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Gus Fring, cattivo elegante di Breaking Bad

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Gustavo Gus Fring, un uomo dal quale se si ha un po’ di sale in zucca si cercherebbe di stare lontani. Uno dei meglio riusciti antagonisti della serialità moderna, è il tipo di cattivo che non ti aspetti: freddo, elegante, impassibile ed al tempo stesso straordinariamente potente. Gus è comparso in tre stagioni del telefilm “Breaking Bad” ed è inutile dire che, proprio a partire dal suo ingresso nella storia, la serie è decollata verso limiti di perfezione inarrivabili, più di quanto non si era visto già dalla prima stagione.

Chi è Gus Fring?

Sotto le vesti di direttore della catena fittizia di ristoranti fast food “Los Pollos Hermanos”, Gus Fring manipola segretamente una fra le più importanti reti di distribuzione di metanfetamina di tutto il New Mexico, e non solo. Egli gestisce infatti anche diverse imprese considerate legittime, come la ditta di lavaggio in una delle cui sedi Walter White ha lavorato stabilmente come ‘cuoco’.

Personaggio poliedrico, e sapientemente scolpito dalla mano di Vince Gilligan, Gus Fring ha origini cilene e un passato davvero interessante. Un background che lo ha visto prima, in patria, vicino al dittatore Pinochet ed impegnato in nemmeno la DEA sa quale attività; poi in Messico, dove decide di fare il passo più lungo della gamba e mettersi in gioco insieme al partner e chimico Maximino Arciniega. Ed è proprio qui, infatti, che non solo apre la famosa catena di fast food dietro cui celare lo spaccio, ma tenta anche di agganciare nel giro il Cartello messicano.

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Mossa tanto coraggiosa quanto sprovveduta, perché a casa del boss don Eladio Vuente non passerà parecchio tempo prima che Hector “Tio” Salamanca, uno scagnozzo d’altri tempi – altro che sedia a rotelle e campanellino! – spari a Maximino sotto gli occhi dell’amico. Fring rimane in vita, e tutto quello che riesce a capire del perché non sia stato freddato insieme al collega,  sono le parole di don Eladio: “…Because I know who you are. But understand, you are not in Chile anymore”.

Fine anni ’80 e Gus, dopo l’esperienza brutale in Messico, decide di emigrare negli Stati Uniti e di continuare a mandare avanti i Los Pollos Hermanos. Diventato maturo e molto più cauto, oramai nascosto dietro la maschera di un filantropo e amante della semplicità, Gus passa i seguenti anni ad affinare i comportamenti, a ponderare gli investimenti, a circondarsi esclusivamente di persone fidate, intelligenti e fedeli alla causa, e a riaprire così il giro. Diventerà ben presto il più normale boss della droga di tutti i tempi, un onesto lavoratore mai troppo avventato nelle sue scelte, finché non gli si parano davanti un certo Walter “Heisenberg” White ed il suo socio Jesse Pinkman, i quali hanno da poco messo nelle tasche dei tossici di Albuquerque un nuovo cristallo di meth blu spaventosamente puro. Il resto, be’, lo sapete.

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I parametri entro cui si può misurare la validità di Breaking Bad sono enormi, e certamente non siamo i primi a dargliene merito. Insomma, se esistessero gli Oscar anche per le serie tv, BB ne avrebbe fatto praticamente incetta; intanto, a questo proposito, ricordiamo che il nostro Giancarlo Esposito, nei panni di Gustavo Fring, ha vinto un Drama Choice Awards per la sua interpretazione, oltre ad aver ricevuto la candidatura agli Emmy Awards nel 2012. Sarebbe stato impensabile, d’altronde, lasciare un pezzo così importante di Breaking Bad senza neanche un riconoscimento a dimostrarne il talento.

Il suo palmares, però, è bello che vasto, sia nel grande che nel piccolo schermo (dove ha da poco concluso con la serie tv Revolution), tanto che ha preso parte, pur se con ruoli marginali, ad oltre cento film in tutta la sua carriera (tra cui Carlito’s Way, Una poltrona per due, Brivido, Aule turbolente).

Nel frattempo, Vince Gilligan e la leggenda di Breaking Bad hanno ripreso vita nello spin-off “Better Call Saul”, in cui come sappiamo si esplora la storia di un altro personaggio decisamente fuori dalle righe, Saul Goodman. I protagonisti di quest’universo, da Walt al buon vecchio Hector Salamanca, sarebbero tutti ugualmente degni di un approfondimento più dettagliato rispetto a quanto visto nella serie madre. Se lo è meritato Goodman, come se lo è meritato Ehrmantraut. E a noi non sembra abbastanza, perché lì, in prima linea, ci vorremmo anche Gus Fring. Specie se ricordate come l’hanno conciato. Ops…

 

Nicola Puca

Fonte immagine in evidenza: www.looq.es

 

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