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Gallagher e Zahavi: la mente incarnata

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Ne La mente fenomenologicaGallagher e Zahavi affrontano un insieme di questioni legate alla fenomenologia. In questo contesto, l’approccio fenomenologico è arricchito dal confronto con le neuroscienze e la filosofia della mente. Una delle problematiche più complesse è sicuramente quella della mente incarnata.

L’unione dei termini “mente” e “incarnata” ci invita a riflettere su un tema classico della filosofia, ossia sul rapporto tra dimensione corporea e dimensione intellettiva. Sia filosofi che scienziati si sono a lungo interrogati sulla possibilità di prescindere, nell’esperienza cognitiva, dal rapporto con il corpo. Un esempio calzante di questa concezione è, senza dubbio, il famoso esperimento dei cervelli in vasca.

Gallagher e Zahavi: l’approccio fenomenologico

Se i funzionalisti e gli antifunzionalisti considerano mente e corpo come entità separate, Gallagher e Zahavi prediligono, invece, l’approccio fenomenologico, in quanto esso assume come punto di partenza la costatazione empirica. L’esperienza comune ci suggerisce che la nostra conoscenza è incarnata, per cui le nostre azioni e percezioni sono di fatto condizionate dal nostro corpo. A tal proposito, gli studi scientifici hanno evidenziato che la più importante acquisizione dell’uomo, all’interno della sua storia evolutiva, sia stata la postura eretta.

Questo fenomeno ha avuto conseguenze significative sotto molteplici punti di vista. Ha modellato la nostra struttura anatomica, la nostra organizzazione cerebrale e, infine, ha consentito lo sviluppo delle nostre abilità cognitive. Inoltre, occorre considerare che il funzionamento del corpo mantiene un certo grado di autonomia rispetto al comando cerebrale. In particolare, esso è capace di elaborare i dati sensoriali prima che siano trasmessi al cervello e di controllare, attraverso muscoli e tendini, i movimenti delle sue parti.

Confutazione del dualismo cartesiano

Partendo dalle considerazioni sui corpi robotici, Gallagher e Zahavi smentiscono definitivamente la visione del corpo come macchina. Questa visione risente fortemente dell’influenza di Cartesio, il quale aveva posto una netta separazione tra la res cogitans e la res extensa. Gli stessi fautori del dualismo sono stati costretti a riconoscere l’insufficienza di questa teoria.

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Breve descrizione del dualismo cartesiano

Al riguardo, Gallagher e Zahavi scrivono:

Gli studiosi di robotica, come Rodney Brooks del MIT, hanno scoperto che gli approcci tradizionali che partivano dall’alto, cioè che cominciavano con una sintassi disincarnata e che tentavano poi di aggiungere un corpo […] non funzionano.

La fenomenologia, allora, ci può anche offrire gli strumenti per comprendere quale sia la natura propria del corpo umano. Gallagher e Zahavi si richiamano, dunque, alle fondamentali riflessioni sviluppate da autori come Husserl e Merleau-Ponty.

Innanzitutto occorre riprendere la distinzione tra corpo proprio e corpo oggettivo, che fu teorizzata per la prima volta proprio da Husserl. In Filosofia Prima, il padre della fenomenologia dice:

Il mio corpo vivo, dal punto di vista della conoscenza originaria che possiamo trarre dall’esperienza, gioca il ruolo del corpo vivo originario [Urleib] da cui deriva l’esperienza di tutti gli altri corpi vivi.

La distinzione non ha un carattere ontologico, bensì esperienziale. Io posso, dunque, esperire me stesso come unità psicofisica (Urleib), ma posso considerare anche il corpo da una prospettiva oggettiva (Körper). Il punto centrale è che la possibilità di oggettivare il corpo, si fonda sul fatto che io lo vivo in prima persona. La corporeità non costituisce un elemento dal quale si può prescindere nella strutturazione dell’esperienza. Essa rappresenta il «nostro punto di vista e il nostro punto di partenza».

Il concetto di «affordances»

La coscienza è tale perché incarnata e situata all’interno di un contesto ambientale. La relazione che essa istituisce con l’ambiente è necessariamente condizionata dal corpo. Il corpo fa sì che l’ambiente si dischiuda per noi, soggetti incarnati, come un mondo di possibilità. Gallagher e Zahavi, dunque, introducono il concetto di affordances:

Le possibilità che il mio corpo consente e che definiscono l’ambiente come un mondo di possibilità (affordances), così come quelle attività che il mio corpo impedisce o limita, e che definiscono il possibile e l’impossibile, sono gli aspetti della corporeità con cui convivo e che sperimento e che definiscono l’ambiente come un insieme di situazioni dotate di significato e di circostanze tarate per l’ambiente.

Corpo e ambiente interagiscono adattandosi reciprocamente l’uno all’altro. Le richieste ambientali portano il corpo vissuto ad espandere il proprio repertorio di abilità senso-motorie, che in alcuni casi trascendono i limiti del corpo biologico. Si pensi, ad esempio, alla TVSS ( Sostituzione Tattile Visiva Sensibile) attraverso cui l’apprendimento visivo per i non-vedenti è reso possibile grazie a protesi tattili e uditive.

Conclusioni

Gallagher e Zahavi dimostrano, in sostanza, che l’indagine fenomenologica sulla corporeità risulta più convincente. La fenomenologia, ponendo sempre come punto di partenza l’esperienza, è riuscita a mettere fuori gioco l’insieme delle teorie dualiste. Il dualismo non ci offre, infatti, una modalità di interpretazione adeguata per intendere il rapporto tra il soggetto e l’ambiente. Riprendendo, dunque, il concetto di “Urleib” husserliano emerge che soltanto attraverso il corpo riusciamo ad entrare nell’esperienza ambientale, cognitiva e sociale.

Alessandra Bocchetti

Bibliografia

S. Gallagher D. Zahavi, La mente fenomenologica, Raffaello Cortina, Milano 2009.

E. Husserl, Filosofia Prima, Rubbettino, Catanzaro 2007.

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