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Antonio Solario a Napoli: un patto d’amore per il pittore

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Antonio Solario fu un grande della pittura napoletana del XV secolo. Formatosi probabilmente nell’ambiente veneziano, fu attivo nelle Marche e a Napoli. Le sue opere più importanti furono: la Testa del Battista (1508, Milano, Pinacoteca ambrosiana), Salomè (1511, Roma, Galleria Doria Pamphili), Madonna con Bambino e il donatore Paul Withypole (1514, Bristol, City art gallery). Tuttavia, egli non nasce come pittore, ma come fabbro: secondo la leggenda, dietro alla sua importante ascesa artistica si nasconde un patto d’amore.

Solario a Napoli e l’incontro inaspettato

Solario
Presunto autoritratto di Antonio (Andrea) Solario. L’immagine è visibile tra i personaggi raffigurati in un affresco di San Benedetto nel portico dell’Archivio di Stato.

Ci sono molte incertezze sulla nascita e la prima infanzia di Antonio Solario, tanto che persino il nome è dubbio: si pensa che si chiamasse, in realtà, Andrea. Sembra che sia nato a Civita, un paese nei pressi di Chieti, in Abruzzo, intorno al 1382; ma alcuni sostengono che il paese natio sia la Basilicata. Suo padre faceva il fabbro e così anche lui pian piano imparò quest’antico mestiere, anche se, fin da piccolo, aveva una particolare predisposizione per il disegno.

Ancora giovane, si trasferì a Napoli, dove si mise a produrre attrezzi in ferro per la cucina. A causa di questa attività, in genere attribuita ai nomadi, i napoletani gli affibbiarono il soprannome di ‘O Zingaro.

Molti nobili divennero suoi clienti perché era molto bravo al punto che arrivò ad essere nominato fornitore della real cucina di re Ladislao. In tale circostanza, conobbe il pittore Colantonio del Fiore, che gli propose di lavorare per lui. Solario cominciò così a frequentare la casa del pittore e fu qui che conobbe una fanciulla bellissima, la figlia del suo maestro. Fu un colpo di fulmine per entrambi e iniziò una furtiva relazione fatta di sguardi e sospiri.

Un patto per amore

I due innamorati sapevano che Colantonio non avrebbe mai concesso la mano della figlia a un semplice fabbro. In una delle tante notti insonni, Solario maturò l’idea di recarsi dalla principessa Giovanna di Durazzo, sorella del re Ladislao e futura regina di Napoli. Il giorno successivo, si fece coraggio, chiese di essere ricevuto e ammesso al cospetto della principessa, le confidò tutto l’amore che nutriva per quella soave fanciulla, figlia di Colantonio.

Giovanna, che conosceva a fondo gli impetuosi tormenti d’amore, comprese le sofferenze di Solario e mandò a chiamare Colantonio a cui disse che l’unione dei due giovani le stava molto a cuore. Colantonio rimase sconvolto da quella richiesta, ma gli venne un’idea: propose alla principessa che avrebbe accettato le nozze a patto che Solario avesse conquistato la fama di pittore illustre almeno quanto lui. La condizione di Colantonio era solo un garbato espediente per impedire le nozze, visto che, secondo lui, un povero fabbro non sarebbe mai riuscito a diventare un pittore famoso. Tuttavia, Solario accettò questo patto, “solo” per amore.

L’ascesa sociale e artistica di Solario

Solario partì da Napoli e si recò prima a Roma, e poi a Bologna, dove cominciò a lavorare nella bottega del pittore Lippo Dalmasi; si trasferì poi a Firenze e ancora a Venezia, dove riuscì ad ottenere l’apprezzamento delle più nobili famiglie. Questo però non bastava per onorare il patto: doveva raggiungere una posizione tale che nessuno avrebbe potuto più distruggere il suo sogno d’amore. Tornò così a Roma, dove iniziò a lavorare persino per il Papa, distinguendosi per opere di grande valore artistico. Dopo 10 anni, venne finalmente il momento di ritornare a Napoli.

Il ritorno a Napoli e il coronamento di un sogno

Solario
Madonna con Bambino in trono e santi, 1490-1500, Museo capitolare di Atri

Il re Ladislao era morto e Giovanna di Durazzo era diventata regina e viveva una storia d’amore travolgente con l’amante ser Gianni Caracciolo. Quest’ultimo seppe dell’arrivo di un famoso pittore a Napoli e lo convocò per farsi ritrarre. Solario gli fece un ritratto bellissimo tanto che il Caracciolo gli offrì come ricompensa una borsa carica di ducati.

Solario, però, gli disse che, in cambio di quel denaro, avrebbe preferito essere ammesso al cospetto della regina. Ser Gianni acconsentì e quando il buon pittore si presentò dalla regina, le offrì un suo dipinto raffigurante la Vergine col Bambino.

Giovanna, stupita, chiese di conoscere il nome dell’autore e lui che fino ad allora aveva lavorato in incognito, si inginocchiò alla sovrana e rivelò, come scrive Camillo Albanese, di essere quel fabbro partito tanti anni addietro per un patto d’amore del quale la stessa regina si era resa garante.

La regina ricordò l’episodio ed ebbe un’idea per aiutarlo: chiese a Solario di eseguire un suo ritratto perché sarebbe servito al suo piano. Terminato il dipinto, la regina mandò a chiamare il pittore Colantonio, chiedendogli un parere su quel ritratto:

Questi, con esemplare onestà, osservò: «Maestà, invero io medesimo non avrei saputo far opera migliore».

«Dareste, dunque, in sposa vostra figlia a un tale artista meglio che a un fabbro ?», disse la regina rammentandogli il patto.

Allora si fece innanzi Solario e rivelò la sua identità. Il vecchio maestro lo accolse con piacere e davanti alla regina Giovanna offrì la figlia in sposa all’artista.

Raffaela De Vivo

Bibliografia:

C. ALBANESE, Le curiosità di Napoli, Newton, Roma, 2007.

Sitografia:

http://www.treccani.it/

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