Home Arte moderna e contemporanea (1500-oggi) Fotografia Tomohide Ikeya: l’annegamento vitale

Tomohide Ikeya: l’annegamento vitale

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Tomohide Ikeya
Tomohide Ikeya

Il senso della vita, il soffio o meglio il respiro vitale è l’oggetto protagonista della fotografia di Tomohide Ikeya.

Artista e fotografo giapponese Tomohide Ikeya (qui il riferimento) indaga, tramite l’utilizzo del suo obiettivo, l’essere umano nel suo ambiente primordiale: l’acqua. Infatti basta solo pensarci un attimo, la forma embrionale, neonatale di una persona nasce, si forma e cresce proprio immersa all’interno di un liquido, e fuoriuscendo da esso si raggiunge la vita.

Tomohide Ikeya
Tomohide Ikeya

Il rapporto con la vita e con uno degli elementi più effimeri ma anche più violenti della natura si incrocia con la figura dell’uomo che immerso o annegato in acqua assume comportamenti consequenziali. C’è chi sentendosi privo d’aria e sopraffatto dall’acqua si abbandona totalmente a se stesso smettendo di reagire e facendo in un certo senso un definitivo ritorno al luogo dal quale si è arrivati.

Solitamente si suol dire che ciascuno di noi ritornerà alla terra riferendosi al concetto generatore che madre terra compie con le sue creature ma guardando gli scatti di Tomohide Ikeya forse sarebbe più corretto dire che il nostro ritorno è destinato all’acqua.

Tomohide Ikeya
Tomohide Ikeya

Soggetti maschili e femminili, nudi o dotati di attributi, consapevoli della loro condizione e dunque in grado di reagire o privi di coscienza e placidamente lasciati alla deriva degli abissi. Scatti caratterizzati da un’insufficienza luminosa essendo ciascun soggetto disposto quasi sempre su uno sfondo di colore cupo bruno, squarciato unicamente da un fascio di luce che proviene dalla parte alta. Pose plastiche e costruite al fine di mettere in risalto una rigida anatomia estremamente espressiva. o anche morbidi corpi che si rendono ancor più pesanti così da colare direttamente a picco.

Sono fotografie a colori quelle realizzate da Tomohide Ikeya ma l’impressione che ne deriva molto spesso è di un’acromia perenne perché l’unico colore, che tale non può definirsi, è quello dalla tonalità trasparente che l’acqua concede a ciascuna immagine. Ciascuna di queste scene viene catturata mediante processi di immersione subacquea che spesso possono durare anche molto tempo.

Vincenzo Morrone

Fonti: twiscloud.com, japancoolture.com

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