Home Filosofia moderna e contemporanea Filosofia del Settecento Diderot: neo-spinozismo e materalismo

Diderot: neo-spinozismo e materalismo

2476
Diderot

Secondo lo storico J. Israel, Diderot (1713-1784) sarebbe il principale portavoce di quella corrente di pensiero che egli definisce “Illuminismo radicale“.  La caratteristica principale di questo movimento culturale è la ripresa sistematica della filosofia spinoziana. In particolare, Diderot mutua da Spinoza l’adesione al monismo e l’opposizione tra filosofia e teologia.

Diderot
L’Encyclopédie ou dictionnaire raisonné des sciences, des arts et métiers (Enciclopedia o dizionario ragionato delle scienze, delle arti e mestieri), alla quale Diderot collaborò tra il 1751 e il 1780.

 Il monismo materialista

L’affermazione spinoziana Deus sive Natura diventa, nella prospettiva di Diderot, l’emblema di una visione fortemente materialista. La materia rappresenta, dunque,  il principio che sta a fondamento della costituzione dell’intero universo. Nel Commento alla lettera sull’uomo di Hemsterhuis (1774), l’autore espone una vera e propria sintesi della sua speculazione filosofica. Sulla base della sua concezione materialistica, Diderot rifiuta il riconoscimento dell’esistenza di una causa prima, a cui ricondurre il movimento. Al contrario, per il filosofo francese, il movimento non è altro che una proprietà intrinseca della materia. Di conseguenza, non vi è alcuna necessità di richiamarsi ad un’entità esterna che possa spiegare, appunto, il movimento degli enti o la trasformazione degli stessi. Un corpo, continua Diderot, non può essere messo in moto da qualcosa che non sia corporeo. Ne deriverebbe un fenomeno paradossale. La causa, invece, deve essere compatibile sostanzialmente con l’effetto che produce.

L’accusa di immoralità

Ancora all’interno del Commento, Diderot ragiona attorno a temi squisitamente morali, come la volontà e l’anima. Appare evidente che, in quanto materialista, egli non può condividere la definizione dell’anima come sostanza immateriale. Diderot, infatti, scrive:

Non ho mai visto la sensibilità, l’anima, il pensiero, il ragionamento, produrre materia. E ho visto cento volte, mille volte, la materia inerte passiva passare alla sensibilità attiva, all’anima, al pensiero, al ragionamento, senz’altro agente o intermediario, che agenti o intermediari materiali.

L’identificazione tra corpo e spirito conduce al problema della volontà dell’uomo. Esiste, per l’uomo, la libertà di decidere autonomamente? Oppure, bisogna attenersi ad una visione di tipo deterministico? Per Diderot, la risposta è contenuta proprio nel determinismo. La coscienza umana non è altro che il risultato dell’azione di sensibilità e memoria. La memoria, nello specifico, lega le sensazioni e costituisce l‘io.

Non c’è che una sola operazione nell’uomo: sentire. Tale operazione, che non è mai libera, si risolve in pensiero, ragionamento, deliberazione, desiderio o avversione. […] Allora io voglio è sinonimo di io sono così.

In ragione del suo determinismo e del professato ateismo, Diderot fu accusato di immoralità. Tuttavia, sebbene egli definisca l’uomo libero come un essere astratto, non nega la possibilità di costruire un’etica. Per questo motivo, il Commento si apre con una calorosa difesa:

Mai nessun autore, materialista o meno, si è proposto di rendere ridicole le nozioni di vizio e di virtù, e di attaccare la realtà dei buoni costumi. I materialisti, rifiutando l’esistenza di Dio, fondano le idee del giusto e dell’ingiusto sui rapporti eterni dell’uomo con l’uomo.

L’eredità di Spinoza

Da Spinoza, Diderot eredita il progetto di un’etica che sia fondata sul principio individualistico della felicità. Nell’Etica, infatti, Spinoza aveva chiarito che l’origine delle nozioni di bene e male si dovesse rintracciare nella dimensione privata. Essi finivano per convergere con le sensazioni di piacere e dolore. Per Spinoza, infatti, la virtù si realizza nello sforzo dell’uomo di conservare il proprio essere ed è in questo modo che egli raggiunge la felicità. Anche Diderot cerca di delineare i tratti di una morale che sia definitivamente laica, svincolata dal suo legame con i dettami del credo religioso. L’astrattezza degli ideali comporta una perdita di contatto tra gli uomini. Al contrario, procedendo nella riscoperta dell’origine concreta e materiale dei valori, si può garantire il rispetto dei doveri naturali. Diderot scrive:

Noi non abbiamo affatto un’idea generale di virtù; abbiamo una parola che racchiude nel proprio significato un gran numero di azioni che hanno una qualità comune, il fare del bene. Dite altrettanto del desiderio, del motivo, e del dovere. Sono tutti termini astratti, o insegne.

Diderot sostiene la coincidenza del bene privato e del bene pubblico. In questa direzione, la virtù consisterà nel perseguimento del proprio utile, pur obbedendo ai criteri di equità e reciprocità dell’azione. La moralità diviene, allora, la scienza della felicità, il cui insegnamento deve essere esteso ad ogni soggetto della società.

Diderot e Voltaire: due «Illuminismi» a confronto

Lo storico britannico J. Israel, già precedentemente citato, ritiene che l’Illuminismo non vada inteso come un movimento culturale unitario, bensì spiccatamente dialettico. Nella fattispecie, egli individua, nel suo testo Una rivoluzione della mente, la contrapposizione di un Illuminismo radicale ed un Illuminismo moderato. Il primo trova i suoi massimi esponenti in Diderot e D’Holbach; il secondo in un pensatore come Voltaire (1694-1778). Israel affronta una serie di questioni complesse che vanno dalla politica alla morale, passando in rassegna le posizioni dei rispettivi schieramenti. Si evince che l’elemento discriminante, tra i due, sia l’adesione o meno alla filosofia spinoziana. Spinoza avrebbe, dunque, dato vita ad un insieme di idee che sarebbero, in seguito, diffuse ampiamente durante la Rivoluzione francese. 

Per indebolire la base speculativa del materialismo ateo, continua Israel, Voltaire pubblicò le Questions sur l’Encyclopédie (1769). Il testo è finalizzato a minare le fondamenta del sistema spinoziano. L’affermazione Deus sive Natura sarebbe erronea, secondo Voltaire, poiché non considera la volontà divina. Dio, in quanto intelligenza superiore, è dotato di volontà ed agisce come causa finale. In questo modo, egli avrebbe decretato la priorità di una concezione provvidenzialistica a scapito del determinismo. Al di là delle divergenze filosofiche, l’obiettivo di Israel è quello di sottolineare l’importanza e la valenza di questa corrente culturale. L’Illuminismo radicale incarna «la definizione dei valori essenziali dell’egualitarismo secolare moderno», al quale l’indagine filosofica di Diderot ha offerto un contributo inestimabile.

Alessandra Bocchetti

Bibliografia

D. Diderot, Commento alla Lettera sull’uomo di Hemsterhuis, Laterza, 1971;

J. Israel, Una rivoluzione della mente, Einaudi, Torino 2011;

B. Spinoza, Etica, Bompiani, 2007.

 

 

Commenti

Commenti