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San Benedetto da Norcia e la sua Regola

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San Benedetto da Norcia regola
Abbazia di Montecassino

Benedetto da Norcia, patrono d’Europa e autore della Regola benedettina, ha scritto un capitolo importante della storia europea, non solo spirituale.

Le origini del monachesimo

Il monachesimo nacque in oriente dal bisogno di un’esperienza spirituale più intensa manifestato da un numero crescente di individui. I primi monaci apparvero in Egitto nel IV secolo, con le grandi figure di Antonio e di Pacomio. Essi diedero vita a due diverse forme di vita monastica: quella dell’anacoretismo (basata sulla solitudine) e quella del cenobitismo (fondata invece sulla vita in comune). Tutte le forme di vita monastica prevedevano il distacco dal mondo e l’adozione di una severa disciplina che prevedeva digiuno, astinenza e castità.

Benedetto da Norcia

Benedetto da Norcia
San Benedetto

Da oriente, il fenomeno del monachesimo si propagò anche all’occidente. Benedetto da Norcia, al contrario di quanto talvolta si continua a ripetere, non fu il fondatore del monachesimo occidentale. Prima di lui si erano già avute diverse esperienze monastiche (si pensi a quelle di Martino di Tours e di Paolino di Nola, tra IV e V secolo). Come vedremo in seguito, il grande merito storico di san Benedetto fu quello della sintesi degli elementi migliori delle varie esperienze.

Nato intorno al 480 da una famiglia della piccola nobiltà, san Benedetto decise fin da giovane di dedicarsi alla vita monastica, abbandonando gli studi ai quali era stato indirizzato a Roma dai familiari. Dopo una prima esperienza cenobitica, Benedetto si diede all’eremitismo in seguito al clamore suscitato da un miracolo. I tre anni successivi li avrebbe trascorsi in una grotta, in quasi completo isolamento con la perdita del senso del tempo.

Dall’eremita all’abate

In realtà, gli eremiti non sempre godevano di tutta la solitudine che desideravano. Molto spesso essi erano infatti ricercati dai fedeli per la loro fama di santità. Lo stesso dovette accadere a Benedetto, come testimoniato dall’episodio di una delle poche tentazioni riportate dalle fonti. In seguito all’intenso ricordo di una donna che lo aveva visitato, san Benedetto si rotolò nei rovi per vincere la tentazione.

La decisione di porre fine all’isolamento ascetico arrivò invece con la visita mistica di un sacerdote nel giorno di Pasqua. Da allora l’eremita si dedicò, inizialmente ancora dalla sua grotta, alle attività di apostolato e di padre spirituale.

La fondazione di Montecassino

Dopo le prime difficili esperienze di guida delle comunità di Vicovaro e di Subiaco, conclusesi a causa dell’insofferenza dei monaci per la rigida disciplina di Benedetto (arrivata perfino al tentativo di avvelenamento), il santo giunse a Cassino tra il 525 e il 529. Eliminate le ultime tracce pagane di un Benedetto da Norciatempio di Giove, i monaci si diedero alla costruzione del grande monastero che fu a lungo il centro di un’intensa attività missionaria. Qui Benedetto visse fino alla sua morte, avvenuta tra il 546 e il 547.

La Regola di san Benedetto: Ora et labora

Il monachesimo benedettino ricevette dal suo fondatore una Regola che, grazie al suo equilibrio e alla moderazione, sarebbe rimasta per secoli il modello per eccellenza di vita monastica. Come scritto da Giovanni Vitolo (Medioevo. I caratteri originali di un’età di transizione, Sansoni 2005), essa fu il coronamento di tutte le esperienze monastiche occidentali. Anzi, il pregio di Benedetto fu proprio la capacità di sintesi tra il meglio del monachesimo occidentale e di quello orientale. Altri legislatori monastici avevano tentato una simile operazione, ma storicamente fu la regola benedettina a prevalere.

Né il lavoro manuale, né ovviamente la preghiera, possono essere considerati singolarmente degli elementi originali. I monaci avevano sempre dato grande importanza sia all’ascesi sia al lavoro manuale come nemico dell’ozio. L’originalità sta nell’equilibrio benedettino tra la vita attiva e quella contemplativa, e nel realismo che non impone mai al monaco nulla di eccessivamente gravoso.

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Ettore Barra

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