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Un giorno perfetto di M. Mazzucco: 24 ore di ordinaria follia

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Un giorno perfetto: la trama

Un giorno perfetto di Melania g. Mazzucco è uno straordinario romanzo nato dalla volontà di raccontare le ventiquattr’ore di una giornata, sconvolgendo i canoni e la struttura del romanzo che conosciamo iniziando, quindi, la narrazione dalla fine. Il centro nevralgico del romanzo è di certo il groviglio di vite, quelle vite che soliamo vedere camminarci accanto in strada, quelle vite di cui conosciamo tutto e niente. È la vita di Emma madre di Kevin e Valentina, ed ex moglie di Antonio Bonocore; è la vita dell’onorevole avvocato Elio Fioravanti il quale è sotto la scorta di Antonio. È la vita di Maja, una donna dolce, troppo giovane per affrontare il compito che la vita le ha assegnato, totalmente diversa da Emma che invece ha vissuto, ha vissuto tanto da mascherare il dolore con la sensualità. È la vita di Zero, quella dell’insegnante di Valentina e quella della madre di Emma.

Il romanzo è suddiviso in ventiquattro capitoli, ogni capitolo rappresenta un’ora del giorno e non sorprende che il narratore sia ogni volta diverso, che il punto di vista cambi in base alle storie dei personaggi che il destino interseca e stravolge. A fare da sfondo alle vicende è Roma; Roma brulicante di vita, Roma silenziosa e oscura, Roma in tutto il suo splendore.

L’ autrice

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immagine tratta dal film ” Un giorno perfetto”

Melania g. Mazzucco è un’autrice italiana nata a Roma nel 1966. la sua formazione è prettamente umanistica ed è importante accennare alla sua biografia, per comprendere che un giorno perfetto – romanzo completamente ambientato a Roma- oltre ad essere un’opera ricca di intrecci ed emozioni, è anche un’ opera in qualche modo celebrativa; di fatti viene celebrata la sua Roma, quella Roma che l’ha cresciuta e formata. La Mazzucco dedica parte della sua narrazione alla minuziosa descrizione della capitale, dei suoi paesaggi, delle sue strutture e delle emozioni che riserva a chi ancora è in grado di sognare sfuggendo ai dolori della vita. Non è un caso che nel 2009 Fandango produca una film sul romanzo dell’autrice. A dirigerlo è Ferzan Ozpetek che ne coglie l’essenza – pur modificando alcuni aspetti ( fisici e caratteriali) di alcuni dei protagonisti- e porta sul grande schermo una storia che merita di essere seguita e vissuta appieno.

La realtà

Non è un caso il romanzo di Melania g. Mazzucco coinvolga il lettore tanto da fargli sentire il famoso brivido lungo la schiena, ogni dettaglio è volto a realizzare l’immagine della realtà che conosciamo. Il dettaglio in un giorno perfetto è ciò che determina ogni sensazione, dalla canzone che passa in radio, alle aule scolastiche. Il crudo realismo della narrazione non si identifica solo nel dettaglio, ma anche nella scelta delle parole sempre dirette e decise, sempre pronte a colpire forte il lettore; le parole sono l’arma più potente che l’uomo possegga e la Mazzucco non fa nulla per dimostrare il contrario. Il cambio di registro, che varia in base al narratore, è assolutamente uno strumento vincente, il lettore è in grado di comprendere le difficoltà dell’età adolescenziale attraverso gli occhi di Valentina e allo stesso modo l’incapacità di Emma di comunicare con sua figlia adolescente. Lo scontro generazionale non è una novità, ma è narrato in modo semplice e diretto, in modo che chiunque possa riconoscersi nelle immagini disegnate dalla penna dell’ autrice.

È, ad esempio, possibile sentir vibrare il dolore dell’onorevole avvocato Fioravanti che ormai stanco, non è più in grado di comprendere il proprio essere, non trova più nulla per cui valga la pena sognare e credere nel proprio ruolo all’interno del panorama politico. Sono proprio le parole, talvolta veloci e fameliche, altre volte più lente e intense, a scandire il battito del cuore di ogni protagonista facendolo così coincidere con quello del lettore.

Un altro elemento che non va affatto sottovalutato, in termini di realtà, è la disperazione; quella disperazione viva che esiste e cresce in tutti – seppur in diverse circostanze da quelle narrate-  quella disperazione latente che fatica a venir fuori, la disperazione dettata dal silenzio, la disperazione che squarcia il muro del suono.

“ Chi cerca nelle certezze con cui si definiscono i generi e i ruoli, chi crede di sapere chi siamo, chi ci cerca nella vita che stiamo vivendo vede di noi solo l’ombra che proiettiamo. Ma noi non siamo così.”

Viviana Gaudino

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