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La Bella e la Bestia: una favola reale

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La Bella e la Bestia è una delle fiabe più famose di tutti i tempi. L’amore impossibile della Bestia per una bellissima e seducente fanciulla rappresenta uno degli archetipi più comuni della letteratura occidentale. Il tema ha ispirato moltissimi racconti, con il tentativo di far riflettere sull’interiorità e sulle fragilità umane oltre l’apparire, che sia esso mostruoso o affascinante.

Tuttavia, notizie di una “bestia” che ha sposato una “bella” risalgono al periodo a cavallo tra Cinque e Seicento, quando un indigeno delle Isole Canarie fa la sua prima apparizione presso la corte del Re di Francia. Mito e realtà si fondono, senza per questo rinunciare alla tipica morale delle favole.

La Bella e la Bestia: il problema della bellezza

La versione della fiaba comunemente diffusa racconta di un bellissimo principe che negò asilo ad una vecchia, la quale punì il giovane a causa del suo ego smisurato tramutandolo in bestia. La Bestia visse confinato nel suo castello incantato e, con il passare degli anni, anche il suo spirito subì la stessa sorte del suo aspetto.

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Una prima versione scritta della fiaba la ritroviamo ne Le piacevoli notti (Venezia, 1550) di Giovanni Francesco Straparola. Si tratta di una raccolta di 75 novelle e fiabe, che per la cornice narrativa ricorda il Decameron di Boccaccio. Tra le altre, compare anche la prima versione de Il gatto con gli stivali.

Seguirono altre versioni: da Perrault a Madame d’Aulnoy, da Gabrielle-Suzanne Barbot de Villeneuve a Jeanne-Marie Leprince de Beaumont, la quale redasse la storia a scopo didascalico, come insegnamento per i suoi alunni. Ogni versione si presenta adatta al momento storico in cui viene raccontata, mantenendo viva la contemporaneità della fiaba.

Nonostante le differenze che intercorrono tra le diverse versioni, alcuni elementi sono una costante all’interno della trama. Innanzitutto, la figura del padre vedovo che deve provvedere al sostentamento delle figlie. Egli rappresenta il perno sia materiale che spirituale della famiglia.

Altro elemento tipico è la presenza delle tre figlie, tra cui una, la protagonista, si distingue per la sua ricchezza di spirito, contrapponendosi alla materialità e alla vanità delle prime due, simbolo della comune indole umana. Nella fiaba l’amabile giovane, non a caso, viene chiamata da tutti “la bella”, con riferimento non tanto allo splendore apparente (seppur evidente) ma alla sua anima bella. Sarà, infatti, la Bellezza di Bella a rompere l’incantesimo nel quale la Bestia è intrappolato.

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Dunque, la fiaba affronta il delicato problema della bellezza. La Bestia rappresenta l’ostacolo dietro il quale si nasconde la vera bellezza. Di contro, la bellezza potrebbe rivelarsi una bestialità se dietro di essa vi è una povertà di spirito, una incapacità di vedere oltre. Non è la Bella a dover superare la prova più ardua, ossia amare una Bestia, ma il principe-bestia, che deve essere in grado di cogliere la spiritualità di Bella, più del suo piacevole aspetto.

Alcuni studiosi hanno affermato che la fiaba di Straparola avesse subito l’influenza di una storia vera, ambientata presso la corte di Francia e che vede protagonista un certo Petrus Gonsalvus.

Pedro Gonzalez: la metamorfosi della Bestia

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Un ritratto di Pedro Gonzalez

Ne Il selvaggio gentiluomo di Roberto Zapperi, viene ricostruita la storia di Pedro Gonzalez, un indigeno delle Isole Canarie giunto come schiavo presso la corte di Enrico II di Valois.

Ancora bambino, Pedro fu condotto in Europa come regalo al Re per la particolarità del suo corpo: era completamente ricoperto di peli, tranne che per i palmi delle mani e le piante dei piedi. Si trattava di una malattia all’epoca sconosciuta, nota come ipertricosi congenita generalizzata. Pedro fu educato alle discipline umanistiche e allo studio del latino, trasformandosi in un uomo colto e raffinato.

Nella gara alle estrosità delle corti europee, Pedro costituiva una rarità, tanto che Caterina de’ Medici, moglie del Re, pensò bene di continuare la “specie”. Scelse personalmente la futura moglie di Pedro, una donna forte e robusta, la quale, si racconta, svenne quando fu presentata al futuro marito. Tuttavia, la bellissima cortigiana finì per innamorarsi della cultura e della sensibilità di Pedro e dal loro amore nacquero sei figli, alcuni dei quali affetti da ipertricosi.

La famiglia divenne ben presto tra le più famose e richieste d’Europa. Furono realizzati numerosi ritratti e divennero oggetto di studio, rappresentando il più antico caso documentato di ipertricosi. L’eccessiva popolarità costrinse Pedro e la sua famiglia a spostarsi in Italia, per vivere in pace presso il Lago di Bolsena, ove morì all’età di 81 anni.

Di certo Pedro Gonzalez non si trasformò in un bellissimo principe, ma la sua condizione di mostrum fu per lui l’occasione di condurre una vita da favola.

Giovannina Molaro

Bibliografia:

  • R., Zapperi, Il selvaggio gentiluomo, L’incredibile storia di Pedro Gonzales e dei suoi figli, Donzelli Editore, 2005.
  • La bella e la bestia. Quindici metamorfosi di una fiaba, Donzelli Editore, 2002.

Sitografia:

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