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Paranoid: Gli effetti della guerra secondo i Black Sabbath

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“Ho rotto con la mia donna perché non poteva aiutarmi con la mia testa. La gente pensa che io sia pazzo perché sto imbronciato tutto il tempo… “, dette così, queste parole probabilmente non vi diranno nulla. Ma se le ascoltaste nella lingua madre e magari foste un inglese vissuto negli anni ’70 molto probabilmente sareste in grado di canticchiarle come 1/3 dei britannici di quegli anni. Numeri che, se riflettiamo, sono paragonabili ai tormentoni spagnoli delle odierne estati. Eppure Paranoid è solo la punta dell’iceberg dell’omonimo album considerato uno dei capolavori assoluti della musica rock e che, inoltre, ha consacrato i Black Sabbath nell’Olimpo della musica.

Il contesto

Pubblicato il 18 Settembre 1970, questo secondo album si discosta dai toni e dalle tematiche oscure trattate nell’omonimo disco di esordio. Lo stesso nome scelto inizialmente, War Pigs, lasciava già intendere i temi trattati: la politica, la guerra, la sociopatia, la droga e la tecnologia.

Ma a causa dell’impatto della Guerra del Vietnam il nome fu cambiato in Paranoid, sebbene l’immagine del porco da guerra rimanesse poi in copertina. Inoltre, il tema portante emerge in ogni canzone che, messe l’una in fila all’altra, sembrino comporre un puzzle che potrebbe descrivere la coscienza di un soldato, terrena e ultraterrena, martoriata dagli orrori della guerra. Con i dodici dischi di platino e milioni di copie vendute, questo album contribuì alla nascita degli stilemi dell’heavy metal, influenzando, inoltre, numerosi artisti del calibro degli Iron Maiden o di Vince Neil, i quali hanno dedicato svariate cover.

Le tracce


L’album si apre subito con la spodestata War Pigs la quale è anche il brano più lungo con i suoi 7:58 minuti. L’intro strumentale di quasi un minuto accompagnato dal suono di sirene prepara il campo alla voce di Ozzy e al testo, che ha come tematica la guerra e la politica. Creando un’immagine tagliente quanto oscura di tutta la gerarchia che va dal semplice soldato, volto al sacrificio, allo scacchiere dei giochi politici passando per il visibilio dei generali nell’attivazione della macchina da guerra. Ma se questi ultimi possano sembrare esenti dalle conseguenze della guerra, per le loro posizioni, li sfugge che sono a loro volta delle pedine del più grande omicida della nostra cultura cristiana, Satana il Diavolo, come si evince dagli ultimi versi della canzone che prendono spunto dall’Apocalisse di San Giovanni.

Ed ecco che ci ritroviamo la sopracitata title-track, Paranoid, forse la più commerciale dell’intero album. Con un semplice ma travolgente riff Mi-Re che si chiude in Sol-Re-Mi, questa adrenalinica cavalcata rock incarna al meglio non solo i tratti distintivi delle liriche dei BS, come la sociopatia e la devianza mentale, ma anche parte della loro personalità (non a caso Ozzy Osbourne è soprannominato “Madman” mentre lommy ha sofferto a lungo di depressione). Eppure nessuno avrebbe mai scommesso su questo brano, a cominciare dagli stessi membri della band. Emblematiche sono le parole del batterista Bill Ward che, in un’intervista, dichiarò: “Se ne stava da solo (Tony Iommy, ndr) in studio a suonare questa canzone. Geezer collegò il basso all’amplificatore, io mi sedetti alla batteria, e partimmo insieme a lui in automatico, con Ozzy che nel frattempo aveva cominciato a cantarci sopra”. La storia gli ha, ovviamente, dato torto, in modo però piacevole!

Dei soldati americani durante una campagna nel Vietnam, tema persistente di ParanoidLa terza canzone, Planet Caravan, ha un’impostazione piuttosto lontana dallo stile della band, avvicinandosi al rock psichedelico dei Pink Floyd. Perfino la voce di Ozzy è irriconoscibile mentre si adagia caldamente sul vorticoso basso di Butler le cui note accompagnano le percussioni tribali di Ward. L’atmosfera onirica che si crea, a metà strada tra un viaggio spaziale e un’egloga pastorale, sembra descrivere una coscienza, forse di un soldato defunto, che si allontana da tutto, guerra compresa (“l’occhio rosso del grande Dio Marte”) una volta saggiata per un’ultima volta la bellezza del creato.

Poco c’entra il famigerato supereroe della Marvel, Iron Man, con questo brano di cui condivide il nome e l’ambientazione fantascientifica. Iron Man nel tempo ha ottenuto riconoscimenti di tutti i tipi, a cominciare dal famosissimo riff di chitarra che parte dopo una breve introduzione di batteria. Il testo narra di un uomo che è andato nel futuro e ha visto la catastrofe e, per scongiurarla, ritorna indietro. Ma durante il secondo viaggio, qualcosa va storto: la sua pelle diventa d’acciaio e perde l’uso della parola. Come una cibernetica Cassandra, cerca di avvertire l’umanità dell’imminente pericolo, ma le persone, anziché ascoltarlo, lo deridono. Ciò fa trasalire in lui una tale rabbia che lo porta ad attaccare e persino a distruggere l’umanità, rendendosi conto, alla fine, che lui stesso era la calamità che voleva evitare.

Molto simile a War Pigs, Electric Funeral narra le vicende di una guerra nucleare con le tremende conseguenze per gli uomini e la Terra e che sembrano portare soddisfazione al Maligno e al suo esercito, piuttosto che a un qualsiasi schieramento umano.

Canzone dal ritmo boemo, ma dal testo molto semplice, Hand of Doom, invece, tratta il tema della droga, senza però trascurare quello costante della guerra. Questi irregolari riff di chitarra e batteria ben si sposano con la descrizione di questi ultimi attimi dell’uomo colpito da overdose di eroina che, come forse tutti, solo alla fine si rende conto della stupidaggine fatta.

Nient’altro che una jam session è Rat Salad che col suo apprezzatissimo assolo di batteria va a inserirsi tra le celeberrime Moby Dick dei Led Zeppelin e Mule dei Deep Purple.

Paranoid si chiude con Fairies Wear Boots col suo testo che denigra gli skinhead, contro i quali i Black Sabbath ebbero perfino uno scontro fisico.

Oggi

Formazione originale dei Black Sabbath per ParanoidPiù di quarant’anni sono passati, ormai, eppure l’impatto di Paranoid è ancora avvertibile non solo indirettamente, tramite influenze musicali nelle varie band, ma anche direttamente mentre passa per radio o mentre magari vediamo la TV e in sottofondo udiamo qualche brano di quest’album. Sarebbe scontato dire che la Marvel per il suo primo Iron Man ha utilizzato l’omonima canzone come traccia primaria per il film.

Ma il record di presenze lo detiene ancora la title-track che potremmo ascoltare vedendo un giovane Gary Oldman nei panni di un giovane Syd Vicious nel biopic Syd e Nancy, mentre gioca a freccette in un bar. Oppure nella scena del prelievo dal manicomio dei supercriminali in Suicide Squad. O anche nel recentissimo Kong: Skull Island, guarda caso, proprio in una scena di bombardamento in stile Vietnam. Persino nello spot pubblicitario italiano 2007 della Nissan Qashqai. Proprio come un buon libro, un buon album musicale non invecchia mai, divenendo sempre adatto alla mutevole eventualità. A maggior ragione, chissà quante cose vorrebbe ancora dirci questo capolavoro della musica, le cui chiavi di lettura potrebbero risiedere in queste ultime strofe di Paranoid che recitano “e così come hai sentito queste parole che ti raccontano il mio stato, io ti dico di goderti la vita perché io desidererei poterlo fare, ma è troppo tardi!”

Antonio Cusano

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