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Daniel Buren: costruzioni ipnotiche in mostra al Madre

Daniel Buren
Photo souvenir: Comme un jeu d’enfant , MAMCS, 2014

Daniel Buren (Boulogne-Billancourt, 1938) è un artista francese che ha intrattenuto sin dagli anni Ottanta un fecondo rapporto con la città di Napoli.

Prima di tutto grazie all’interesse del gallerista Lucio Amelio, insostituibile figura del panorama artistico napoletano e fondatore della Modern Art Agency, e poi ancora negli interventi compiuti al Museo di Capodimonte di Napoli con “Indizi di opera in situ’’, che vedeva impiegati pannelli a fasce verticali bianche e gialle e aperture quadrate dalle quali vedere alcuni particolari delle  opere di Vincenzo Camuccini, e in seguito proprio per l’apertura al pubblico della sezione di Arte Contemporanea dello stesso Museo, senza dimenticare il progetto di riqualificazione della sede dell’ex-ARIN (Azienda Risorse Idriche di Napoli) e della fontana antistante, questa volta nella periferia est della città, primo intervento a scala urbana dell’artista in Italia, oltre che della rimodulazione degli spazi in scacchiere colorate dello Studio Trisorio in una mostra del 2008.

Daniel Buren
Daniel Buren, Monumenta, Grand Palais, 2012

Ora invece Buren transita al Madre (Museo d’arte contemporanea Donnaregina) invadendo e trasformando gli ambienti al pianterreno del RE-PUBBLICA MADRE con una mostra dal titolo “Come un gioco da bambini, lavoro in situ” (che vuole essere solo il primo di altri progetti commissionati all’artista dal museo da svolgersi lungo il 2015), in collaborazione con il MAMCS (Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Strasburgo) oggetto nell’estate scorsa dell’intervento dell’artista, che ha dato nuova luce alla grande facciata in vetro con l’applicazione di pellicole colorate, e nello spazio espositivo temporaneo, creando invece un grande itinerario di costruzioni in legno.

Buren non interrompe il gioco, lo prosegue e lo rinnova al Madre, invitando a scoprire un  nuovo palinsesto architettonico colorato ed elementare che si impone in spazi che già conosciamo. Costruzioni a grandezza naturale formati da cubi, cilindri, timpani, torri, quadrati, disposti in modo da condurre il visitatore a girarci intorno e attraverso, per una passeggiata ludica nello spazio museale.

Daniel Buren
Daniel Buren, ex-ARIN, Ponticelli, 2004

Buren, in conformità con il suo percorso artistico, non abbandona neppure in questo caso le sue famose bande verticali (della larghezza di 8,7 cm), che lui chiama outil visuel (utensili visivi), così definiti proprio perché non hanno nessun carattere estetico o introspettivo, non vogliono significare nulla, se non il fatto che rimandano a se stesse, e che ritroviamo come leggeri segni ad incidere gli interni delle costruzioni a forma di arco.

Nel tempo diventate la sua cifra stilistica, tali bande svolgono, come utensili, appunto, una funzione semplice: focalizzare l’attenzione su tutto ciò che è importante evidenziare nella misura ritenuta dall’artista, richiamare lo spettatore, come un indicatore, alla visione del reale.

Daniel Buren
Cabane éclatée aux 4 couleurs, Catanzaro, 2012

Il suo lavoro si sviluppa nel corso degli anni Sessanta nel contesto delle ricerche artistiche di carattere analitico e riduttivo, interessandosi ad un tipo di pittura che prevedeva un azzeramento progressivo dei termini gestuali ed espressivi propri della materia pittorica come della narrazione figurativa.

Nel 1967 espone dunque insieme ad altri artisti, Olivier Mosset, Michel Parmentier e Niele Toroni come il “non-gruppo” BMPT, le sue provocatorie tele fatte con l’alternanza di strisce bianche e altri colori, oggettivamente impersonali ed autonome.

Da qui poi una lunga sperimentazione intorno a questo motivo, dalla grandi potenzialità, adoperato anche su diverse superfici architettoniche, istituzioni pubbliche, e musei soprattutto.

In seguito la sua attenzione si è focalizzata più strettamente su un linguaggio tridimensionale, su strutture composite e la loro modulazione nello spazio. Daniel Buren, ad oggi, ha disseminato costruzioni quasi sempre create “in situ” (nozione cara all’artista), cioè intrinsecamente legate alla specificità del luogo in cui vengono presentate, in tantissimi luoghi nel mondo, compresa Napoli.

Daniel Buren
Daniel Buren, facciata del Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Strasburgo, 2014

Non resta che attendere il 24 Aprile (giorno dell’opening, ore 19.00-22.00) per immergerci nella realtà fantastica e ipnotica pensata dall’artista francese (in collaborazione con l’architetto Patrick Bouchain), in questo “gioco” che disegna una nuova relazione “fra il museo ed il suo pubblico, tra l’istituzione e la sua comunità”.

DANIEL BUREN. COME UN GIOCO DA BAMBINI,
LAVORO IN SITU, 2014-2015, MADRE, NAPOLI – #1
a cura di Andrea Viliani, Eugenio Viola
opening: 24 aprile 2015, ore 19.00
DAL 25.04 AL 31.08.2015
Lunedì / Sabato
10.00 – 19.30
Domenica
10.00 – 20.00

http://www.madrenapoli.it/mostre/daniel-buren-come-un-gioco-da-bambini/

 

Marina Borrelli

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