuke: tra tradizione e modernismo

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Akutagawa Ryūnosuke
Akutagawa Ryūnosuke

Nella lettera di addio poco prima di suicidarsi, Akutagawa Ryūnosuke scrive: so di essere, dopo tutto, il figlio di una pazza. Al momento provo disgusto per tutto il mondo e soprattutto per me stesso.
Scrittore famosissimo in tutto il Giappone, il caso di Akutagawa (1892 – 1927) è davvero particolare. È uno degli scrittori nipponici più importanti, nonostante sia morto a soli 35 anni e abbia scritto soltanto racconti. Cos’è, quindi, che rende così interessante la sua produzione?

Tradizione e modernismo 

Come altri scrittori del suo tempo (ad esempio Natsume Sōseki), anche Akutagawa non ha vissuto un’infanzia felice.
La madre, infatti, dopo aver partorito, perde la ragione e non riesce a prendersi cura di lui. Verrà affidato allora a uno zio paterno, che gli darà anche il suo cognome, e con cui vive in un clima molto affettuoso.
Tuttavia, la malattia della madre diventa ben presto un’ossessione: all’epoca si riteneva che la pazzia fosse ereditaria. A “confermare” questa teoria si aggiungono anche le letture di stampo naturalista, in cui l’elemento dell’ereditarietà era uno dei suoi princìpi.

Grazie allo zio, comunque, cresce in un humus culturale molto stimolante, circondato soprattutto da classici cinesi. Le storie della tradizione, sia cinesi che giapponesi, sono per lui una base fondamentale. La sua produzione, infatti, la si potrebbe definire – volendola semplificare fino all’osso – come una riscrittura di miti e leggende del passato. Nonostante non si possa assolutamente mettere in dubbio che sia un grande scrittore, spesso Akutagawa viene per questo accusato e criticato.
Il confine tra influenza e plagio è effettivamente molto sottile. Ma, in Giappone, questo elemento non è così fondamentale.
L’importante, nel caso di Akutagawa, è il modo in cui scrive, il modo con cui riesce a tenere insieme il racconto.

Si potrebbe leggere Akutagawa, infatti, anche solo per lo stile: maturo fin dalle prime storie, consapevole – quasi – della sua letterarietà; la scelta delle parole è fluida, naturale. Avendo studiato anche lingue straniere, tra cui il cinese, lo scrittore è in grado di usare termini classici reinventadoli e di manipolarli a suo piacimento. Cinismo, umorismo e una certa freddezza (volta a dare distacco), vengono utilizzati per tratteggiare con ironia i lati più negativi degli esseri umani.
Ce lo ricorda anche Murakami Haruki che Akutagawa tende al modernismo, nell’introduzione alla raccolta di racconti messa insieme da Einaudi. E aggiunge anche:       

Con grande maestria, Akutagawa prese in prestito il contenitore del racconto folkloristico per portare la sua tendenza al modernismo nel mondo della fiction. In altre parole, riuscì a dare al suo modernismo una forma narrativa innestandolo con abilità sulle leggende medioevali. Invece di creare una letteratura puramente modernista, traspose il suo modernismo in forme differenti.

La verità de Nel bosco

Un esempio molto particolare è Nel bosco (Yabu no naka, 藪の中), pubblicato sulla rivista Shinchō nel 1922. Come altre storie da lui scritte, anche questa s’ispira al Konjaku Monogatarishū – tradotto di solito con Racconti del tempo che fu – una raccolta di opere indiane, cinesi e giapponesi di epoca Heian (794 – 1185).
È un racconto molto breve con un nucleo centrale altrettanto forte.
La storia ruota intorno al ritrovamento di un cadavere, sul cui assassinio vengono riportate sei testimonianze. Tutti dicono quello che sanno, ogni personaggio parla attraverso un monologo drammatico. Ma Akutagawa, con una molteplicità dei punti di vista che ricorda molto Faulkner, insinua il dubbio: chi sta raccontando la verità? D’altronde, esiste davvero un’unica verità?

Io però lo faccio con la spada che porto alla cintola, mentre voi usate altri mezzi: uccidete col potere, col denaro, con subdole, ipocrite parole. Certo non c’è spargimento di sangue, la vostra vittima è viva e vegeta. Voi però l’avete uccisa. Mi chiedo chi di noi commetta la colpa più grave, voi o io.

Una scena dal film Rashōmon di Kurosawa tratto da un racconto di Akutagawa

Da Nel bosco, Akira Kurosawa ha tratto il film Rashōmon, il cui titolo è, in realtà, un altro fantastico racconto di Akutagawa.

Akutagawa Ryūnosuke e il fantastico

Akutagawa Ryūnosuke

Tranne che per alcune rare eccezioni, gli scritti di Akutagawa possono essere tutti collocati nella categoria della “letteratura fantastica”
La sua personalità così tormentata e complessa viene sublimata al meglio nella semplicità del fantastico, come ha scritto Cristiana Ceci.
A partire dall’atmosfera dei racconti, che non è mai rassicurante, Akutagawa ci parla della sua inquietudine: è innegabile che nei racconti fantastici parli anche di sé e della propria visione della vita e dell’arte.
La stessa Ceci, nell’introduzione a Racconti fantastici edita Marsilio, fa un paragone con il Calvino delle Fiabe italiane, dicendo che per lo scrittore giapponese vale ciò che il nostro amato autore italiano ha detto:

Alla mancanza di libertà della tradizione popolare, a questa legge non scritta per cui al popolo è concesso solo di ripetere triti motivi, senza vera “creazione”, il narratore di fiabe sfugge con una sorta d’istintiva furberia: lui stesso crede forse di far solo delle variazioni su un tema; ma in realtà finisce per parlarci di quel che gli sta a cuore.

Tuttavia, anche i grandi autori possono “cadere” e questo accade anche ad Akutagawa. Il periodo che va dal 1916 al 1924 è il più proficuo e il più definito: non c’è spazio la letteratura-confessione, l’enfasi è tutta sulla storia, sulla capacità di raccontare storie al limite del surreale. Avrebbe potuto continuare così, dando specificità alla sua scrittura, ma non ci riesce.
Capisce i problemi della sua epoca, sente su di lui la responsabilità dello scrittore e cerca, allora, di creare delle atmosfere narrative più contemporanee, che possano rispecchiare la società che lo circonda in tutto e per tutto. I suoi ultimi racconti risentono di questa pressione e si dimostrano semplicemente come “ben fatti”.

Su cento racconti, se dieci sopravvivono per le generazioni seguenti, si può parlare di un grande successo, continua ancora Murakami Haruki.     
Akutagawa Ryūnosuke ha superato ampiamente la prova del tempo.

Carmen Borrelli

Bibliografia

  • Akutagawa Ryūnosuke in Down to the West, di Donald Keene
  • Introduzione di Murakami Haruki Rashōmon e altri raccontidi Akutagawa Ryūnosuke, edizione Einaudi
  • Introduzione di Cristina Coci a Racconti fantastici di Akutagawa Ryūnosuke, edizione Marsilio

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