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La bohème: analisi dell’opera di Giacomo Puccini

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Boheme Puccini

“La bohème” di Giacomo Puccini è una delle opere teatrali più classiche ma allo stesso tempo più importanti che abbiamo dal novecento ad oggi. Rappresentata per la prima volta il 1° febbraio 1896 al Teatro Regio di Torino, è un’opera in quattro quadri (anche detti comunemente atti). Il libretto è a cura di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica.

La bohème
Locandina originale per “La bohème” del 1896

Prima ispirazione

Giacomo Puccini trovò l’ispirazione per la sua opera in due momenti differenti della sua vita.
L’idea di rappresentare teatralmente la vita di un artista bohèmiene in tutte le sue sfaccettature arrivò molto presto. Durante l’adolescenza, infatti, Puccini era solito trascorrere il suo tempo libero assieme ai suoi amici sognatori. Vedere questi giovani ragazzi amanti dell’arte e che volevano fare di essa la loro vita, scosse la mente del giovane Puccini. 
Egli promise che un giorno avrebbe reso omaggio alla loro passione per l’arte e a tutti gli artisti bohèmiene del mondo.
Cominciò a informarsi seriamente sul significato di “bohème” e iniziò a studiare i suoi amici, cercando di comprendere appieno come vivevano la loro vita.

Seconda ispirazione

Per chi non fosse a conoscenza del significato di tale termine,bohème si rifà ad un movimento artistico nato in Francia nel XIX secolo, mentre il “bohèmiene” è l’artista che segue tale stile di vita.
Questi sono artisti maledetti perché non conformi agli standard della società, la maggior parte delle volte sono poveri e sono emarginati che vivono solo per l’arte e l’amore.
La seconda ispirazione arrivò più tardi, ovvero quando Puccini lesse il romanzo a puntate “Scènes de la vie de bohème” di Henri Murger. Dopo la lettura egli capì come strutturare la sua opera e cominciò. L’opera ebbe una gestazione abbastanza difficoltosa a causa dei vari viaggi dello stesso Puccini. 

Trama


La trama dell’opera è abbastanza semplice; l’esistenza spensierata di un gruppo di giovani artisti bohémien costituisce lo sfondo dei diversi episodi in cui si snoda la vicenda dell’opera. L’ambientazione è la Parigi del 1830. Tra i personaggio incontriamo il pittore Marcello con il suo migliore amico poeta Rodolfo, il filosofo Colline, il musicista Shaunard, l’ex fiamma di Marcello chiamata Musetta con il suo nuovo amante Alcindoro e infine, la ricamatrice di fiori e malata di tubercolosi Mimì.
Nei quattro quadri dell’opera si snodano le vicende che porteranno poi alla morte del personaggio di Mimì, che morirà circondata dai suoi amici nel luogo in cui lei e il suo amore Rodolfo si conoscono all’inizio dell’opera.

Successo dell’opera

La risposta del pubblico alla prima al Teatro Regio fu estremamente positiva, mentre lo stesso non si può dire della critica. Essa definì l’opera troppo “irriverente” a causa del rapporto chiaramente romantico tra Colline e Shaunard. Il personaggio di Musetta inoltre, la quale fa passare le pene dell’inferno a Marcello e Alcindoro venne etichettata come “esuberante”.
Fortunatamente la critica dopo una prima recensione negativa, si accodò ai consensi generali e l’opera ebbe il successo che meritava. Diventata famosa prima in tutta Europa e poi nel resto del mondo, “La bohème” è la terza opera più eseguita nella storia del teatro.

La bohème dopo cento anni

Con il suo tragico epilogo, il romanticismo che arriva dritto al cuore dello spettatore grazie ai personaggi ben scritti di Rodolfo e Mimi e le sue canzoni memorabili tra cui Il valzer di Musetta che ancora oggi viene eseguita tradizionalmente ma anche più particolarmente da alcuni artisti, non c’è da stupirsi se ancora oggi dopo più di 100 anni dalla sua creazione riceve ancora amore e approvazione dagli amanti del genere e non.
D’altronde l’opera era già “avanti” durante il suo tempo e con il passare degli anni, ciò ha solo dimostrato la genialità e il coraggio che Puccini ha messo all’interno di essa. Egli ha creato un’opera ambientata nella capitale europea dell’arte in quel periodo preciso storico. Ci ha poi inserito dentro personaggi reali in cui ognuno di noi può immedesimarsi.

I personaggi

Sono personaggi che ridono, piangono e litigano per poi provare sensi di colpa e voler rimediare ai loro errori.
Tutti malati di tubercolosi e in attesa che la fine arrivi, pensando che ogni giorno che vivono potrebbe essere l’ultimo. E nonostante la povertà, la discriminazione della società e la paura di doversi separare a causa della morte, continuano ad andare avanti.
E si amano, si vogliono bene, si odiano e poi ricominciano. Ma non smettono mai perché è questo che le persone fanno, non smettono di provare sentimenti e sensazioni perché smettendo di provare qualcosa, smetterebbero anche di vivere.
Nell’opera di Puccini si smette di vivere solo quando la malattia è al limite e non si può fare più niente, si può solo dare un ultimo addio agli amici che ti vogliono bene, un bacio alla persona amata e cantare la canzone che hai nel cuore per poi chiudere gli occhi lentamente e lasciar capire allo spettatore che, in un’opera che vuole rappresentare la giovinezza e omaggiare l’amore, il personaggio più giovane e innocente e colei che si innamora nel preciso istante in cui i suoi occhi incontrano quelli di Rodolfo, è l’unico a morire.

Donatella De Mena

 

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