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La propaganda totalitaria secondo Hannah Arendt

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Nel 1951 viene pubblicato “Le origini del totalitarismo” di Hannah Arendt. La scrittrice tedesca di origini ebraiche offrì un contributo ad ora insuperato nell’analisi dei regimi totalitari, rendendo note al pubblico le dinamiche e i meccanismi della vita in uno stato totalitario, pagine in grado di procurare uno shock emotivo fortissimo ad ogni lettore. In questo articolo saranno esposti i tratti caratteristici della propaganda totalitaria.

ArendtNon potendo analizzare in un solo articolo l’intera opera, saranno presentati i tratti salienti della propaganda totalitaria, così come sono stati evidenziati dalla Arendt, per spiegare per quali ragioni la scrittrice tedesca distingue il totalitarismo dalle altre forme dispotiche di governo.

Le origini del totalitarismo per Hannah Arendt

1984

Innanzitutto occorre identificare quali sono gli stati totalitari. Per la Arendt soltanto due regimi possono fregiarsi, senza alcun onore, di questa etichetta: Germania nazista e Russia sovietica.

Il requisito primigenio per l’affermazione di un regime totalitario, per la Arendt, è la presenza della “massa“.

“I movimenti totalitari trovano un terreno fertile per il loro sviluppo dovunque ci sono delle masse che per una ragione o per l’altra si sentono spinte all’organizzazione politica, pur non essendo tenute unite da un interesse comune e mancando di una specifica coscienza classista, incline a proporsi obiettivi ben definiti, limitati e conseguibili” [1]

StalinI totalitarismi si appoggiano su masse apolitiche, le quali si rapportano con disprezzo verso i sistemi democratici, e si mettono, invece, nelle mani del leader carismatico, accettando la deriva totalitaria del suo movimento. Per affermare e mantenere solido il proprio potere, dice la Arendt, i regimi totalitari fanno largo uso della violenza.

“Quando il regime detiene il controllo assoluto, sostituisce la propaganda con l’indottrinamento e spiega la violenza non tanto per spaventare la gente, quanto per tradurre in realtà le sue dottrine ideologiche e le menzogne pratiche che ne derivano. Così, per esempio, in Russia esso non si accontentava di affermare, a dispetto dei fatti, che la disoccupazione non esisteva; aboliva i sussidi di disoccupazione come parte della sua propaganda.” [2]

L’uso della violenza da parte dei regimi totalitari è esplicito: esso non viene nascosto ma, dice la Arendt, viene rivendicato con orgoglio dai Nazisti e dai Sovietici. Questo in virtù della ragione che motiva il loro uso indiscriminato della violenza: entrambi non farebbero altro che rispondere a leggi superiori, vale a dire al materialismo storico per i Sovietici, e alle leggi di natura per i Nazisti.

La natura scientifica e profetica nella propaganda totalitaria

Hitler propaganda totalitariaEntrambi i regimi totalitari non avrebbero fatto altro che accelerare il processo naturale delle cose, destinato a portare lo Stalinismo o il Nazismo al trionfo totale.

I due movimenti insistono fortemente, quindi, su una presunta natura “scientifica” delle proprie affermazioni. A ciò si aggiunge il carattere mistico della propaganda totalitaria.

“La scientificità della propaganda totalitaria è caratterizzata dalla sua insistenza pressoché esclusiva sulla profezia, mentre le vecchie forme di propaganda politica si richiamavano al passato. L’origine ideologica appare chiaramente quando i portavoce dei movimenti pretendono di aver scoperto le forze nascoste che porteranno loro immancabilmente fortuna nella catena di fatalità.” [3]

I totalitarismi, per la Arendt, generano un forte fascino sulle masse perchè si presentano come movimenti infallibili, che hanno dalla loro parte la conoscenza della Verità con la V maiuscola. Le affermazioni della propaganda totalitaria sono delle vere e proprie predizioni del futuro con una presunta base scientifica.

Complottismo e totalitarismo

Questa Verità è il frutto di un processo di disvelamento del reale; in parole povere, i movimenti totalitari “smascherano” la verità fittizia dei regimi democratici, mostrando cosa si nasconderebbe, in realtà, dietro le parole della politica tradizionale.

Sfruttando teorie complottiste, dice la Arendt, che possono riguardare qualsiasi cosa, il Nazismo e lo Stalinismo creano una verità fittizia a cui le masse credono ciecamente.

“Quel che le masse si rifiutano di riconoscere è la casualità che pervade tutta la realtà. Esse sono predisposte a tutte le ideologie perché spiegano i fatti come semplici esempi di determinate leggi ed eliminano le coincidenze inventando un’onnipotenza tutto comprendente che suppongono sia alla radice di ogni caso. La propaganda totalitaria prospera su questa fuga dalla realtà nella finzione, dalla coincidenza nella coerenza.” [4]

Nulla può accadere per caso, secondo le masse di un regime totalitario. Complottismo e totalitarismo vanno di pari passo: la massa si rifugia dietro la comodità della convinzione per cui tutto è spiegabile, non riuscendo ad accettare l’accidente.

Protocolli dei Savi di Sion“I movimenti totalitari evocano un mondo menzognero di coerenza che meglio della realtà risponde ai bisogni della mente umana e in cui, mercè l’immaginazione, le masse sradicate possono sentirsi a proprio agio ed evitare gli incessanti colpi che la vita e le esperienze reali infliggono agli uomini e alle loro aspettative.” [5]

Le masse sono rassicurate dai regimi totalitari, che, con un’opera di semplificazione, indicano un’unica causa per tutti i problemi della popolazione: come, ad esempio, la cospirazione ebraica mondiale nel caso della Germania Nazista.

La cosa assurda è che il contenuto dei “Protocolli dei Savi di Sion“, falso che alimentò l’antisemitismo novecentesco, fu visto, dai Nazisti, come qualcosa a cui ispirarsi. Quel testo complottista rilevava la possibilità di dominare il mondo, possibilità che i regimi totalitari cercarono di non lasciarsi sfuggire… fallendo, per fortuna.

Davide Esposito

 

Note

[1] Arendt, A., Le origini del totalitarismo, Piccola Biblioteca Einaudi, Torino 2009, pag. 431

[2] Ibid., pag. 472

[3] Ibid., pag. 477

[4] Ibid., pag. 486

[5] Ibid., pag. 488

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