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Fiori in fasce: la nascita al tempo dei dinosauri

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Tutti almeno una volta nella vita abbiamo visto Jurassic Park, un qualsiasi documentario sui dinosauri o sfogliato un libro illustrato sull’argomento. Eppure in pochi sanno che nel Triassico (da 250 a 200 mln di anni fa), al fianco degli animali più amati e inflazionati di sempre, nasceva qualcosa di pari rispetto e ammirazione: i fiori.

Dalle prime piante…

Le piante sono state le prime pioniere della superficie terrestre, un ambiente reso ostile da radiazioni solari e aridità, e in milioni di anni hanno perfezionato le loro strategie di sopravvivenza per fronteggiarli. I primi a dire addio all’ambiente acquatico furono i muschi, poi si passò ai licopodi, agli equiseti e alle felci, che per un po’ di tempo spadroneggiarono sul nostro pianeta. Ma tutte queste piante non erano in grado di prescindere da un ambiente molto o abbastanza umido, rimanendo così in prossimità di pozze d’acqua e paludi.

Nacquero successivamente dei nuovi gruppi di piante, le cicadee, il gingko e le conifere, che tolleravano bene gli ambienti aridi grazie a corteccia, foglie sclerificate e ad una novità, il seme, che si era sviluppato in seguito ad una profonda modificazione dei precedenti mezzi riproduttivi, le spore.

… ai primi fiori

Ed è qui che arriviamo al nostro protagonista. Mentre 215 milioni di anni fa il Coelophysis zampettava fieramente con la sua andatura bipede sul suolo terrestre, nacque il primo prototipo di fiore, appartenente alla pianta Sanmiguelia lewisi. Non assomigliava a nessuno dei fiori che potremmo figurarci nella mente, ma ormai il terreno era pronto affinché nel Cretaceo, dopo 85 milioni di anni dalla sua prima timida comparsa, tra un tirannosauro e un triceratopo, spuntasse qualcosa di familiare, dei fiori simili a quelli che oggi noi identifichiamo come magnolie, e che danno infatti il nome all’intero gruppo delle piante a fiore, le Magnoliofite.

fiori
Fossile di Sanmiguelia lewisi

Cos’è e perchè nasce

È l’organo riproduttivo delle piante ed è composto dai petali (che altro non sono che foglie modificate!), dagli stami, che sono preposti alla formazione del polline e dal pistillo, che è la parte femminile del fiore. Il polline entra all’interno del pistillo e giunge nell’ovario, un equivalente dell’utero materno, dove andrà a fecondare la cellula uovo.

Le piante a seme producono enormi quantità di polline, dato che la dispersione è a carico del vento e deve quindi sperare che la fortuna lo porti verso le strutture ricettive della propria specie; i “frutti” inoltre vengono prodotti anche senza avvenuta fecondazione, risultando quindi un grande spreco per la pianta. Tutto questo ha bisogno di un’enorme quantità di energia, ed è il motivo per cui questo gruppo di vegetali può aver bisogno di decenni prima di raggiungere la maturità sessuale. I fiori sono una vera e propria struttura hi-tech che permette il riconoscimento del polline della propria specie, ha dimensioni ridotte e un minimo dispendio metabolico, e può contare sulla competenza di alcuni validi aiutanti impollinatori: gli insetti.

Un eterno sodalizio col mondo animale

È nato così un binomio imprescindibile tra queste due entità, che hanno subìto processi di coevoluzione che li hanno resi indispensabili l’uno per l’altro: la pianta ha bisogno dell’insetto e deve fare in modo di attirarlo tramite colori (come quelli in grado di riflettere gli UV), profumi (addirittura sono in grado di produrre feromoni e ingannare gli insetti facendo loro pensare che ci siano dei partner pronti per qualche fugace momento d’amore) o forme e fa in modo di invogliarlo a sostare ricompensandolo con nettare e polline.

Questa ricompensa però è un dispendio energetico per la pianta, che prova a massimizzare la propria efficienza facendo in modo da darne sempre meno, pur continuando a disperdere il proprio polline a carico di chi, sperando in un buon pasto zuccherino, ne verrà ricoperto. L’insetto dal canto suo non apprezza di lavorare gratuitamente, per cui anche lui evolve sistemi, strategie e caratteristiche fisiche per riuscire a prendere quanta più ricompensa possibile, come ad esempio la spiritromba delle farfalle che altro non è che una cannuccia da cui succhiare nettare!

Ai fiori, oltre che essere meravigliosi ornamenti per interni e giardini o un regalo romantico, dobbiamo praticamente la quasi totalità dei cibi sulle nostre tavole (carne compresa, poiché le graminacee di cui si nutrono gli animali da cortile sono piante a fiore), ma anche la splendida biodiversità che ruota intorno a loro, dalle api alle farfalle, dalle straordinarie mantidi orchidea ai colibrì, ma anche dai coleotteri ai pipistrelli.

Per cui da oggi, quando vi capiterà di soffermarvi a guardare una rosa, un fiordaliso o una camelia, ricordate che per fare un tavolo ci vorrà pure un fiore, ma per fare un fiore ci sono voluti milioni di anni e di perfezionamenti.

Lucrezia Guarino

Bibliografia

Cleal and Thomas, “Introduction to plant fossils“, Cambridge

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