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La Prima Repubblica Austriaca (1918-1938)

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Austria, Fronte Patriottico,
Manifestazione del Fronte Patriottico Austriaco

La Prima Repubblica Austriaca sorse dalle ceneri dell’Impero Austro-Ungarico al termine della Grande Guerra. Sfortunatamente, il nuovo stato dovette conoscere un’esistenza breve e travagliata, in maniera simile a quanto vissuto dalla Repubblica di Weimar, per poi venire incorporato nel III Reich da Hitler il 12 Marzo del 1938, senza che in Europa nessuno muovesse un dito. Lungi dal poter essere liquidato come un ordinario atto di aggressione da parte dei nazisti, l’Anschluss austriaco coinvolge in pieno il problema identitario che afflisse tutta la storia della repubblica austriaca, e che ne condizionò in buona misura le sorti. Vediamo perché.

La caduta dell’Impero Austro-Ungarico

Il 3 Novembre 1918 l’Austria-Ungheria firmava con il Regno d’Italia l’armistizio di Villa Giusti. Questo può essere considerato uno degli ultimi atti ufficiali del morente impero. I popoli che componevano la duplice monarchia avevano infatti iniziato a manifestare le proprie pulsioni indipendentiste già dal 16 Maggio del 1918, anche sotto l’influenza dei 14 Punti di Wilson. Il definitivo rovescio militare dell’Esercito Austro-Ungarico ed il suo smembramento come forza combattente convinsero l’Assemblea Nazionale Provvisoria Austriaca che tentare di conservare l’Impero sarebbe stato futile, accettando così l’indipendenza degli altri popoli (Ungheresi, polacchi, boemi e slovacchi) o la loro incorporazione fra le potenze dell’intesa (Romeni, croati, serbi e sloveni, italiani di Trento e Trieste).

La Prima Repubblica Austriaca
La divisione dell’Impero Austro-Ungarico secondo i trattati di Saint-Germain e del Trianon. In nero, i confini della Monarchia Asburgica. In rosso, i confini della prima Repubblica Austriaca. La carta, in tedesco, consente tuttavia di comprendere bene lo smarrimento di un popolo che si ritrovava isolato dopo aver regnato per secoli su buona parte dell’Europa Centrale

La mancata unione alla Germania

Credendo di poter godere della medesima autodeterminazione dei propri ex-compatrioti, gli austriaci varavano una costituzione provvisoria che li identificava come parte integrante della nuova Repubblica di Weimar. Pareva loro infatti che, caduto l’impero, non restasse più per l’Austria alcuna funzione storica da assolvere, e che l’unico destino e l’unica salvezza possibile fossero quelli di riunirsi ai “confratelli” tedeschi. Il Trattato di Saint-Germain doveva spezzare queste speranze: le potenze dell’Intesa, sia per considerazioni strategiche che per impedire all’ex-Impero tedesco di rifarsi delle perdite subite con il trattato di pace di Versailles, impedirono ogni forma di unione, anche economica, fra i due ex-Imperi germanici.

I primi anni della Repubblica Austriaca


Le prime elezioni della repubblica dovevano dare la maggioranza relativa al Partito Socialdemocratico, seguito dal Partito Cristiano-Sociale e dal Partito Pangermanista. Tutte queste forze (Diverse per cultura e scopi politici) erano, a vario titolo, favorevoli ad un Anschluss (“Unione”) con la Germania, nella forma di uno stato federato ed autonomo. Soltanto lentamente, e poste di fronte all’impossibilità pratica di questa prospettiva, i partiti dovettero rinunciarvi.

L’Austria post-bellica venne a condividere le medesime, disgraziate condizioni economiche degli altri paesi, con la differenza che lo smembramento dello stato Austro-Ungarico ne aveva ancor di più disgregato le strutture economiche. Ciò rendeva la Repubblica Austriaca dipendente dagli aiuti esterni delle potenze occidentali, che però imposero ai deboli governi dell’Austria di rinunciare ai propri propositi unionisti, e di reprimere le spinte all’unione con la Germania che ancora pulsavano in Austria Occidentale nel 1920.

Estremismi Contrapposti

La Prima Repubblica Austriaca
Stemma delle “Republikanischer Schutzbund”, milizia paramilitare dei socialisti austriaci, 1927

In questo status di malessere economico e di crisi identitaria  non stupisce che si sviluppassero, similmente a quanto avveniva in tutta Europa, milizie armate al servizio di opposti progetti ideologici, forze che minavano il tentativo di rimettere ordine nel paese alpino. Il Partito Socialista Austriaco aveva creato, nel 1923 le Schuzbund, una milizia popolare (attiva soprattutto a Vienna) creata in risposta alle autorità statali, che avevano liquidato gli esperimenti di soviet realizzati dagli operai austriaci.

In risposta a queste il Governo Ramek (Primo governo esplicitamente ostile all’Anschluss) creò le Heimwehren: questi paramilitari di destra, raccolti fra i reduci dell’esercito imperiale, in embrione già nel 1920 per integrare il debole esercito austriaco, si diffusero rapidamente in tutta l’Austria, e sfuggirono presto al controllo del governo, divenendo un elemento di instabilità e principale, violenta espressione del nascituro nazionalismo austriaco. Le Heimwehren iniziarono presto ad essere finanziate dall’Italia Fascista, che premeva perché rovesciassero i deboli governi di Vienna e realizzassero in Austria uno stato fascista modellato sull’esempio di Roma.

La stretta autoritaria

La Prima Repubblica Austriaca
Incendio del Palazzo di Giustizia di Vienna durante la rivolta del 1927

La fragile democrazia austriaca era nel caos: scontri fra le Schutzbund e le Heimwehren portarono alla rivolta di Vienna del Luglio 1927. In tutto ciò, i tentativi del governo di disarmare tutti i paramilitari si conclusero nel disarmare solo i socialisti, con continui tentativi di re-includere le Heimwehren fra le leve del governo legittimo. La Crisi di Wall Street non doveva migliorare la situazione, riaccendendo una crisi economica mai risolta.

L’ascesa al cancellierato di Engelbert Dollfuss, convinto ammiratore del fascismo italiano, portò nel 1933 alla chiusura del Parlamento, al divieto di riunioni politiche, alla forte limitazione della libertà di stampa, allo scioglimento forzato delle Schutzbund, e alla messa fuorilegge di tutti i partiti (Compreso quello di Dolfluss) che furono sostituiti da un “Fronte Patriottico”, corporativo, nazionalista e genericamente avverso ai nemici interni ed esterni dell’Austria. Il Fronte Patriottico tentò di rafforzare la debole identità nazionale austriaca dichiarandosi ostile all’unione con la Germania, dove era nel frattempo salito al potere Adolf Hitler.

La Prima Repubblica Austriaca
Engelbert Dollfuss con l’uniforme della Heimwehren

La mancata normalizzazione 

L’ascesa della Germania Nazista fu per l’Austria l’inizio della fine: nel 1934 i nazisti austriaci organizzarono un colpo di stato, che doveva risolversi con l’omicidio di Dollfuss e le truppe italiane ammassate al Brennero per impedire un intervento diretto della Germania in Austria atto a “riportare l’ordine”, un intervento “pacificatore” che, secondo Mussolini, sarebbe certamente risolto con l’annessione della Repubblica Austriaca al III° Reich.

Il successivo Cancelliere austriaco, Kurt von Schuschnigg, schiacciato fra una Germania sempre più decisa ad annettersi un’Austria “parte del popolo tedesco”, ed un’Italia che finanziava le fasciste Heimwehren e che aveva salvaguardato l’indipendenza austriaca per motivi geopolitici, tentò invano di far accettare ad Adolf Hitler l’indipendenza austriaca. I trattati del Luglio 1936 e Febbraio 1938 fra Austria e Germania, che avevano lo scopo di ammorbidire le pretese naziste, ottennero come unico effetto quello di far entrare nel governo di Vienna gli elementi più “moderati” dei Nazisti Austriaci, uomini telecomandati da Berlino. Questo indebolì la posizione del Cancelliere Schuschnigg. A ciò deve unirsi il mutamento della situazione internazionale: l’invasione italiana dell’Etiopia aveva infatti provocato un riavvicinamento fra Italia e Germania, il che escludeva la possibilità di un nuovo intervento italiano a difesa dell’Austria in caso di aggressione nazista.

L’Anschluss

Vista l’inefficacia della politica filotedesca, Schuschnigg tentò di garantire l’indipendenza del proprio paese tagliando il nodo gordiano della tormentata identità austriaca con la proclamazione di un referendum per il 13 Marzo 1938. Questo referendum, organizzato richiamando i partiti di Sinistra dalla clandestinità, avrebbe dovuto confermare la volontà dell’Austria di continuare ad esistere come stato indipendente dalla Germania, mettendo i nazisti di fronte al fatto compiuto di un’Unione irrealizzabile.

La Prima Repubblica Austriaca
Rara immagine a colori d’epoca in cui la popolazione accoglie i tedeschi che entrano a Graz, Austria meridionale. Il mancato referendum austriaco del 1938 (Da non confondere col successivo Plebiscito organizzato dai Nazisti) non consente di valutare l’effettivo favore della popolazione austriaca nei riguardi dell’Anschluss

Il Referendum, il cui esito era tuttavia assai dubbio, non si tenne mai. I Nazisti tedeschi, temendo un risultato ostile all’Unione con la Germania, minacciarono di marciare su Vienna. Una minaccia finta, ma il Cancelliere, non volendo scatenare quella che riteneva una “guerra civile fra tedeschi”, si dimise dopo aver dato ordine all’esercito di non opporre resistenza neppure alla rivolta dei nazisti austriaci (fomentata da Berlino) che si era scatenata nel’ovest del paese. Il rinvio del referendum sull’Indipendenza austriaca fu la fine del paese. I nazisti marciarono su Vienna, ed il successivo Decreto di Riunificazione sancì l’unione, l’Anschluss della Prima Repubblica Austriaca alla Germania Nazista.

Alessio Staccioli

 

Bibliografia

M. Mendella, S. D’Agostino, “La Prima Repubblica Austriaca (1918-1938)”, Napoli, Fratelli Conte Editori, 1990

K.R. Stadler, “Austria”, in “Il Fascismo in Europa” a cura di S.J. Woolf, Biblioteca Universale Laterza, 1984. (Edizione Originale: “European Fascism”, London, Weidenfeld & Nicolson, 1968).

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