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La smorfia napoletana e il gioco del Lotto

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Smorfia e Lotto

Un gran numero di napoletani, al mattino, abbandonano il letto e si precipitano a consultare la Smorfia, per convertire i sogni in numeri portafortuna e giocarli al lotto. La smorfia è un libro in cui le azioni, le parole, gli oggetti, i luoghi e gli eventi trovano una corrispondenza con un numero ben preciso e ad un’interpretazione che dà corpo alle afflizioni e alle gioie che governano l’animo del dormiente. Difatti, si sostiene che il nome Smorfia sia legato proprio a quello di Morfeo che, per l’appunto, è il dio greco del sonno.

Il particolare affetto che il popolo partenopeo prova per i sogni e il loro potenziale di vincita milionaria dipende anche dal fatto che è estremamente superstizioso. A confermarlo è il principio di giocare gli stessi numeri per ben tre volte di seguito, se la prima non è stata vincente. Dopo la terza volta, se non si è stati baciati dalla fortuna, sarà opportuno cambiare numeri o affidarsi ad un nuovo e promettente sogno!

Smorfia e Lotto
Tabellone della Smorfia napoletana

Le origini del Lotto e della Smorfia

Il Lotto ha una dubbia paternità, perché è il frutto dell’evoluzione di diverse forme di giochi di sorte diffusi sin dall’antichità. Addirittura prima di Cristo, già gli egiziani facevano giochi basati sulle scommesse. A Roma, durante i Saturnali di dicembre, venivano organizzate delle vere e proprie lotterie in cui si estraevano numeri, precedentemente assegnati ai partecipati su tavolette di legno.

A Venezia, nel 1600, il Consiglio dei Pregadi organizzava la Lotteria del Ponte di Rialto il cui montepremi consisteva in un lotto di immobili. Nel 1700 in tutta Europa si diffuse il Lotto della Zitella, inventato forse da Giacomo Casanova. I numeri venivano abbinati al nome di ragazze di umile condizione e le sorteggiate venivano premiate con una dote di 100 lire.

La Smorfia, invece, per quanto sia particolarmente legata alla realtà napoletana, ha delle origini incerte. Secondo alcune teorie, le origini della Smorfia risiedono negli antichi libri dei sogni, connessi al mondo delle visioni notturne. Ad avvalorare questa tesi ha contribuito anche lo scrittore Artemidoro di Daldi, vissuto intorno al II secolo d.C. Autore del trattato Onirocritica, Artemidoro ha voluto dimostrare che l’interpretazione dei sogni è possibile. È sufficiente basarsi sugli episodi storici per quanto riguarda i sogni legati al passato e al presente, mentre quelli legati al futuro vengono considerati come profetici e simbolici.

Secondo altre teorie, l’origine della Smorfia risiede nella tradizione cabalistica ebraica del XIII secolo, secondo la quale il mondo e la vita umana sono un insieme di simboli decodificabili. Il primo esponente di tal tradizione è Abraham Abulafia, il quale, considerando il fatto che in ebraico ogni lettera corrisponde ad un numero, pensò di tradurre ogni elemento della realtà umana in numeri, realizzando così un’opera letteraria fatta di sole cifre. Per tal ragione, i cabalisti che vennero in seguito crearono una teoria finalizzata allo svelamento dei significati nascosti dietro una realtà apparente o nei sogni, associandoli ad una numerologia ben precisa.

Probabilmente il popolo napoletano ha fatto propria questa tradizione ed è passato, dalla corrispondenza tra fatti e numeri tramandata oralmente, fino alla messa a punto della prima Smorfia: Il Divinatore Universale del Lotto, un libro che i ricevitori dei Regi Lotti di Napoli utilizzavano perché contenente tantissimi numeri corrispondenti a personaggi ed eventi. Molti paesi hanno realizzato una propria Smorfia, ma senza alcun dubbio quella di fama mondiale è proprio la Smorfia napoletana.

La Smorfia napoletana

Smorfia e Lotto
Copertina della Smorfia

La Smorfia napoletana si presenta come una sorta di vocabolario, in cui in ordine alfabetico sono disposte le innumerevoli parole corrispondenti ai possibili elementi caratterizzanti un sogno. E’ possibile dare un esempio concreto della sua composizione, attraverso un sogno ricorrente: quello in cui il serpente fa da protagonista. Innanzitutto il serpente viene interpretato come un’esortazione di allerta per il sognante, che dovrà stare molto attento perché circondato da persone maligne ed invidiose che desiderano il suo male. La Smorfia napoletana in tal caso indica il numero 36, ma non mancano le eccezioni. Se nel sogno il serpente si infila sotto la gonna allora fa 90, se striscia fa 69, se mostra la sua lingua biforcuta fa 36, se invece viene calpestato fa 10.

Smorfia e Lotto
‘o pazzo fa 22!

La tradizione napoletana vuole che il dono ricevuto in sogno non debba essere svelato ad altri, bensì giocato in segreto, altrimenti viene guastata ogni possibilità di vincita. Per quanto riguarda la ruota dove puntare i numeri, invece, talvolta è il sogno stesso ad indicarla. Quando invece manca l’aiuto del sogno, si sceglie la ruota che corrisponde alla propria città o a quella più vicina. Un’antica tradizione popolare, tuttavia, indica quella di Bari come particolarmente fortunata! Secondo alcuni, ancora, una puntata su Tutte le ruote non va mai risparmiata!

La fortuna del Lotto e della Smorfia

La Smorfia nasce dalla tradizione popolare italiana, per tal ragione esistono più smorfie legate alle molteplici culture. Oltre quella napoletana è nota quella della Sicilia o della Romagna. Allo stesso modo, la ferma convinzione che un sogno possa garantire una vincita milionaria è comune a molti italiani. Sono, difatti, giunte notizie del giocatore di Santa Bona Nuova, frazione del comune di Treviso, che, dopo aver sognato la madre defunta, ha da questa ricevuto dei numeri. La mattina successiva è andato in tabaccheria ed ha giocato i quattro numeri che aveva avuto in dono, sulla ruota di Bari e su tutte, vincendo 187.000 euro.

Una storia simile è quella di un uomo di Ferrara, che chiese alla titolare di una tabaccheria di interpretare il suo sogno e di dargli i numeri. E’ quasi certo che il sogno fu interpretato alla perfezione, dati i 244.000 euro vinti!

Smorfia e Lotto
Estrazione del Lotto

Non va trascurato il fatto che i numeri da giocare non sono solo offerti dalla dimensione onirica, ma si possono anche ricavare dalla concreta realtà circostante. Un compleanno, un evento di catastrofe naturale, un fatto divertente, una gran paura corrispondono sempre a numeri che possono essere giocati! In Emilia Romagna fu vinto un alto montepremi perché giocati i numeri dedotti dal terremoto. 20 per il giorno in cui la catastrofe avvenne, 90 per lo spavento, 80 che nella smorfia emiliana corrisponde alla città di Modena, dove avvenne lo scisma.

Ciononostante, è risaputo l’accanimento, quasi ossessivo, dei napoletani per il gioco. I napoletani sono assai attenti, si guardano intorno, scrutano ogni fatto, ogni persona e si impegnano a dare la perfetta interpretazione di un sogno, correndo in tabaccheria anche tutti i giorni!

Smorfiano e sperano, smorfiano e si rattristano per la perdita, smorfiano e ridono per la vincita.

Un’attenta osservatrice della realtà napoletana fu Matilde Serao che ne Il ventre di Napoli del 1884 scrisse:

«Il lotto è il largo sogno, che consola la fantasia napoletana: è l’idea fissa di quei cervelli infuocati; è la grande visione felice che appaga la gente oppressa; è la vasta allucinazione che si prende le anime. […] Il popolo napoletano, che è sobrio, non si corrompe per l’acquavite, non muore di delirium tremens; esso si corrompe e muore pel lotto. Il lotto è l’acquavite di Napoli. »

Caterina Castaldo

Sitografia:

http://it.wikipedia.org/wiki/La_Smorfia

http://it.wikipedia.org/wiki/Lotto

http://it.wikipedia.org/wiki/La_smorfia_napoletana

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