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Sinfonia Eroica di Beethoven: altro che Napoleone!

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Sinfonia Eroica

Per creature così mitologiche del genio umano − la Sinfonia Eroica, la terza, Op. 55 − l’aneddotica, come al solito, si è persa in fantasticherie. Non possiamo essere sicuri che Beethoven, alla notizia che  era divenuto imperatore, abbia pronunciato davvero le veementi parole:

«Anch’egli non è altro che un uomo comune. Ora calpesterà tutti i diritti dell’uomo e asseconderà solo la sua ambizione; si collocherà più in alto di tutti gli altri, diventerà un tiranno!»

Sappiamo tuttavia per certo che la dedica al già console francese, prima di quel fatidico 18 maggio 1804, c’era: lo prova il fatto che su un manoscritto della partitura − non autografo: il primo è andato perduto − il titolo “Buonaparte è raschiato via con violenza, a volerlo rendere illeggibile.

Sinfonia Eroica

Non sappiamo se davvero, pronunciata quella frase, Beethoven si sia precipitato al pianoforte e abbia strappato le prime pagine della sua Sinfonia Eroica, anche se non sembra inverosimile considerati il suo carattere irruento e la fede che il musicista aveva sempre riposto nel condottiero che, à la Hegel, stava cavalcando lo spirito del mondo.

Fin dal 1798 e fino in Francia Beethoven era noto come acceso repubblicano: alle porte della Restaurazione − era il 1812 − avrebbe ignorato a Teplitz il passaggio della famiglia imperiale in barba ai vari Metternich reazionari, imbastendo uno scandalo clamoroso. La sua fama di liberale aveva indotto tal ambasciatore Jean Baptiste Bernadotte a chiedere a Beethoven un’opera dedicata a Napoleone.

Sinfonia Eroica
François Gérard: la battaglia di Austerlitz (1810)

Difficile credere che la Sinfonia Eroica, progettata anni dopo, tra il 1802 e il 1804, abbia direttamente atteso a quella richiesta: è più plausibile che Napoleone si fosse avvicinato in qualche modo all’ideale che già Beethoven aveva a oggetto delle sue riflessioni. Tanto più che nel 1805, anno per sempre marchiato al suo epilogo dalla leggendaria battaglia dei tre imperatori (ad Austerlitz, contro Bonaparte, c’erano un Asburgo e un Romanov) l’ormai disilluso Beethoven, che al Congresso di Vienna − suo malgrado? − sarebbe stato celebrato come eroe nazionale, doveva e poteva fare a meno dello scomodo dedicatario. La Sinfonia Eroica sarebbe così stata intitolata − in italiano − «al sovvenire di un grand’uomo», non si sa se per ricordarne uno caduto o per festeggiarne uno venturo.

Sinfonia Eroica: controversie su un capolavoro

La Sinfonia Eroica fu eseguita pubblicamente, il 7 aprile del 1805, al Theater and der Wien: gli esiti furono contrastanti. E dire che la leggendaria prima assoluta, un anno prima nel privato palazzo del principe Lobkowitz, aveva reso onore a quello che si sarebbe rivelato il primo grande capolavoro del Romanticismo musicale: si dice che l’ospite d’eccezione della serata, il giovane Luigi Ferdinando di Prussia, che se ne intendeva parecchio di musica e di guerra − sarebbe morto con onore a Saalfeld contro i francesi stessi, nel 1806 −, abbia chiesto per ben due volte ai ventitré orchestrali il bis dell’intera Sinfonia!

Anche l’esecuzione pubblica si porta dietro qualche racconto… tutt’altro che lusinghiero. Sembra che tra il pubblico, sfiancato dalla durata sconfinata della Sinfonia − la più lunga mai scritta fino ad allora, delle beethoveniane superata solo dall’immensa nona −, qualcuno abbia urlato «darò un altro kreuzer purché finisca!». Il pianista Carl Czerny ricorda:

Né il pubblico né Beethoven furono soddisfatti questa sera. Il pubblico trovò la sinfonia troppo pesante, troppo lunga e Beethoven troppo scortese, dato che non accennò neppure ad un inchino del capo in riconoscenza dell’applauso che venne da una parte del pubblico. Beethoven trovò che l’applauso non era stato abbastanza forte.

C’è da dire che il Theater an der Wien (Teatro sul ‘Wien’ che non c’è più), oggi solo in parte adibito alle mansioni originarie, rappresentava uno dei poli più attraenti della Vienna culturale. Oggi la Papagenotor ricorda ai passanti che lì l’artista-impresario Schikaneder aveva fatto eseguire − era il 1791 − Il flauto magico.

Sinfonia Eroica

La verità è che nessun pubblico sarebbe stato all’altezza di una simile opera. Con l’Eroica la musica di Beethoven si rivolgerà d’ora in poi a un pubblico ideale, coltissimo e spirituale: tutt’altro che quello, dedito al mero intrattenimento, delle sinfonie tradizionali, haydniane e mozartiane, o delle Opp. 21 e 36 del Beethoven giovanile. Preservata l’ossatura originaria della forma − quattro movimenti che alternano un Allegro in forma sonata, un Adagio tripartito, un Minuetto che in Beethoven diviene Scherzo e un finale spesso in forma di Rondò Tema con variazioni −, gli spazi musicali si dilatano paurosamente.

Sinfonia EroicaAl contrario la semplicità del materiale melodico utilizzato − frammenti di arpeggi e scale o linee riciclate da proprie composizioni − rende tanto più soddisfatta la creatività compositiva titanica di un Beethoven che, sulle soglie della sordità assoluta, intende più che mai affermare se stesso e la propria musica ideale: in questo, nel raccontarne la venuta, si fa egli stesso Eroe − altro che Napoleone!

La sua arte trae da se stessa la propria generazione e, così andando, procede virtualmente all’infinito per rimandi, contraddizioni, volteggi, scambi tra i suoni dell’orchestra e lunghe, catartiche asserzioni. Così l’indimenticabile Marcia Funebre, che si sostituisce all’Adagio come secondo tempo, trova una liricità e un pathos del tutto sconosciuti ad un’estetica musicale che in quest’arte trovava nient’altro che un intrattenimento o poco più.

In Italia sembra che questo capolavoro non sia arrivato prima del 1843: Beethoven era morto da sedici anni! Addentrandosi nella profondità creativa e creatrice della Sinfonia Eroica si capisce bene il perché di questo ritardo. Tanti anni dalla sua generazione sarebbero stati necessari affinché l’idea nuovissima di musica − poi tanto idealizzata dai Romantici − contenuta in essa potesse arrivare al cuore di un qualche pubblico: e non stiamo certi che quel giorno sia arrivato. Nel frattempo possiamo essere sicuri che, quella sera del 1805, in pochi lo sapevano ma la musica era cambiata per sempre.

Antonio Somma

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