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Eliot: “Rapsodia in una notte di vento”

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rapsodia

Rhapsody on a windy night è uno dei componimenti che occupano la prima raccolta di Eliot. Scritta precedentemente alla poesia che dà il nome alla silloge, la Rapsodia in una notte di vento rappresenta un ulteriore sovvertimento dei canoni poetici tradizionali.

La rapsodia tra passato e presente

Con rapsodia si intende solitamente «l’arte, la tecnica e l’attività del rapsodo, e la composizione stessa recitata o cantata», e per estensione un «componimento poetico di carattere epico recitato o cantato pubblicamente»[1]. Il pensiero si rivolge immediatamente al canto epico degli antichi cantori greci e bardi celtici. Nella poesia di Eliot, tuttavia, non sono narrate le gesta e le azioni degli eroi mitici, ma è la realtà dello squallore moderno, con la sua tendenza all’inerzia e al torpore, a costituire il fulcro tematico e concettuale. Anche il linguaggio adoperato dal poeta americano è ben lontano dalla solennità e dall’imponenza della lingua dei poemi epici.

Contesto urbano e contestualizzazione spazio-temporale

Twelve o’clock.
Along the reaches of the street
Held in a lunar synthesis,
Whispering lunar incantations
Dissolve the floors of memory
And all its clear relations,
Its divisions and precisions,
Every street lamp that I pass
Beats like a fatalistic drum,
And through the spaces of the dark
Midnight shakes the memory
As a madman shakes a dead geranium. [2]

(Eliot, Rhapsody on a windy night da Prufrock and other Observations)

A regnare nella poesia, già anticipato dal titolo, è l’elemento della notte – il momento più rappresentativo dell’apatia umana. La sospensione notturna delle attività si concretizza qui in un reticolato desolato di strade cittadine. Nella progressiva lettura del componimento emerge infatti il profilo di un contesto urbano, più piccolo di una città metropolitana ma di cui condivide le medesime caratteristiche. Immediata è la contestualizzazione, prima temporale poi spaziale, della situazione poetica.

Ci viene detto che è mezzanotte con la semplice indicazione dell’ora (twelve o’clock), nel più quotidiano e banale dei modi per designare il passare del tempo.

Uno sbiadito soggetto

Solo dopo la contestualizzazione spaziotemporale si fa strada, molto timidamente, la presenza di un soggetto poetico: un I che passa attraverso il reticolato di strade senza troppa convinzione. rapsodiaL’apparente assenza di tratti che lo caratterizzino si spiega con il ricorso alla tecnica del correlativo oggettivo, secondo cui quelli che appaiono mere descrizioni oggettive si trasferiscono in realtà al soggetto. L’asetticità e l’apatia del luogo urbano sono infatti caratteristiche dell’io poetico, così come abbiamo già osservato nel Canto d’amore di Alfred J. Prufrock.

La luce della luna e la luce dei lampioni

Il ritmo della poesia è scandito dalla camminata del soggetto tra i diversi lampioni, simbolo dell’illuminazione artificiale affiancata alla luce naturale della luna. Il piano del tempo si interseca così col piano dello spazio, creando una simmetria tra spazialità e temporalità poetiche. La luna regna fin dall’inizio della poesia sull’intero componimento così come sull’intero paesaggio cittadino. È la sua luce che riesce infatti a rischiarare gli spazi bui del piccolo reticolato urbano, selezionando le stradine e guidando il percorso del soggetto.

Ai primi versi, inoltre, c’è una delle più antiche soluzioni retoriche della poesia: la personificazione della natura. La sintesi lunare è infatti ritratta nell’atto di sussurrare incanti e dissolvere la memoria. Successivamente, questo espediente sembra instaurare un rapporto tra il passato e il presente, quando a essere personificati non sono più elementi della natura ma oggetti dello spazio urbano. Parallelamente alla luna, infatti, il lampione viene più volte personificato.

The street lamp sputtered,
The street lamp muttered,
The street lamp said [3]

(Eliot, Rhapsody on a windy night da Prufrock and other Observations)

La memoria…

Alla fine della prima strofa si legge una similitudine rilevante ai fini della comprensione del componimento.

Midnight shakes the memory
As a madman shakes a dead geranium. [4]
(Eliot, Rhapsody on a windy night da Prufrock and other Observations)

C’è un uomo folle, paragonato alla mezzanotte, che compulsivamente scuote un geranio morto, paragonato alla memoria. Un invito al presente a risvegliare la memoria – ormai sulla strada del declino – del passato.

La memoria, serbatoio dell’esperienza umana che determina angoscia e nostalgia, è un elemento da salvare nel panorama desolato del mondo contemporaneo. Un mondo così anestetizzato da dimenticare gli splendori e i tormenti delle epoche precedenti.

Prepararsi a una vita già morta

Ciò che emerge è un’immagine agghiacciante della condizione umana.

The reminiscence comes
Of sunless dry geraniums
And dust in crevices,
Smells of chestnuts in the streets,
And female smells in shuttered rooms,
And cigarettes in corridors
And cocktail smells in bars. [5]

(Eliot, Rhapsody on a windy night da Prufrock and other Observations)

Il soggetto è esortato alla fine dal lampione a prepararsi alla vita, ma dopo l’arida condizione delineata nei versi precedenti il monito appare più l’ironica condanna di una vita già morta, di un individuo già cadavere.

Una delle prime composizioni di Eliot, la Rapsodia contiene già gli elementi della futura arte poetica dello scrittore americano: il rifiuto della verosimiglianza, il degrado della vita contemporanea, un lessico iperrealistico e quotidiano usato in maniera simbolica e metaforica.

Salvatore Cammisa

Fonti e traduzioni:

Thomas Stearns Eliot, Poesie, Bompiani, Milano, 2016

[1] http://www.treccani.it/vocabolario/rapsodia/

[2] Mezzanotte. / Per tutti i rettilinei delle strade / Serrate in una sintesi lunare, / Incanti lunari che bisbigliano / Dissolvono i piani della memoria / E tutte le sue chiare relazioni, / Le sue divisioni e precisioni, / Ogni lampione che oltrepasso / Batte come un tamburo fatale, / E attraverso gli spazi del buio / La mezzanotte scuote la memoria come / Un pazzo scuote un geranio appassito.

[3] Il lampione sfrigolava, / Il lampione borbottava, / Il lampione diceva.

[4] La mezzanotte scuote la memoria come / Un pazzo scuote un geranio appassito.

[5] Viene reminiscenza / Di aridi gerani senza sole / E polvere nelle crepe, / Profumi di castagne nelle strade, / E odori di donna nelle stanze chiuse, / E di sigarette nei corridoi / E di cocktail nei bar.

 

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