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Anassimene: l’epigono sottovalutato della scuola di Mileto

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anassimene

Anassimene: l’allievo di Anassimandro

Anassimene, figlio di Euristrato, di Mileto, fu discepolo di Anassimandro; alcuni dicono, inoltre, che fosse discepolo anche di Parmenide. […] Visse, stando a ciò che dice Apollodoro, al tempo della presa di Sardi, e morì nella sessantottesima olimpiade [528-525]. (13 A 1)

Anassimene
Mileto fu una città costiera dell’Asia Minore

Anassimene, ultimo (cronologicamente) dei pensatori milesi, tradizionalmente ritenuto allievo di Anassimandro, è stato quello più “trascurato” dagli studiosi del pensiero dei presocratici. Perché?

L’opinione comune gli ha attribuito una sorta di arretramento speculativo rispetto al pensiero astrattivo di Anassimandro. Egli, allontanandosi dalla profondità del pensiero sull’ápeiron e avvicinandosi a una posizione più materialista, è arrivato a sostenere che il principio/sostanza di tutto è l’aria. Nell’elaborazione della “teoria dell’apeiron”, Anassimandro ha individuato e descritto la regola che sovraintende alla vita, ma non ha comunque saputo rispondere alla domanda: perché questa regolarità? Ecco, è proprio qui che si inserisce, e si rivaluta, il pensiero di Anassimene.

Il principio della vita: l’aria

Ne I frammenti dei presocratici, Diels e Kranz scrivono:

Diels-Kranz
Copertina di Die Fragmente der Vorsokratiker (I frammenti dei presocratici) di H. Diels e W. Kranz

Egli dice che una è la sostanza che fa da sostrato e infinita, come l’altro (Anassimandro, ndr), ma non indeterminata come quello, bensì determinata – la chiama aria. L’aria differisce nelle sostanze per rarefazione e condensazione. Attenuandosi diventa fuoco, condensandosi diventa vento, e poi nuvola, e, crescendo la condensazione, acqua e poi terra e poi pietre e il resto, poi, da queste. Anch’egli sostiene eterno il movimento mediante il quale si ha la trasformazione.

Anassimene definisce non solo il principio, ma spiega anche la modalità con cui ha origine l’universo. L’esplicitazione della sostanza-aria implica la definizione delle sue proprietà, circoscrivendo così il percorso evolutivo da cui, secondo processi di rarefazione e condensazione, si genera l’universo.

L’uomo e l’universo: microcosmo e macrocosmo

L’aria entra in gioco anche nella “formazione” dell’uomo, come principio capace di dare vita al corpo: “come l’anima nostra, che è aria, ci tiene insieme, così il soffio e l’aria abbracciano tutto il mondo” (13 B 2 DK). Questo passo, oltre a mostrarci una concezione aerea dell’anima, ci fornisce una prima testimonianza del parallelo tra macrocosmo (universo) e microcosmo (uomo). Queste categorie torneranno in voga nello stoicismo, nella filosofia rinascimentale di Cusano e Ficino, ma anche nel pensiero di Leibniz. L’anima, che si annuncia nel respiro, è aria, da qui il parallelo tra il soffio vitale, che tiene insieme l’essere vivente, e l’aria, che abbraccia l’universo.

Riprendendo l’opera filologica di Diels-Kranz, emerge una spiegazione interessante anche in relazione alla stabilità della Terra nell’universo:

Anassimene, Anassagora e Democrito dicono, inoltre, che causa della stabilità della terra è la sua forma piatta: essa, infatti, non taglia l’aria che le sta sotto ma la sovrasta, al pari di un coperchio, come si vede fare dai corpi di forma piatta, che, per la resistenza da loro opposta, difficilmente sono scossi dai venti. La stessa cosa fa appunto la terra, per la sua pienezza, nei confronti dell’aria sottostante. E questa allora, mancando dello spazio sufficiente per spostarsi, resta ferma e compatta al di sotto, come l’acqua nelle clessidre. (13 A 20)

La sua teoria si basa sempre sul movimento dell’aria e sui suoi cambiamenti, una spiegazione esclusivamente immanente, non riferendosi a enti esterni e spiegazioni “mitiche”. È sicuramente meno “speculativa e astrattiva” della teoria anassimandrea, ma anche molto più “scientifica”.

L’aria è quell’elemento più adatto ad assumere il ruolo di materia primordiale che si trasforma continuamente. Il mondo, nella varietà delle sue forme, è la concretizzazione dell’aria e, di conseguenza, viene ad essere la totalità, sempre diveniente, dei modi d’essere dell’aria.

La rivalutazione di Anassimene e l’importanza del metodo dei pensatori milesi

Come abbiamo potuto vedere, con Anassimene la scuola di Mileto non regredisce speculativamente, ma piuttosto, come sostenuto anche da Zanatta, ne porta a conclusione la linea speculativa e conferisce al suo assunto di base la formulazione più rigorosa. L’eterno cangiare del principio-sostanza e l’originarsi delle cose da questo trasformarsi si attestano direttamente e immediatamente. Proprio in questo modo vengono meno quei tentennamenti dottrinali propri di Anassimandro e Talete.

Possiamo concludere con una riflessione su ciò che costituisce il metodo di indagine dei filosofi di Mileto. Anassimene si staglia come il più sottovalutato, ma anche rivalutato, dagli storici della filosofia (oltre al già citato M. Zanatta, sono da segnalare D.W. Graham, J. Barnes e M. Bonazzi). Ciò che separa e distingue, in definitiva, i pensatori di Mileto dai poeti mitici e dal mondo del Vicino Oriente può essere riassumibile in due punti:

1) L’invenzione della natura: la considerazione della realtà che ci circonda come un tutto autonomo e regolare, che non dipende da attori esterni e/o divini.

2) La pratica della critica e dell’argomentazione razionale, fondata sull’osservazione empirica e i procedimenti deduttivi, come prassi per difendere, in pubblico, le proprie idee e teorie. In questo modo ci si allontana, in modo decisivo, da qualsiasi contatto privilegiato con una divinità che, essenzialmente, si sottrae alla discussione pubblica e razionale.

Nicola Abate 

Bibliografia

Diels-Kranz, I frammenti dei presocratici, editore Bompiani, 2006.

 

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