Are you dead Mr. Warhol?

Amato e odiato, celebrato e discusso, interpretato e reinterpretato fino a renderlo quasi un personaggio fantastico, questo e altro è stato Andy Warhol. Personalità culto e punto di svolta nell’arte degli anni ’60, Warhol rimane tra gli artisti più quotati ed esposti in gallerie e musei. Allora come adesso, la sua filosofia d’azione è fonte incessante di ispirazione nell’arte ma anche per gli attuali brand: lo dimostra la sfilata primavera 2018 della nuova linea di underwear Calvin Klein, liberamente tratta da Kiss, il film del 1963, tra i primi a essere prodotti nella Factory newyorchese.
Dicono che il re della Pop Art sia morto il 22 febbraio del 1987 a New York in seguito a una complicazione dovuta a un intervento chirurgico alla cistifellea, ma è mai morto il signor Andy?

Warhol calvin klein

Pope of Pop

Mr. Warhol è nato nel 1928 a Pittsburgh, Pennsylvania, registrato all’anagrafe come Andrew Warhola, ma, già dai primi lavori pubblicitari, preferì un nome più immediato e di facile pronuncia americana. Alla fine degli anni ’40 l’inesperto ma talentuoso Andy iniziò la sua carriera a New York come illustratore e designer per riviste e pubblicità fino ad arrivare al settore discografico. Questo è il periodo in cui ha conosciuto e sperimentato la serigrafia e sviluppò la sua tecnica di blotting line.

Molti definiscono Andy Warhol un rivoluzionario, indubbiamente la sua creatività, le sue conoscenze professionali e il suo forte senso critico sono riusciti a produrre lo specchio del suo tempo, rielaborando anche quella che sarebbe stata la comunicazione visiva fino ai giorni nostri.

“Non è forse la vita una serie d’immagini, che cambiano solo nel modo di ripetersi?”

Questo è stato il principio vincente della sua arte e del suo business, perché come amava sempre sottolineare “fare soldi è un’arte”.

Arrivano gli anni ’50, Warhol fa il suo ingresso ufficiale nelle gallerie di New York, si afferma il movimento della Pop Art, che si pone l’obiettivo di oltrepassare le convenzioni, includendo come oggetto dell’espressione artistica l’immaginario dalla cultura popolare. Anche se Jasper Johns e Robert Rauschenberg sono considerati i capiscuola della Pop Art americana, Andy viene definito The Pope of Pop, grazie anche alla sua personalità eccentrica.
Un evento cruciale di questo periodo è stata The American Supermarket, un’esposizione tenutasi nel 1964 nella galleria Upper East Side di Paul Bianchini. La mostra è stata presentata come un tipico supermercato degli Stati Uniti, tranne per il fatto che tutto ciò che era esposto, dai prodotti, ai cibi in scatola, alla carne, ai manifesti appesi al muro, era creato da sei importanti artisti Pop dell’epoca, tra cui Billy Apple, Mary Inman e Robert Watts. L’opera di Warhol di una lattina di zuppa di Campbell costava 1.500 dollari mentre ogni autografo poteva essere venduto a 6 dollari.

Icons

Tutto ciò che Warhol toccò divenne icona: si parte con ciò che definì simboli concreti ma effimeri che ci fanno vivere, cioè i prodotti commerciali come la zuppa Campbell, il sapone Brillo, la Coca Cola, i Dollari per poi passare ai ritratti delle star più celebri e amate. Cominciò con quelli di Marilyn subito dopo la sua morte, per poi continuare con Liz Taylor, Jakie Kennedy, Mao Tse Tung. Si spinse oltre con la sua serie Death And Disaster, dove rimane labile il limite del volere esorcizzare paure o criticare una società che non ha più valori e senso estetico. L’artista non prese mai delle posizioni ben definite, gli piaceva far pensare che lui era sempre e solo spettatore.

Non pensare di fare arte, falla e basta. Lascia che siano gli altri a decidere se è buona o cattiva, se gli piace o gli faccia schifo. Intanto mentre gli altri sono lì a decidere, tu, fai ancora più arte.

 

Who shot Andy Warhol?

Nel 1962 fondò la Factory, una sorta di atelier artistico basato sulla condivisione e la vita sregolata. Raccolse attorno a sè una vasta gamma di artisti, scrittori, musicisti e celebrità clandestine. Il suo lavoro divenne popolare e controverso, si diffuse il termine Superstars, che conferì a personaggi come Nico, Edie Sedgwick, Jackie Curtis, iniziò a produrre cortometraggi e lungometraggi come Kiss o Sleep. La vita della Factory però fu breve: il 3 giugno 1968 una scrittrice femminista radicale, Valerie Solanas, sparò a Warhol e Mario Amaya, critico e curatore d’arte, presso lo studio dell’artista. Solanas, a cui furono riscontrati problemi di schizofrenia, era stata allontanata dalla Factory nel 1967 dopo aver insistentemente presentato il suo trattato S.C.U.M., un manifesto femminista separatista che sosteneva l’eliminazione degli uomini.
Warhol fu gravemente ferito soffrì gli effetti per il resto della sua vita, incluso l’obbligo di indossare un corsetto chirurgico.

Piss Art

Alla fine degli anni ’70 si dedicò al Oxidation & Piss painting, invitando spesso i suoi amici dopo cena a urinare sulle lastre di rame su cui stava lavorando, come gesto di compartecipazione e collaborazione. Ovviamente ne erano tutti profondamente onorati.

Warhol ha avuto un riemergere di successo critico e finanziario negli anni ’80, anche grazie alla sua vicinanza a numerosi giovani artisti prolifici, che stavano dominando il mercato dell’arte newyorchese come Jean-Michel Basquiat, Julian Schnabel, David Salle, così come membri del movimento di Transavanguardia in Europa, tra cui Francesco Clemente ed Enzo Cucchi.
Fu in collaborazione con Basquiat che dopo molti anni di serigrafia, ossidazione e fotografia, Warhol è tornato a dipingere in una serie di oltre 50 grandi lavori realizzati tra il 1984 e il 1986. Nonostante le critiche negative Andy le ritenne dei capolavori, e furono influenti per il suo lavoro successivo commissionato nel 1984 dal collezionista e gallerista Alessandro Iolas per la realizzazione di opere basate sull’Ultima Cena di Leonardo da Vinci per una mostra nell’antico refettorio del Palazzo delle Stelline a Milano.
Warhol superò le richieste del committente e produsse circa 100 variazioni sul tema, per lo più serigrafie e dipinti, e tra queste una scultura collaborativa con Basquiat, e Dieci Punching Bags. La mostra di Milano, inaugurata nel gennaio del 1987 con una serie di 22 serigrafie, fu l’ultima sia per l’artista che per il gallerista e fu considerata da alcuni come il suo più grande successo, da altri una ciarlataneria religiosa.

Andy’s Market

Alla sua morte gli incaricati di Sotheby’s sono entrati nell’appartamento di Mr. Warhol uscendone dopo due mesi. Questo fu il tempo impiegato per catalogare i diecimila pezzi contenuti nelle stanze che poi sarebbero stati i lotti delle aste a venire. Il barattolo di Campbell’s soup torna quindi sullo scaffale per il primo acquirente, e che sia la vetrina di una casa d’aste piuttosto che di un supermercato poco cambia nella filosofia del mondo del Pop, un po’ di più per le cifre a sei zero sganciate dal fortunato avventore.
Qualunque sia l’opinione che si possa avere dell’eccentrico Andy e del movimento Pop, è stato un momento fondamentale che ha permesso di accentuare i limiti e i margini dell’arte e della società, dove il prodotto di massa non deve essere visto solo nella sua mercificazione e allo stesso tempo il prodotto puramente estetico diventa merce. Arte e realtà si confondono alla ricerca di ciò che è gradevole o in base a ciò che ai nostri occhi è reale, una pura libertà senza termini di confine.
Dicono che Mr. Andy Warhol sia morto 31 anni fa ma guardando opere come quelle di Maurizio Cattelan, Jeff Koons, Francesco Vullo e tanti altri è difficile crederci.