Cuccioli: l’ultima opera di Maurizio De Giovanni

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È sicuramente uno dei titoli più venduti del momento: Cuccioli ha letteralmente imposto la propria presenza ai piani più alti delle classifiche.
Per i bastardi di Pizzofalcone, edito da Einaudi e regalato al vasto pubblico di lettori dalla penna di Maurizio De Giovanni , Cuccioli racconta una storia intricata dalla quale si dirameranno piccoli assaggi di vita privata, di personalità e di pura intimità di ogni singolo bastardo.

Copertina del libro

Oltre la trama di Cuccioli:

La trama è sicuramente ben pensata ed organizzata, raccontata in maniera fluida e scorrevole nonostante l’intricata vicenda. Ed è proprio grazie alla limpidezza del modus scribendi che il lavoro risulta fruibile davvero a tutti .
La scelta di suddividere l’intera vicenda in tanti piccoli capitoli lascia percepire al lettore i diversi punti di vista e sembra quasi essere uno di quei modus operandi tipicamente televisivi dove ogni stacco di scena non è in dissolvenza. Ed a proposito di tipicamente televisivo pare proprio che Cuccioli nell’autunno dell’anno corrente diventerà una fiction.

Vi è un distacco netto da un capitolo all’altro, da un punto di vista, da un racconto o addirittura da una vicenda all’altra, collocata però sempre nell’ambito della stessa vicenda, della stessa questione rompicapo: Chi è quella cucciola abbandonata sui sacchetti dell’immondizia? Perché? Ed i suoi genitori?

Tutti interrogativi che costruiranno la trama fitta di eventi che molto ricordano l’intricata toponomastica napoletana.
Perché la vera protagonista oltre ai bastardi di Pizzofalcone (denominazione forse poco indicata per un commissariato napoletano, anche se  problematico e deturpato da gravissime vicende, più indicata forse alla materia d’ispirazione dello scrittore) è la città di Napoli.
La Napoli bene di quei quartieri alti, puliti e tranquilli, quella dei vicoli stretti che hanno occhi, orecchie e sanno mettere lo sgambetto agli ospiti inattesi e della della vita più personale ed intima.
Quest’ultimo segmento, quello della personalità e dell’intimità dei personaggi, è chiaro e semplicemente comunicato al lettore, ma tocca troppi argomenti duri e complessi insieme: il risultato generale e panoramico è l’insieme distaccato di storie drammatiche o quantomeno complesse tutte legate dallo stesso filo di realtà, tutte coesistenti nello stesso microcosmo. In questo punto si affrontano, non i maniera dettagliata, troppe tematiche bollenti e fortemente discusse a livello politico e sociale.
Bene che se ne parli e che non si dimentichi l’importanza di queste ultime ma il risultato, in questo ambito, non è particolarmente credibile in quanto, a tratti, si stereotipizza troppo la natura dei personaggi.
Ma, si diceva, che la vera protagonista è Napoli in tutte le sue forme e in tutte le sue sfaccettature.
La realtà napoletana è ben raccontata e bene rispecchia il microcosmo del quale si parla (Pizzofalcone) e chi vive nei pressi potrà riscontrare la veridicità dei racconti.


I personaggi collaterali sono ben caratterizzati e vi sono alcuni punti nella trama davvero interessanti e in grado di lasciare il lettore con il fiato sospeso e obbligare le dita a sfogliare la pagina successiva, merito anche del buon metodo di narrazione.
La curiosità è sicuramente un elemento dominante durante la lettura, si è curiosi si sapere come andrà a finire, c’è la curiosità di sapere chi è l’assassino.
Durante tutta la lettura  si avanzano ipotesi sui vari colpevoli o innocenti, ci si dice spesso: “no, non può essere lui, troppo scontato”.

Cuccioli racconta bene una storia, lo fa con uno stile davvero limpido e con personaggi a volte scontati altre volte divertenti. Il dato di fatto è che, nonostante tutto, ci si affeziona almeno ad uno dei bastardi, perché un po’ ci si rivede e ci si rispecchia.
Si consiglia di soffermare la propria attenzione non solo sulla trama generale e sulla commovente vicenda ma sui dettagli finali, su uno degli ultimi capitoli, di soffermarsi sull’ultimo personaggio per eccellenza, sul mostro, che come tutti i mostri, travestito da mamma e truccato da santo, con il volto pallido e le mani gracili è un ottimo punto di partenza per una lunga e, sicuramente, polemica riflessione: chi sono i cattivi, i mostri?

Corinne Cocca

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