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Nero Napoletano: Napoli, Camorra e Vesuvio

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Napoli
Nero Napoletano: Napoli, Camorra e Vesuvio

Nero Napoletano, più che un fumetto, è un colossale progetto. 6 scrittori, una cinquantina di disegnatori, 3 coloristi e 6 omaggi per creare qualcosa di unico, che forse non ha avuto la risonanza che meritava, neanche a Napoli.

Napoli, Camorra e Vesuvio

Napoli
Copertina di Nero Napoletano.

Napoli fa da sfondo e da protagonista, una Napoli in balìa di forze che non può controllare, che la spingono sempre più sull’orlo del baratro. Camorra e Vesuvio insieme concorrono a distruggere uomini e territorio, società e politica. Una città bella e sporca, che non può salvarsi, perché ha perso perfino il valore della famiglia. Soldi e potere sono destinati a martoriare gli animi, ai corpi ci penserà il Monte Fato napoletano.

La testa mozzata di un uomo fa capolino sin da subito, a marcare il territorio di una storia che non promette mezzi termini. È un camorrista, “mangiato da altri cani neri”. Il padre, Eugenio “Senzacore”, promette che non ci sarà guerra, che l’equilibrio sarà mantenuto, ma dal 41bis può fare poco per contrastare sua moglie Maria. Lei non vuole sapere ragioni, le hanno ucciso il figlioletto, vuole i cuori dei suoi assassini. I figli rimasti saranno le sue braccia e pistole e fucili per realizzare una carneficina. La storia della famiglia Giasone s’intreccia con quelle di un oscuro commissario, un giornalista che chiede vendetta, un vice-procuratore fin troppo ligio al dovere e tanti altri napoletani che sono solo di passaggio, sia che svoltino l’angolo o che vengano ammazzati.

Un enorme progetto riuscito

La lettura non è sempre semplice. I disegnatori cambiano velocemente, ogni due tavole, e gli stili diversi (a volte

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Anche il Maestro Manara legge Nero Napoletano. Foto via

agli antipodi) possono confondere il lettore, oscurando perfino la storia. Alla seconda rilettura le cose cambiano. Si è ormai abituati al repentino cambio di stile e si riesce ad apprezzare come ciascun fumettista è riuscito a caratterizzare a modo suo ogni personaggio, dandogli più spessore e realtà. Le vicende allora impattano meglio sull’animo del lettore, soprattutto quello napoletano, che in quelle vie ci è cresciuto o passato, che in quella situazione ci è nato e cresciuto. Sa che quella storia è finta, ma è anche terribilmente vera. Sa, come lo sanno i lettori e i disegnatori, che Napoli è davvero ad un bivio.

Una Gomorra più cruda di Gomorra prende piede quattro anni dopo l’uscita del libro di Saviano. In collaborazione con la Scuola Italiana di Comix e Comicon, distribuito dal Corriere del Mezzogiorno, Nero Napoletano ha il dovere di entrare nei classici di questa città. Non solo per l’impegno e per il talento dimostrato da chiunque vi abbia partecipato, ma anche perché rappresenta una Napoli se non vera, almeno molto verosimile.

Roberto Leone

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