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La tecnologia? Una questione di fiducia

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Fiducia

Bene, Changez, adesso la metto alla prova. Le darò il caso di un’impresa, una società che voglio che lei valuti. Mi può chiedere tutto ciò che ha bisogno di sapere, pensi a Venti Domande, e può usare quella penna e quel foglio per i suoi calcoli. Pronto? […] La società è semplice. Ha un’unica linea di servizi: viaggi istantanei. Si entra nel suo terminal a New York e immediatamente si sbuca nel terminal di Londra. Come il teletrasporto di Star Trek. Afferrato? Bene. Cominciamo.

La mia essenza era concentrata sulla soluzione del test. Cominciai con alcune domande volte a comprendere la tecnologia, maneggevolezza, affidabilità, sicurezza, concorrenza, spese, costi, entrate, proiezioni di profitti ed ecco la soluzione: -“Due virgola tre miliardi di dollari!”-

Fiducia
La locandina del film ispirato al romanzo omonimo

Un’ esperimento d’analisi finanziaria, tratto dal libro “Il fondamentalista riluttante” di Mohsin Hamid, un test dalla soluzione apparentemente banale, calcoli economici, valutazioni tecniche ed il gioco è fatto:

Jim rimase in silenzio per un po’. Poi scosse la testa: -“Decisamente troppo ottimistico. La sua stima del numero di clienti che si servirebbero di questo servizio è davvero troppo alta. Lei sarebbe disposto a entrare in un macchinario, essere smaterializzato e poi ricomposto a migliaia di chilometri di distanza?”-.

Ecco svelato il tranello, quella variante dimenticata, imprevedibile, irrazionale, il fattore “fiducia”.

Il mondo non è poi così semplice, non basta l’economia, la matematica, la logica, a spiegare la realtà nei suoi meccanismi più profondi.

Serve uno sguardo critico, una lente in grado di svelare gli arcani della mente umana.

Uno sguardo diretto in profondità

Non è difficile provare che l’evoluzione dei metodi di produzione è condizionata, […] dalle stesse circostanze sociali ed intellettuali dentro le quali il marxismo non vedeva che un riflesso delle condizioni della produzione. L’azzardo, la curiosità, la ricerca  del minimo sforzo, la predisposizione particolare di qualche spirito d’elite, animata dalla sete di conoscenza, a fare tutta una serie di scoperte tecniche che non possono essere utilizzate economicamente […] percepite come opere diaboliche, contrarie alla morale sociale dell’epoca, l’equipaggiamento tecnico non è forse lui stesso il risultato di uno stato sociale generato dal volere umano?[1].

Così scriveva Henri De Man, ribaltando la dialettica struttura/sovrastruttura tipica del determinismo marxista, lo sviluppo tecnologico è qui sottoposto alla dinamica sociale, al bagaglio mentale e culturale di un’ epoca, alla volontà comunitaria.

Uno sguardo orientato alla realtà

Un supporto materiale a quest’impianto teorico verrà dal saggio “Avènement et conquête du moulin à eau”[2] dello storico francese Marc Bloch:

Fiducia
Lo storico Marc Bloch, fondatore e direttore della rivista “Annales d’histoire économique et sociale”.

L’invenzione nasce forse da un flash individuale di genio. Ma il progresso reale, l’idea di utilizzare l’ idea, è  un fatto avvenuto sotto la spinta delle forze sociali

Anche l’affermazione, tardiva rispetto alla sua invenzione, del mulino ad acqua nelle campagne della Francia medievale, dipese da un fattore sociale, la società doveva adeguarsi alla nuova tecnologia, doveva accettarla, farla propria, doveva formarsi una particolare “mentalité sociale”.

Doveva formarsi quel ‹‹ sentimento comunitario particolarmente vigoroso ››[3] che portava i contadini a tracciare campi dalla forma allungata e stretta, la cui spiegazione tecnica, cioè la necessità di diminuire il numero di voltate dell’aratro a ruote, era in realtà, solamente secondaria.

Il fattore fiducia

È un fattore psicologico a controllare lo sviluppo tecnologico, una nuova idea, una nuova invenzione deve prima convincere  della propria affidabilità la società in cui è stata ideata, prima di poter incidere realmente su di essa.

I fatti storici sono, per essenza, dei fatti psicologici. Ed è solo in altri fatti psicologici che essi trovano i propri antecedenti[4].

Dopo tutto non è forse la “fiducia” a dominare il nostro stesso sistema economico?

A partire dalla “fiducia” verso un determinato marchio, che ci spinge a preferire un’ oggetto griffato, rispetto ad uno anonimo, pensando che dietro quella firma si nasconda una qualche forma di garanzia o ancora la celebre “fiducia nei mercati”, la stessa che consente ad un’ agenzia di rating di far cadere un governo o far collassare l’economia di uno stato.Fiducia

Mario Sanseverino
[1] Henri De Man, Au delà du Marxisme, Paris, 1929.

[2] Marc Bloch, Mélanges historique, Paris, S.E.V.P.E.N., 1963.

[3] Carlo Ginzburg, A proposito di una raccolta dei saggi storici di Marc Bloch, in << Studi medievali >>, s. III, VI, 1965.

[4] Marc Bloch, Apologie pour l’histoire ou Metier d’historien, Paris, Armand Colin, 1949.

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